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recensito domenica 04 novembre 2007 alle 00:00 da Giuseppe Abazia
The Blue
 

The Blue


Novembre
2007, Peaceville Records
Gothic
Voto della redazione

Ad un solo anno di distanza dal bellissimo Materia, i Novembre hanno già approntato il successore di quell'album così atteso, che andava a rompere un silenzio durato diversi anni; il 2007 ha portato anche un rinnovamento in line-up, dato che lo storico terzetto formato da Carmelo Orlando (voce, chitarra), Giuseppe Orlando (batteria) e Massimiliano Pagliuso (chitarra) è adesso affiancato da Luca Giovagnoli, che va a coprire un ruolo, quello del bassista, che da un po' di tempo non aveva un occupante fisso. Materia aveva segnato il debutto per la label Peaceville, ed aveva evidenziato, oltre che ad un lirismo poetico straordinario, un generale alleggerimento del sound, che, quasi completamente spogliato delle sue asperità vocali, poneva maggiormente l'accento sulle atmosfere oniriche e delicate che da sempre accompagnano la musica dei Novembre, andando a richiamare più un'antica perla come Arte Novecento che non gli album immediatamente precedenti.

Il titolo del nuovo album, The Blue, ci riporta alla mente il mare, elemento che fin dai tempi di Wish I Could Dream It Again / Dreams D'Azur ricorre spesso nelle atmosfere novembrine, quel mare enigmatico e impenetrabile che pochi gruppi sanno rievocare bene quanto loro; un mare stavolta più agitato e inquieto, come un tuffo nel passato di questa poliedrica band, che riemerge ancora una volta dalle acque col suo bagaglio di poesia, di eleganza, e di malinconia. The Blue sancisce il ritorno dei Novembre alla pesantezza che aveva contraddistinto lavori come Classica e Novembrine Waltz, andando a recuperare quelle radici estreme che avevano contribuito a forgiare il sound del gruppo. Torna quindi in grande stile lo scream, che mai era stato così potente, pieno e corposo, e che va ad intrecciarsi con delle vocals pulite come sempre contraddistinte dal personalissimo timbro di Carmelo, la cui voce va talvolta a toccare tonalità anche piuttosto alte, denotando un'estensione ancora migliore che in passato. Notevoli miglioramenti anche dal punto di vista della produzione, che senza sacrificare nulla in pulizia e limpidezza, si presenta ora più potente e pesante, quasi a sottolineare il tono più oscuro dell'album. Oscurità evidenziata anche da una batteria che non teme di accelerare quando necessario (andando a richiamare gli episodi più violenti di Wish I Could Dream It Again / Dreams D'Azur), e da una chitarra solista quanto mai presente e generosa di fantastici assoli. Ma chi dei Novembre apprezzava la vena più acustica e delicata non tema: la maggiore pesantezza di The Blue nulla toglie a quello che da sempre è uno dei maggiori punti di forza del gruppo, ossia la capacità di far volare l'ascoltatore sulle leggere ali della più intima riflessività, accompagnato da ricordi forse sfuggenti, forse malinconici, ma profondamente nostri, che forme artistiche come la musica dei Novembre aiutano a tornare prepotentemente in superficie, estasiati dalla pura forza emotiva di cui le note composte da Carmelo, Giuseppe e co. si fanno portatrici.

L'opener Anaemia, col suo mix di pesantezza e melodia, costituisce una vera dichiarazione d'intenti su ciò ci attende, e tale potenza viene ripresa anche nella successiva Triesteitaliana, ma è Cobalt of March a calmare le acque - almeno inizialmente - con la sua melodia dolce e malinconica. Ancora, altri highlights dell'album sono Architeme, con la sua parte centrale di blastbeats e urla immediatamente seguita da una conclusione acustica di grande atmosfera, e la successiva Nascence, che le si contrappone con la sua tristezza, messa in risalto anche da una voce femminile che di tanto in tanto fa da contraltare a quella di Carmelo. Ma sono da segnalare anche Cantus Christi, dove spicca uno scream dalla potenza inaudita, la splendida e autocitazionistica Zenith (che riprende una melodia e parte del testo di Come Pierrot da Novembrine Waltz, e durante la quale viene utilizzato persino il flauto), o ancora Argentic per i suoi esotici arpeggi di chitarra e per la sua particolare atmosfera. Un album compatto e qualitativamente costante, dunque, dove gli episodi citati rappresentano solo alcune delle perle di un platter praticamente privo di punti deboli.


I Novembre, con The Blue, hanno dimostrato ancora una volta - nel caso non fosse stato già abbastanza palese - di essere una delle migliori realtà italiane, un assoluto vanto per il nostro paese; un gruppo che nel corso degli anni è stato in grado di creare un sound unico, inconfondibile e tuttora inimitato, e capace di veicolare forti emozioni con ognuno dei suoi album. The Blue ci invita di nuovo ad "impazzire in un mare dorato", un mare che, dopo la quiete di Materia, è ora in tempesta. E come rifiutare una tale proposta, quando si presenta di così elevata caratura musicale e concettuale?

