Sin dal primo ascolto della nuova fatica degli olandesi
Within Temptation, è uno solo il vocabolo che si insinua prepotentemente nei pensieri: commerciale.
Se questa sia una gravissima mancanza ai danni dell’integrità stilistica o una azzeccata scelta volta al tanto agognato successo planetario, sarà la personale opinione di ognuno a stabilirlo, ciò che a noi maggiormente interessa in questa sede è la cronaca di un album, quarto in carriera, che non potrà lasciare indifferenti e, sin dai primi giorni successivi alla pubblicazione (risalente ormai ad un paio di mesi fa), chiacchierato e discusso dai tanti fans e seguaci del genere.
Inutile e del tutto superfluo sottolineare la potenza e la cura offerta in fase di produzione e registrazione del disco, eccellente ed impossibile da biasimare sotto qualsivoglia aspetto (del resto ampiamente preventivabile quando è un colosso come la
Sony a muoversi), giova soffermarsi in particolar modo sulla qualità del songwriting offerto questa volta dalla band di Utrecht, attesa alla prova del nove in quello che era stato definito come il primo prodotto “metal” nella storia del gruppo.
Ebbene, la fredda cronaca di cui accennavamo in precedenza, ci descrive in poche righe un risultato di grande sostanza e godibilità, scritto, suonato e composto nel modo migliore possibile in ambito gotico – commerciale, arricchito da orchestrazioni di grandissimo effetto, un feeling che anima l’intera narrazione più volte accostabile alla soundtrack di un grande kolossal e, non da ultima, una prestazione da parte dei musicisti di altissimo livello, con menzione specifica per la sempre bellissima e bravissima
Sharon Den Adel, da tempo nel novero delle top singers del settore.
In una unica definizione, un centro pieno.
Tutto perfetto? Purtroppo no, qualcosa di stonato in grado di frenare il platter verso la scalata dell’olimpo in effetti sembrerebbe esserci.
L’anima profondamente, come già evidenziato in apertura, commerciale del disco, è infatti talmente lampante e dichiarata da far talora dubitare della genuinità del prodotto, lasciando intravedere una chiarissima volontà di risultare ammiccante ed orecchiabile anche ai neofiti o a coloro i quali con il gothic-metal nulla hanno a che spartire, nel tentativo, già riuscito tempo fa agli
Evanescence, di conquistare il grande pubblico con qualcosa di diretto ma al contempo corposo, piacevole sin da subito e non bisognoso di particolari elucubrazioni o cultura musicale per essere apprezzato e capito.
Di certo il capolavoro immortale a nome
’Mother Earth’ risulta ancora a tutti gli effetti inarrivabile per potenza immaginifica, forza concettuale ed arte pura, pur tuttavia è impossibile negare la validità di un lavoro che merita reiterati ascolti e non tradisce anche a distanza di qualche tempo, offrendo alcuni piccoli capolavori di profondità e sentimento come la veemente
‘What Have You Done’ (singolone scala-classifiche con
Keith Caputo dei Life Of Agony in veste di guest Star), la successiva
‘Frozen’ dai suoni profondissimi e dal grandissimo ritornello, la hollywoodiana
‘Hand Of Sorrow’, dotata di orchestrazioni degne di
Dimmu Borgir e
Rhapsody of Fire, per concludere con la dolcissima
‘All I Need’, vero apice del disco a giudizio di chi scrive, grazie alla grande comunicatività e feeling elargiti a piene mani in pochi minuti di straordinaria carica passionale.
Facendo un paio di rapidi conti dunque, il risultato ci porta ad una affermazione oggettivamente incontrovertibile che definisce
‘The Heart Of Everything’ come un album di altissimo livello, composto da tutti gli ingredienti necessari a convincere pubblico e critica: buone canzoni, ottimo feeling e suoni potenti.
Per concludere, come detto in partenza, ognuno avrà avuto, o avrà, la giusta e legittima occasione di formulare una opinione propria sull’album, dal canto mio non posso far altro che terminare questa recensione con un pensiero semplice e mirato: “commerciale” ed accessibile non significano necessariamente povero di qualità e valore e
‘The Heart Of Everything’ è qui a dimostrarlo con evidente e lapalissiana chiarezza.
Tracklist:
01. The Howling
02. What Have You Done
03. Frozen
04. Our Solemn Hour
05. The Heart Of Everything
06. Hand Of Sorrow
07. The Cross
08. Final Destination
09. All I Need
10. The Truth Beneath The Rose
11. Forgiven
Line Up:
Sharon Den Adel – Voce
Robert Westerholt – Chitarra
Ruud Jolie – Chitarra
Jeroen Van Veen – Basso
Stephen van Haestregt – Batteria
Martijn Spierenburg - Tastiere
Commenti dei lettori (33)
purtroppo quì non si tratta di giudicare la commercialità dell'album, quì si ha volutamente messo da parte la
matrice Gothic-metal a favore di un "pop-rock" tanto
lampante quanto banale!
per me è stato un colpo... il 70 lo meritano per le sole tracce salvabili:
Forgiven e Our solemn hour.
Tutto già sentito e studiato per essere un clone e far soldi.Da ascoltatore metal è una cosa che non concepisco...
Poi non vedo cosa centrano i lacuna coil... che non mi smebra si possano tacciare di commercialità neppure lontanamnete!
Frozen sarà commerciale ma la trovo emozionante e coinvolgente.
Altri pezzi come The Cross o Hand Of Sorrow non li trovo così distanti dal loro stile "classico".
Ci si può evolvere anche in direzione "commerciale" senza sputtanarsi, e loro lo stanno facendo alla grande.
Molto riuscite Hand of sorrow, What have you done e l' epico-romantica All I need.
il discorso del commerciale comunque lo considero provo di senso
Dite che è commerciale? forse avete ragione, ma ciò non toglie che in questo momento i WT sono il gruppo migliore sulla scena, trovatemi altri dischi all'altezza non commerciali e oltre al 100 avranno la mia ammirazione.
Sempre che ci riusciate ovviamente
davvero riuscite a non avere il senso di nausea nell'ascoltarlo ?
davvero riuscite a distinguere un pezzo dall'altro ?
ma davvero sono gli stessi di Mother heart ?
Ahimè sto invecchiando non mi riconosco in questa musichina pop di bassissima levatura...
Vikstroem
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