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recensito domenica 06 ottobre 2002 alle 00:00 da LeatherKnight
The Deluge
 

The Deluge


Manilla Road
1986, Black Dragon
Heavy
Voto della redazione

No, non ci possono essere dubbi: "The Deluge" più che un semplice album, in realtà, è una delle massime espressioni e del movimento Epic Metal e della tradizione epica degli ultimi secoli.
L'album di per sè si presenta come un'opera non poco complessa, sia per l'intricata struttura musicale che per le atmosfere e le visioni evocate dal Trio e sprigionate dai testi (molto più profondi di quanto possono già sembrare ad una prima occhiata).
Il livello di "struttura epica" è così alto in questo disco che, realmente, un qualunque appassionato di Letteratura Epica può trovare una grandissima fonte di riflessione e studio; in pratica in questo disco, oltre ad essere travolti fisicamente da una colata d'acciaio roboante, la vostra mente potrà rivivere (in chiave moderna, si intende) la magia, il pathos di un vero racconto epico con le medesime caratteristiche strutturali e connaturali di poemi come l'Odissea, l'Eneide o le cronache di Gilgamesh.
Sommariamente l'album, seppur non sia un vero e proprio concept, ha come tema principale (riscontrabile nell'analisi di ogni testo) la distruzione nelle sue varie forme (e scusate se è poco…).

Il compito di dare fuoco alle polveri spetta a "Dementia", pezzo molto sostenuto, per certi versi abbastanza inusuale per i 'Road, caricato di grande epicità dalla voce (stavolta più compatta) di Mark Shelton.
Le ritmiche si "ammorbidisco" parzialmente nella successiva "Shadow in the Black", la cui parte introduttiva è sorretta dall'onnipresente potenza evocativa delle vocals, accompagnate da arpeggi incantatori ed un sommesso drumming in secondo piano. In seguito il brano esplode in una fiammeggiante cavalcata ultra eroica, dominata dalle articolate guitar lines del buon Mark, che testimoniano in pieno i grandi passi avanti della band sul piano tecnico-compositivo album dopo album.
Le successive "Divine the Victim" e "Hammer of the Witches" rappresentano i due epidosi meno tirati e più brevi di "The Deluge". Se nella prima (incentrata sulla figura di Giovanna D'Arco) predominano ritmiche dinamiche ed un'atmosfera fortemente evocativa, nel secondo caso invece ritornano alla mente i Manilla Road di Crystal Logic per la strutturazione grezza e cupa del brano.
A questo punto subentra "Morbid Tabernacle", brano strumentale dalle forti tinte oscure eseguito col sintetizzatore, efficace espediente per spezzare i toni densi di pathos che sin ora hanno accompagnato l'andamento del disco.
Inoltre i connotati oscuri e misteriosi si sposano benissimo con la seguente "Island of the Dead", un brano molto epico e cupo in pieno stile Manilla Road, caratterizzato da un refrain emozionante con la voce di Mark Shelton ancora protagonista. I ritmi ritornano di nuovo serrati e l'atmosfera oscura con l'epicissima "Taken by the Storm", eroico preludio alla titletrack-capolavoro: "The Deluge", stupenda saga apocalittica (fortemente didascalica) che narra la nascita e caduta della mitica città di Atlantide. Davvero qui i Manilla Road danno il meglio di sé…ascoltate per credere!!
La conclusione è affidata alla durissima "Friction in Mass", in cui le chitarre seguono percorsi molto tortuosi rendendo difficile l'ascolto agli "inesperti"; tuttavia, una volta assimilato il sound del gruppo ed in particolare le novità di questo disco, l'intero album apparirà meno caustico, incluso questo grandioso inno alla ribellione che contiene forse uno dei passaggi lirici più meravigliosi dell'intera carriera dei Manilla Road.
Conclude (come "concept" vuole) la seconda strumentale del disco "Rest in Pieces", in cui le articolatissime guitar lines si scatenano nel creare un brano spaventoso per precisione tecnica e carica emotiva.
 
…perché ho stilato tutta questa descrizione (logicamente sommaria e a scopo esclusivamente indicativo)? Bhè, per dare una semplice idea della grandezza di questo disco e della profondità della personalità di questo storico gruppo degli anni 80, che ha dato veramente tanto al Movimento Epic e continua a mantenere viva la Fiamma del Culto del Metallo. Se siete un po' curiosi e non avete ancora ascoltato nessuna release dei Manilla, sconsiglio caldamente di partire con questo Lp! Sarebbe meglio procedere gradualmente, in modo cronologico, così da inglobare prima le varie caratteristiche stilistiche del gruppo e poi, dopo qualche anno in cui avrete vissuto-sognato-respirato Metallo Epico, potrete avventurarvi pienamente nell'ascolto… o per meglio dire…nel vivere "The Deluge".

In occasione della ristampa su cd la nostrana Underground Symphony ha ben pensato di stampare in edizione limitata (500 copie se non vado errato) il vinile in picture disk…gran bella storia! Il cd invece, corredato con un nuovo artwork ed una bonus track (estratat da "Live Roadkill"), rende giustizia alla grandiosità di questo album presentandosi in una stupenda edizione in digipack.

