INTRODUZIONE:
A distanza di quasi due mesi dall’uscita nipponica arriva, finalmente, anche nei negozi italiani il quinto studio album degli
Angra; una delle più talentuose e fresche power, (non prog), metal band che questo genere abbia mai partorito. Reputo futile spendere troppe parole per descrivere quello che è accaduto nel 1998 con la dipartita di 3/5 degli elementi della line up originale dal momento che tutti lo sanno e che c'è già una biografia sul sito. Per questo mi permetto, scusandomi con Voi della brutalità, di riassumere il tutto in una riga:
Se
Fireworks, allora
Rebirth e
Ritual.
La "nova era" dei carioca dopo il discreto Rebirth è proseguita con classe con un bel mini intitolato Hunters And Prey e un grande doppio cd dal vivo: Live In Sào Paulo. Dopo mesi di durissimo lavoro, giunge negli store
Temple Of Shadows dove i brasiliani tornano a fare sul serio grazie al songwriting crescente di Kiko / Edu oltre a quello solito di Rafael autore di tutte le lyrics, peraltro bellissime.
Il concept album si concentra sulla storia di un crociato, (
Shadow Hunter è il suo nome), dell’XI secolo. Costui, mentre combatte la guerra Santa in nome del Papa, comincia a pentirsi chiedendosi se quello che sta facendo è giusto. Il suo è un percorso doloroso, e per nulla lineare, che comincia con l’incontro con un rabbino ebreo che gli apre gli occhi. Il crociato lotta con la chiesa cattolica, trova l’amore e non riesce quasi a dormire essendo assillato da domande senza risposta.
L'ALBUM:
Un quadro è formato da diversi elementi. E’ un insieme e, come tale, dovrebbe essere visto ed apprezzato nella sua totalità. Ciò nonostante l’occhio, al primo contatto, tende sempre a soffermarsi su alcune figure o oggetti che, per un motivo o per l’altro, catalizzano l’attenzione e dalle quali è estremamente difficile distogliere l’attenzione. Allo stesso modo ogni grande disco ha dei punti che danno il medesimo effetto al nostro apparato uditivo. Ci sono break, riff, solos, strofe, cantati e chorus che ti colpiscono fin da subito. Note che ami e che senti tue in quanto le reputi perfette e quando ciò accade lo capisci perché un brivido passa dietro la tua schiena. Il corpo ti avvisa che ha apprezzato. Ti ringrazia e nel frattempo la mente divaga…
Nella fattispecie il primo momento “magico” arriva in
Angels And Demons quando (1’27’’) al posto degli Angra sembrano entrare in scena i Judas Priest con un riffing esaltante e cattivo che ha evocato in me l’immagine di una lotta senza esclusione di colpi con in primo piano una sezione ritmica dannata e dirompente di Priester / Andreolli che lancia l’assolo. Durante
The Temple Of Hate, (special guest
Kai Michael Hansen alla voce), invece (2’54'') ho assistito, estasiato, ad una scalata verso l’alto e l’aria evocata da solos fulminei che sbattono contro il riffing ostile ed inesorabile nelle sua furia incostante. In un continuum le orchestrazioni in stile “Carolina IV” (cfr. Holy Land) sembrano gridare alla libertà duramente conquistata. E che dire del solos combattuto, ed in continuo movimento, (5’10’’) alla disperata ricerca del suo sound che illumina
The Shadow Hunter? E’ incredibile come le noti allegre, veloci e decise, in un istante si tramutino in sonorità più cupe riuscendo a farci capire l’animo tormentato, ed estremamente dibattuto, del crociato. In
No Pain For Dead riesce difficile non rimanere colpiti profondamente dalle strofe iniziali (0’21’’) che ci deliziano per un minuto. Questa volta è la voce di Edu, in perfetta simbiosi con le orchestrazioni, che ci coccola e ci culla; è una coperta calda in inverno, un tranquillo oziare in primavera, una fresca brezza in estate ed un tiepido sole in autunno. Ascoltando
Wings Of Destinations (special guest
Hansi Kùrsch) subito dopo la pausa ipnotica (3’44’’) si può assistere al risveglio della canzone. La sezione ritmica, (superba), scalcia nel vero senso della parola. Non sembra anche a Voi che il pezzo si "stiracchi", come ognuno di noi fa quando si alza la mattina? Man mano che i secondi passano, sulla scia di ottimi acuti, il tempo prende forza e vola verso lo Speed metal in una corsa forsennata ed incredibile che non dà scampo essendo sottolineata senza forzature dal solo. L’ultimo punto superlativo del disco è rappresentato, a mio parere, dal lento folcloristico e melanconico
Late Redemption che, nel finale, (3’56’’) sfodera un chorus dalle linee melodiche magnifiche durante le quali le backing vocals brasiliane dell'illustre
Milton Nascimento offrono una prestazione superiore. Un fiume di dolcezza tra orchestrazioni accentuate che colpiscono e rimangono impresse a fuoco.
