
A quattro anni da quel capolavoro che risponde al titolo di "Eppur si Muove", gli Haggard tornano a farsi sentire con questo nuovo "Tales of Ithiria". L'attesa è stata lunga e spasmodica per i fan della band tedesca e finalmente è terminata.
Quattro anni, però, son lunghi e fin dalla copertina ci si rende conto che qualcosa è cambiato. Questa volta a dare profondità a testi e musiche del gruppo di Asis Nasseri non troviamo, infatti, un concept di matrice storica, come nei precedenti incentrati su Nostradamus e Galileo, bensì una vicenda fantasy.
Nulla però è mai semplice quando si parla degli Haggard, quindi ecco la storia dipanarsi attraverso undici tracce che alternano canzoni e intermezzi strumentali e/o di narrazione. Un'opera imponente in cui ognuno degli strumenti che compongono questo numerosissimo gruppo (un'orchestra di una ventina di elementi per i pochi che ancora non lo sapessero) trova il suo spazio e il modo d'esprimersi. Riuscire a far coesistere tutti questi elementi, accostando musica classica e metal, voci maschili e femminili, pulite e growl, non è sicuramente facile. Gli Haggard però ci han abituato bene in questi anni, dimostrando di essere tra i migliori e più eleganti equilibristi della scena.
Forse, però, ci han abituato anche troppo bene. Questa volta, infatti, non tutto sembra incastrarsi alla perfezione.
Principalmente sono gli stacchi dedicati alla narrazione a togliere ritmo e atmosfera al disco. Gli intermezzi sembrano, infatti, un po' posticci e non del tutto amalgamati al resto delle composizioni. La tracklist perde quindi di capacità di coinvolgere l'ascoltatore che è spesso portato a "skippare" le tracce.
Sotto il profilo dell'equilibrio tra musica metal e classica, "Tales of Ithiria" sembra propendere (molto più dei suoi predecessori) verso la seconda componente. Il cantato growl, le chitarre elettriche e il basso si ritagliano uno spazio da protagonisti solo in pochi brevi frangenti, per il resto del tempo sono gli elementi dell'orchestra sinfonica a dettare legge. Le composizioni, inoltre, si sono orientate verso una maggiore ricerca di magniloquenza (seguendo, in questo, un po' l'hollywood metal dei nostrani Rhapsody of Fire), lasciando momentaneamente da parte le soluzioni più barocche del precedente "Eppur Si Muove". La sensazione generale è quella di un certo cambiamento (più che un'evoluzione) nel sound degli Haggard, vedremo se destinato a durare o solo frutto di un esperimento estemporaneo.
Per concludere, questo "Tales of Ithiria" è certamento un bel disco che sarà sicuramente in grado di far contenti i fan della band tedesca. L'alchimia che contraddistingueva il precedente "Eppur Si Muove", però, si è un po' persa. Il cd risulta, infatti, differente dal suo predecessore (e forse anche leggermente meno convincente) nell'approccio al rapporto tra musica classica e metal, oltre che un po' frammentario nel suo andamento, pur presentando perle di assoluto valore che dimostrano ancora una volta le grandissime capacità degli Haggard.
Tracklist:
01 The Origin
02 Chapter I - Tales of Ithiria
03 From Deep Within
04 Chapter II - Upon Fallen Autumn Leaves
05 In Des Königs Hallen (allegretto siciliano)
06 Chapter III - La Terra Santa
07 Vor Dem Sturme
08 Chapter IV - The Sleeping Child
09 Hijo de la Luna
10 On These Endless Fields
11 Chapter V - The Hidden Sign
Alex "Engash-Krul" Calvi
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Commenti dei lettori (17)
1) I testi non saranno "ricercati" come quelli di "Eppur Si Muove" ma ritengo che il concept album sia egualmente bellissimo e molto complicato.
Non so se Engash-Krul hai provato a tradurre i testi e/o ricostruire l'intreccio dell'intera storia ;)
Personalmente ci ho provato e solo con l'aiuto di qualche amico sono riuscito a capire a fondo la storia e ricostruire la logica consequenzialità degli eventi.
2) La musica Classica è si leggermente preponderante ma non ci vedo nulla di troppo magniloquente o addirittura di "Hollywood-Metal" !
Semplicemente questa scelta stilistica si adatta maggiormente al concept e alle vicende narrate nell'album.