Leopoldo "LeatherKnight" Puzielli

01) Dementia
02) Shadow in the Black
03) Divine Victim
04) Hammer of the Witches
05) Morbid Tabernacle
06) Island of the Dead
07) Taken by the Storm
08) The Deluge
09) Friction in Mass
10) Rest in Pieces

bonus track (ristampa su cd Underground Symphony)
11) Dementia (live)

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13 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
ale (14/10/2002 12:17)
0
EPIC METAL,EPIC METAL,EPIC METAL(con la E maiuscola,anzi con tutte le lettere maiuscole...)
Enzo (23/05/2003 16:34)
0
Come nei 2 album precedenti, la vena artistica di Shelton è impressionante. Credo che lui sia un filosofo/scrittore che la musica ha fatto per sempre suo strappandolo all'arte cartacea. E' un poeta, un narratore. Canzoni come The Deluge, come Leather dice, sono davvero autentici poemi. Tale complessità musicale, tale complessità spirituale trasmessa nelle liriche raggiunge dei picchi tanto alti da elevare questo album ad un monolite che ha arricchito tutto il genere heavy metal di pura finezza culturale/compositiva. Incredibile.
attila (19/09/2003 15:27)
0
Impressionante,è raro trovare un disco di tale caratura nel mondo della musica.
Drake (11/11/2003 23:10)
0
The Deluge è la più bella, epica e ambiziosa canzone dei Manilla Road. Questo disco è superbo!
Metal Warrior '86 (02/01/2004 15:47)
0
Un gradino sotto il Capolavoro "Open the Gates"
The Dark Alcatraz (09/04/2004 00:41)
0
Descrivendo e commentando i tratti di questo incredibile The Deluge, a parte rimanere letteralmente ammirati dalla grandezza del Trio, c'è veramente poco da fare e da dire... c'è invece moltissimo da ascoltare! Ci troviamo davanti ad un vero e proprio colosso di Epic Metal, uno dei ( più ) validi motivi per cui è meraviglioso sentirsi parte del mondo del Metallo. Ogni singolo suono, ogni singola battuta, ogni singola parola ha un suo significato ed una sua collocazione all' interno della struttura complessiva dell' opera ( perchè è davanti ad una vera e propria opera artistica, che ci troviamo innanzi ), come a voler ricreare un suggestivo ambiente di luci immagini e colori partoriti dalla fantasia dell' ascoltatore!
Che capolavoro!
cossu (27/09/2004 21:50)
0
L'album più pagano dei Manilla Road. La parte centrale è dedicata alla morte per fuoco, in particolare al fuoco distruttore e purificatore che che venne usato in Europa per sconfiggere paganesimo e eresie di ogni sorta da parte di chi combatteva per affermare il cristianesimo di Paolo di Tarso ("Ecclesiastic fire from hell"). In altri pezzi è invece l'elemento dell'acqua a focalizzare le tematiche, elemento che in tutte le culture indoeuropee (e non solo) è collegato all'Abisso, all'Oscurità e all'Oltremondano (Shadow in the Black, Isle of the Dead); ma l'acqua è anch'essa elemento di distruzione, o meglio di passaggio e rinascita, ritorno allo stato primigenio e inizio di un nuovo tempo, come tutte le storie sul diluvio (The Deluge) raccontano. E poi c'e la fine definitiva apportata dal fuoco, dalla grade conflagrazione cosmica. Friction in Mass ha passaggi lirici immensi.
Se a questo mondo ci fosse un po' di giustizia, questa opera sarebbe studiata a scuola. Uno dei metal album più grandi di sempre.
"Knights of the Well
stand strong and fight
Sons of the Wheel
make their last stand"
miklos (28/04/2005 22:07)
0
Un grande album di uno dei gruppi più sottovalutati di sempre
WarMaster (24/12/2005 08:18)
0
Signori e signori i manilla road!!!! fino a court of chaos è la carriera piu bella che io abbia mai visto in assoluto, purà epicità attitudine e METALLO! grande Shelton!!! come si fa a dare 100 ai grabe digger e non 100 ai dischi dei manilla!!!!!!
Wildchild_of_Bodom (06/06/2006 23:11)
0
concordo appieno, è fantastico!! Divine Victim la amo
swank (10/08/2006 13:55)
0
Acquistati per curiosità vintage solo dopo due ascolti è già capolavoro (con album del genere ne occorrono altri?)
Shelton ha voce magnifica, adatta alle atmosfere che la musica crea. Voce da vero narratore, da bardo, a tratti ricorda un Fish dei Marillion più malato.
La gioia è calata nello scoprire che esistono album come questo!!!!!

Another victim
Of Christianity!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Mark_of_the_beast (23/01/2007 02:38)
0
Il CAPOLAVORO metal per eccellenza!!! La title track nelle sue tre parti è solo la gemma più lucente di questo inestimabile tesoro musicale.
Cossu, hai tutta la mia stima e il mio rispetto.

Keep the hammers raised high and don´t lose your faith!
Mark_of_the_beast (23/01/2007 02:44)
0
100 e lode, se possibile!!!

Flood of destruction
Remembered by all
Though most have forgotten
Atlantis' Fall

13 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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