Giuseppe Abazia

Tracklist:
01 - Anaemia (04:34)
02 - Triesteitaliana (04:53)
03 - Cobalt of March (06:01)
04 - Bluecracy (06:06)
05 - Architheme (04:51)
06 - Nascence (04:33)
07 - Iridescence (05:12)
08 - Sound Odyssey (05:31)
09 - Cantus Christi (06:46)
10 - Zenith (07:09)
11 - Argentic (05:27)
12 - Deorbit (06:24)

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11 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
nightforce (04/02/2008 18:03)
0
Sono straordinari...capacità tecniche, atmosfere oniriche che nessun altro è in grado di evocare...il miglior gruppo metal italiano, restando nell'ambito estremo.
colmax (05/02/2008 14:37)
0
Ancora una volta un gran lavoro di Carmelo & Soci, l'album in questione mi risulta il meno immediato della loro fantastica discografia, a causa forse dei brani che in ques'ultima fatica risultano essere molto più articolati rispetto ai lavori passati. La non immediatezza comunque, non va a scalfire minimamente il susseguirsi di emozioni che brano dopo brano accompagnano l'ascoltatore. A mio modesto parere comunque, un pelino peggio di Materia (per me il capolavoro assoluto).
kinslayer (08/02/2008 15:54)
0
Non riesco a smettere di ascoltarlo, ogni volta si trova una sfaccettatura diversa, gli arpeggi acustici sono un contraltare perfetto per le atmosfere più rabbiose del disco. Anche nei punti più estremi permane una raffinatezza, un'eleganza di fondo che riassume sicuramente lo stile intimo e insieme e l'impetuosa classe della band. Il migliore disco metal italiano del 2007. Punto.
emanuele (17/02/2008 16:45)
0
è bellissimo
DarkEremita (18/02/2008 17:24)
0
Orgoglio italiano e l'album dei Novembre che preferisco
sly* (09/03/2008 18:39)
0
Chi ha ascoltato “The Blue?”

Dopo un paio di mesi torno nel topic dei Novembre perché finalmente ho ascoltato “The Blue” , anche se invece di dare un giudizio affrettato ho preferito addentrarmi nel profondo dei 12 meandri blu. È inconsueto però che il nuovo Platter del Combo Italiano , ormai uno dei nomi più importanti del pantheon metallico , ultimato a così poca distanza dal pluriacclamato “Materia” .Già la bellissima cover, plasmata dalle mani esperte di Travis Smith ,riesce a tuffarci immediatamente nelle vitree tonalità del Quintetto : Un fulgido e turchese scenario metafisico anche a livello inconscio , che resiste all’inesorabile scorrere del tempo . Il sesto Tomo dell’Ensamble capitolino dimostra un accesa volontà di cambiar pelle con un cambio deciso. Allontanandosi dalla rarefatezza aperta del suo predecessore i Nostri si avvicinano alla furia ed all’irruenza quasi adolescenziale dell’ ottimo “Classica”(2000) , apprendendone gli oscuri ed arcani segreti. . Inoltre
non mancano inaspettate venature progressive , che li avvicinano sempre di più ai cugini svedesi Opeth. Le 12 creature si snodano attraverso labirintiche contorsioni , sulla quale si stagliano le magistrali modulazioni di Carmelo , che alterna l’affondo raschiato del growl alla dolcezza carezzevole del suo cantato pulito, a tratti davvero simile ad una triste nenia. Purtroppo i suoi oltre 67 minuti di durata non riescono a risultare coinvolgenti come dovrebbero ,avvolgendoci in una spirale di inconcludenza, nonostante i numerosi ed attenti ascolti. È paragonabile in un certo senso ad “How To A Measure A Planet?”(non a livello di sonorità vero e proprio ovviamente ma a livello di songrwitting) , coraggioso lavoro dei The Gathering: Un lavoro di transizione che presenta ottime idee e novità ma dove l’ispirazione passata sembra essersi dissolta nell’aria a favore di un infinito dilatarsi. Soltanto la bellissima “Architheme”, che svetta su tutte , riesce a competere ad armi pari con l ‘inarrivabile voce piangente di “Nostalgiaplatz” e “My Starving Bambina” e il muro in perenne ombra di “Onirica East” . Per carità ,ci troviamo al cospetto di musica sopra la media ( lo dimostrano brani come l’accattivante “Bluecracy” , la sfuggente effusione di “Iridescence” e “Sound Odyssey “ e il fascino strumentale di “Zenith” (che ricorda vagamente “Winter 1941” meno melanconica ) ,ma non posso fingere che mi aspettassi di viaggiare ancora ai confini del sogno e della tristezza.


Purtroppo il viaggio è riuscito solo a metà.
Vittorio76 (14/06/2008 00:42)
0
Un altro ottimo album, anche se gli preferisco leggermente Novembrine Waltz e Materia
sundin (03/08/2008 13:04)
0
Grandissimi, come sempre sanno regalare emozioni uniche. A mio avviso pochi gruppi riescono a tenere un livello qualitativo simile, tenendo conto che è passato solo un anno dall'ottimo Materia.
**SeNteNceD** (28/08/2008 20:39)
0
Stupendo album come sempre...anche se non un capolavoro assoluto al pari di "Materia" e "classica"..forse perchè a tratti un po' omogeneo..e forse perchè trovo lo scream di Carmelo a volte un po' troppo fuori dal contesto dell'atmosfera che ricrea la loro musica.

Zenith è un capolavoro assoluto..magia allo stato puro.
emanuele (30/11/2008 18:06)
0
è proprio bello
Xtatrank (28/03/2009 18:05)
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Ottima prova, ancora una volta non hanno deluso!
11 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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