3) Gli intermezzi medievaleggiati sono molto evocativi e non recano alcun fastidio ^^
L'unica pecca di questo ottimo album è " Hijo de la Luna". Canzone che non c'entra nulla con il concept e dalle sonorità troppo "dolci".
Tutto sommato Tales of Ithiria lo reputo un grande album e la band di Asis non m'ha per nulla deluso.
Nulla però è mai semplice quando si parla degli Haggard, quindi ecco la storia dipanarsi attraverso undici tracce che alternano canzoni e intermezzi strumentali e/o di narrazione. Un'opera imponente... etc."
le restanti sono, ovviamente, considerazioni personali e come a te la musica non ha comunicato nulla di magniloquente, io, invece, l'ho percepita in questo modo e gli intermezzi mi hanno un po' "tolto il ritmo" durante l'ascolto, facendomi desiderare di passare alla traccia successiva... questione di gusti e sensazioni, probabilmente :)
Dopo questa lunga attesa, però, perchè una recensione stesa in quattro e quattr'otto coronata da un banale 72 a un discone del genere ???
Consiglio caldamente al recensore in questione, con tutto il rispetto possibile, di riascoltarsi per bene l'album (uscito qualche 'mesetto' fa tra l'altro) e poi ritornare sul suo commento sbrigativo.
Dire che l'alchimia del sound Haggard sia andata persa in questo che è forse il loro album più maturo mi sembra un abbaglio colossale.
Fermo restando che, in una recensione, più della valutazione numerica contano le parole del recensore, ritengo ugualmente che 15 punti in meno rispetto a Eppur Si Muove siano eccessivi. Per il resto, mi trovo abbastanza d'accordo con il giudizio di Alex: anch'io ho avuto la sensazione che gli intermezzi fossero un po' "forzati" e disomogenei rispetto alle canzoni vere e proprie, soprattutto perchè, a differenza degli album precedenti, sono fondamentalmente tracce narrate (con l'eccezione della piacevolissima "In The Konigs Hallen").
Anch'io ho notato una certa vena più "pomposa", anche se a mio parere ancora molto lontana dalle produzioni dei Rhapsody (che pure apprezzo), e sono d'accordo sul fatto che, a questo giro, la parte metal sia più in disparte: non ci sono pezzi tirati come "The Observer" e la seconda parte di "All'Inizio è La Morte", e un po' mi spiace. Quanto a "Hijo De La Luna", è vero che è decisamente atipica e può stonare rispetto al resto dell'album, ma gli Haggard avevano già recuperato pezzi tradizionali riadattandoli al loro stile (ricordate "Herr Mannelig"?).
Concludendo, il voto è 80 perchè, sebbene inferiore ai due splendidi predecessori, mostra un songwriting efficace e ricercato, con tutti i marchi di fabbrica della band (soprattutto la mia preferita, "Upon Fallen Autumn Leaves"). Ora guardiamo fiduciosi al futuro, sperando di non dover attendere altri 4 anni.
Unico appunto (tanto per esser pignoli) alla recensione: se non sbaglio è uscito verso Agosto-Settembre 2008, e non nel 2009.
Ritornando al cd, e' sicurament emeno ruscito, ci sono dei passaggi che hanno di gia' sentito, e i "veri" pezzi, non hanno quel tiro che avevano le varie the observer, eppur si muove ecc, ne' l'atmosfera dei pezzi di awaking.
Come detto in recensione, credo che ci hanno abituato troppo bene, e in piu' si e' perso un po' l'effetto sorpresa.SEMPRE E COMUNQUE W HAGGARD!
Cortissimo, poi.
Nemmeno brutto eh, per carità, alla lunga si apprezza, ma che delusione da loro, sia per il concept che per gli intermezzi (talvolta pessimi).
Non mancano brani di notevole caratura, come Upon Fallen Autumn Leaves.
E la title-track, anche, che sembra debba esplodere da un momento all'altro (e invece non esplode mai) alla lunga ho imparato ad apprezzarla, specialmente dopo averla vista dal vivo.
Paradossalmente i momenti più riusciti sono quelli dopo la componente più metallica è meno presente. Dove è presente si notano spesso dei Deja-vu.
Ma altrettanto sicuramente Tales Of Ithiria non è un disco da buttare !
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