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recensito mercoledì 31 maggio 2006 alle 00:00 da Stefano Risso
The Goat Of Mendes
 

The Goat Of Mendes


Akercocke
2001, Peaceville Records
Death
Voto della redazione

Ricordo bene il primo pensiero venutomi in mente dopo aver ascoltato The Goat Of Mendes per la prima volta, un pensiero focalizzato sull'estremismo sonoro e concettuale che questo dischetto riusciva a trasmettere e a sbattere in faccia all'ascoltatore. Ora, dopo molteplici ascolti, posso dire che la freschezza di quella primitiva intuizione è più viva che mai, e arde sempre più ogni volta che mi accingo a questo album degli Akercocke.

Sì perchè The Goat Of Mendes è un turbinio di metal estremo in cui non è lasciato spazio all'immaginazione, un'opera votata interamente al Maligno e alla sua invocazione. Caproni, ancelle che si concedono a fantomatici sacerdoti dalla testa caprina, e simboli esoterici, fanno da contorno a un inferno sonoro in cui, come da tradizione Akercocke, vengono proposte tutte le sfumature proprie dell'estremismo sonoro, andando a toccare punte di violenza ed emotività pericolosamente accattivanti. Davanti ad una proposta del genere sembra fuori luogo andare a elencare ogni cambio di regime, dal death tecnico al brutal, dal black metal più freddo sino ai lidi caldi e confortanti di melodie evocative, molto meglio lasciarsi trasportare dallo scorrere dei brani; assaporare e comprendere la difficile proposta dei nostri, che, seppur commettendo ancora qualche peccato di presunzione, trascende da una fredda analisi tecnica di tutto quello che contiene, preferendo il lato più oscuro e impalpabile della sensibilità musicale di ognuno di noi.

Dopo il debutto non troppo esaltante avuto con Rape of the Bastard Nazarene (del 1999), gli Akercocke compiono un notevole passo avanti andando a consolidare i punti di forza del proprio sound: la commistione di tutte le influenze musicale citate pocanzi lasciate fluire liberamente, secondo uno schema logico molto ben architettato, andando a delineare con il passare dei minuti immagini angoscianti con la licenza di abbatterci con tutta la violenza e l'emotività possibile. Quindi qualcosa di non facilmente realizzabile a mio avviso, per la quale necessitano notevole ispirazione e padronanza della materia per poter amalgamare adeguatamente il tutto. E qui vengono le uniche note dolenti di The Goat Of Mendes, dal momento che gli Akercocke non riescono ancora a dosare per bene le sfuriate chitarristiche del duo Jason Mendonca e Paul Scanlan, a volte troppo prolisse o poco incisive. Una mancanza di esperienza che verrà successivamente colmata fino alla realizzazione del capolavoro Words That Go Unspoken, Deeds That Go Undone.

Un lento percorso verso un'eleganza espressiva che ha al giorno d'oggi ben pochi eguali, che mantiene però intatta la radice più aggressiva e barbarica di questo album. Un disco che manifesta alcuni punti deboli dettati più dalla voglia giovanile di "strafare" che dalla reale mancanza di capacità. Un ghigno malefico vi si stamperà in viso dopo l'ascolto di Of Menstrual Blood And Semen (sovrastrutturata, un maelstrom sonoro pregevolissimo) e di A Skin For Dancing In, tra le ottime variazioni vocali del frontman Mendoca si passa da brani dotati di un fascino morboso (e di testi dissacranti curati dal batterista David Gray) come Horns Of Baphomet e Infernal Rites (di cui è stato girato un video la cui visione è sconsigliata ai bambini e ai ben pensanti...eheh...) ad altri le cui potenzialità sono ancora troppo acerbe per potersi dire compiute, come Masks Of God, He Is Risen e la lunga Ceremony Of Nine Angles, il brano più ostico e coraggioso del disco.

Gli Akercocke hanno dimostrato di saper fare molto meglio, ma per comprenderne appieno l'evoluzione è indispensabile partire dagli inizi, e The Goat Of Mendes è un ottimo biglietto di sola andata per la vostra perdizione. A mio avviso un disco che non può mancare nella vostra bacheca.

Stefano Risso

Tracklist:

  1. Of Menstrual Blood And Semen
  2. A Skin For Dancing In
  3. Betwixt Iniquitatis And Prostigiators
  4. Horns Of Baphomet
  5. Masks Of God
  6. The Serpent
  7. Fortune My Foe
  8. Infernal Rites
  9. He Is Risen
  10. Breaking Silence
  11. Initiation
  12. Ceremony Of Nine Angles
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5 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
whitetranquillitty (31/05/2006 18:21)
0
belo!!!!!
Believe In Nothing (01/06/2006 16:40)
0
Certo non all'altezza dell'ultimo lavoro... ma in ogni caso un buon album!!!
SANdMAN (01/06/2006 20:40)
0
concordo col recensore.
Per come la vedo io, un album che ha le sue peculiarità; certo non si può gridare alla nuova era o al cd rivoluzionario per la scena, ma pur sempre un cd godibile
HHeretiKK (16/08/2006 11:01)
0
preso dopo aver ascoltatyo deeds... il black è molto presente e e alcune traccie fano capire come sarà la strada per i ragazzi ..discreto ma non essenziale come discografia.
Thrash 'Till Death (06/06/2007 12:39)
0
il meglio verrà coi due, anzi tre successivi. i primi dischi, e questo non fa eccezione, non mi piacciono.
5 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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