Una volta sviscerata la figura principale ed il cuore di un quadro il passo logicamente successivo è quello di osservare ciò che ruota intorno ad essa: i paesaggi, gli altri personaggi, i colori e le sfumature sono fondamentali per far si che il dipinto sia apprezzato nella sua totalità.
In Temple Of Shadows il “contorno” agli istanti sublimi che ho tentato di descrivervi è fuori dall’ordinario. L’opener
Spread Your Fire è una speed metal track semplice ma riuscitissima, (ricorda non poco
Carry On), che dal vivo porterà devastazione.
Wishing Well è un’aria orchestrale che regala pace.
Morning Star cambia e, dopo un’atmosfera innocente e paradisiaca iniziale, trova lo spazio per uno sfogo Heavy Metal. Molto riuscito, (anche se preferisco Late redemption), e toccante il lento
Sprouts Of Time mentre il pezzo strumentale conclusivo,
Gate XIII, è il tripudio della musica classica.
Il terzo passo una volta che si è osservata e capita la tela si espleta con la ricerca nei confronti dell’immancabile elemento che, a nostro avviso, stona con tutto il resto. C’è sempre, infatti, qualcosa che non ci piace, che non ci convince del tutto o che apprezziamo realmente solo in parte.
Io credo che l’unico filler o mezzo passo falso del disco possa essere rappresentato da
Waiting Silence. Un brano che viaggia tra sonorità cattive ed altre più sperimentali senza tuttavia lasciare il segno del suo passaggio sebbene sia di piacevole ascolto.
Il quarto step che bisogna fare, se la foga iniziale ce lo aveva impedito, è guardare la cornice e tutto quello apparentemente non essenziale come la qualità della tela, dei colori e dei pennelli usati dall’autore.
La cornice in Temple Of Shadows può essere rappresentata dalla fantastica cover ecclesiastica e curata, dal booklet ordinato e ricco, dalla confezione digipack estremamente professionale e pratica che racchiude in una morsa il cd e DVD. La tela sono invece i testi profondi che non hanno paura nell’affrontare temi di un certo spessore con un linguaggio vario e citazioni in latino. I colori usati e i pennelli sono gli strumenti del “Maestro”: la produzione potente, precisa ed assoluta che esalta al meglio il lavoro.
Una volta fatto tutto ciò bisogna riguardare il quadro. Guardarlo nella sua interezza, carpirlo e giudicarlo in maniera obiettiva “sentendo” le emozioni che esso suscita.
CONCLUSIONE:
Musica di qualità pressoché totale. Power! Si avete capito bene. Power Metal sublime con influenze Speed, Heavy, Prog, Folk ed Orchestrali. Un cd per sonorità lontano da
Holy Land, diverso anche da
Angels Cry e
Fireworks ma anche dall’ultimo onesto e piacevole
Rebirth. Nonostante ciò Temple Of Shadows risulta essere fortemente Angra perché incarna quella voglia di cambiare sound offrendo un prodotto vario e qualitativamente ineccepibile. Dopo Rebirth ed il Live Edu ha, secondo il sottoscritto, cantato stupendamente libero dai confronti con Matos e Kiko ha dimostrato quanto possa essere importante il suo apporto nel songwriting mentre la sezione ritmica è stata semplicemente sensazionale. Concludo facendo un plauso ai carioca per come hanno saputo adattare il loro sound agli illustri ospiti che hanno arricchito con brani davvero stupendi (Temple Of Hate e Wings Of Destinations su tutte) il concept.
Se mi avete seguito nella mia recensione ascoltate ora Temple Of Shadows unendo tutti i punti che ho cercato di sottolineare. Lo “vedete” ora? Non trovate che sia un vero e proprio capolavoro? Io si!
NOTA: Acquistando la Limeted edition al modico prezzo di 16,90 euro (variabile di 2/3 in tutta Italia) oltre al suddetto cd si potrà godere della versione integrale del DVD Live In Sào Paulo di foto inedite, video e immagini quotidiane della band.
TRACKLIST:
1. Deus Le Volt!
2. Spread Your Fire
3. Angels And Demons
4. Waiting Silence
5. Wishing Well
6. Temple Of Hate
7. The Shadow Hunter
8. No Pain For The Dead
9. Wings Of Destinations
10. Sprouts Of Time
11. Morning Star
12. Late Redemption
13. Gate XIII.
Commenti dei lettori (135)
1) Il suono: la band crea brani elaborati, infarciti da mille interessanti idee, ma quello che manca è il feeling della Grande Song, i brani dell'album mi hanno catturato subito, ma nn hanno retto ai ripetuti ascolti, troppo elaborati, troppo pensati.
2) Falaschi: mi spiace ma la sua voce nn convince, sembra che tenti di rifare Matos, in alcuni pezzi (tipo angels e spread) sembra che stona, da quanto la sua voce nn si amalghi con le sonorità, mi spiace ma la sua prova nn è convincente, mi ha quasi ricordato il Blaze di Virtual XI, che nn riusciva ad esprimersi su pezzi scritti per Dickinson, ecco quello che penso, questo album nn stato fatto x la sua voce potente ma grezza.
3) La Produzione: il sound di Temple nn all'altezza, quando sento le doppia grancassa sento solo un rumore fasridioso, in alcuni punui ritmiche e orchestrazioni nn vanno di pari passo.
Paradossalmete al primo ascolro gridai al CAPOLAVORO, ma dopo il quinto nn mi diceva nulla, vedendo solo difetti che pregi
P.S.: A proposito, quand'è che esce il nuovo Shaman ??? Avevo letto in un'intervista di Metal Hammer che sarebbe uscito a Ottobre 2004.... Vabbè aspetterò anche questo con (im)pazienza....
A corredo di un disco del genere poi, ci sono un concept interessante e sopratutto ben sviluppato, un booklet ed un artwork che sono pura emozione per gli occhi e dei super-ospiti con relativa super prestazione (senza nulla togliere alla bravissima Sabine e la vecchio caro Kai, mi ha impressionato molto Hansi Kursh e il suo "nuovo" modo di cantare. Giudizio a parte per Nascimiento che con la sua voce riesce a trasmettere perfettamente quel sentimento che i brasiliani chiamano "saudade"). Aggiungeteci un DVD con un'ora e quaranta minuti di concerto, compreso nel prezzo. Cosa chiedere di più?
Quando vengono in tour? Io sono già lì (se ho preso la patente, of course :D).
Winter.
Riguardo all'album...bhè che dire!!Fivic ha scritto tutto...è un ottimissimo album..ma c'è un qualcosa che non me lo fa definire capolavoro..ma lo sfiora.. :( peccato..
Riascolterò!!
Credo che almeno lo ascolterò...
??? riffing alla judas priest??? come ho fatto a non farci caso.... meglio tornare ad ascoltare con più attenzione...
Diviene così sottile la linea per la quale una persona può definirlo un'opera d'arte oppure una semplice ma ben fatta copia di un capolavoro del passato e io punto il mio sguardo su questa seconda analisi.
Mi spiace non essere riuscito a farmi convincere ne da disco ne da recensione (per altro bellissima) ma onestamente vedo Temple of shadows con un altro occhio rispetto a quello di Paolo.
dopo questa premessa devo ammettere che l'album non è quel gran capolavoro.
è un ottimo disco, per carità, al di sopra delle uscite di power metal, ma non trov classe in q
gli arrangiamenti in certi momenti sono troppo "pieni" e quindi confusi (ad es.nelle prime due tracks) e le parti "tribali" sono già state sentite e risentite mille volte oltre che nel capoavoro Holy land e nel bel Ritual, anche in album di gruppi minori (ad es. nei cugini Eyes of shiva).
un ultimo appunto: non ho capito gli ospiti Hansen (ke canta così così in un pezzo) e Kursch. che senso hanno?
Parlando dell'album, confesso che è un album magnificente. Ti lascia addosso quella sensazione che si prova quando entri in quelle maestose cattedrali ricche di storia e di raffinatezza. Ci si sente dentro un gioiello, quasi incapaci di osservarlo tutto con soli due occhi (o orecchie insomma). Ricercato e riuscito sia nel sound che nella produzione, la limited edition ha un prezzo da farla definire imperdibile. Nonostante i miei elogi però qualche neo, personalmente, resta...
In primis, le strutture progressive che in Rebirth c'erano, ma già non troppo consistenti, qui si assottigliano ancor più. Non sono né lo scheletro né la carne dell'opera, ma solo un piacevole contorno ornamentale, come a dire "il regalo è bellissimo, impacchettiamolo con la carta da regalo più elegante che abbiamo". Personalmente, nostalgico di album come Angles Cry, questo è un punto dolente.
Seconda voce negativa: lo so, non ci si può fare niente, ma nonostante le ottime doti, che per altro si prestano al sound offerto, niente e nessuno riesce a rimpiazzare l'ugola di André Matos, non c'è nulla da fare!!!
Il giudizio è ovviamente eccellente, anche perché amando molto il power, devo dire che di dischi belli come questo, non ne ho sentiti in giro da lunga data!! Va inoltre dato atto ai nuovi Angra di aver saputo offrire un rinnovamento nell'interpretazione degli stilemi standardizzatissimi della scena power, unendo questà peculiarità ad una capacità di songwriting davvero ottima (considerando anche concept e lyrics).
Sì, grandissimo album! Ma capolavoro, beh non lo so, non mi sbilancio. Ma come si sa, quando il voto sale molto, il discrnimento tra capolavoro o non-capolavoro è questione prettamente soggettiva.
TheBlind(Guardian)
spero che il concerto di febbraio lo spostino da quel buco del rainbow...si meritano di meglio
Up The Irons!
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