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recensito mercoledì 27 giugno 2012 alle 00:00 da Damiano Fiamin
The Lord of Steel
 

The Lord of Steel


Manowar
2012, Magic Circle Music
Heavy
Voto della redazione

Pochi gruppi sono in grado di accendere le discussioni come i Manowar. I quattro Kings of Metal sono in grado di catalizzare i sentimenti più estremi degli ascoltatori. Non ci sono mezze misure, o si amano o si odiano, spesso entrambe le cose in contemporanea. Dopo aver dato alla luce album che sono entrati nella storia dell’HM, sono riusciti ad iniziare il nuovo millennio sfornando un disco peggiore dell'altro; chiamatele sperimentazioni, chiamatele operazioni commerciali, c'è di sicuro che, ormai, DeMaio e soci sembrano più interessati a consolidare il loro marchio piuttosto che a impegnarsi nella realizzazione di un CD che valga la pena acquistare.

È possibile accostarsi al nuovo lavoro in maniera imparziale? Probabilmente no. Ammetto di aver avuto un piccolo brivido freddo lungo la schiena quando mi sono accostato a questo ennesimo concentrato di Vero Heavy Metal. Nonostante il mio amore per la band, leggere nomi scontati come The Lord of Steel o, peggio, Hail, Kill and Die, non mi ha lasciato decisamente ben sperare…Un libro non si giudica dalla copertina e un disco (o la sua controparte digitale) non si può recensire solo guardando un elenco. Prendiamo il coraggio a piene mani e prepariamoci a tutto!

La title-track si apre in maniera sicuramente inusuale, con un riff veloce che non trova molti riscontri nelle precedenti produzioni manowariane. Ci sono alcuni aspetti curiosi, tra cui il settaggio degli strumenti, che riverberano in maniera inconsueta, con i suoni che fuoriescono dal nostro impianto in maniera decisamente particolare. Sebbene non brilli certamente per originalità della costruzione o, men che meno, nei testi, riesce comunque a far partire con il giusto passo l’album. Proseguiamo l’ascolto e caliamoci nel classico brano che celebra i defender più devoti: Manowarriors. Molto simile al precedente per sonorità e intelaiatura, si libra frizzante e allegro. Se non vi disturbano dei testi fin troppo banali (e, se apprezzate i quattro non credo sarà questo il caso), troverete una traccia piacevole, che avrà un sicuro riscontro in sede live. Il terzo pezzo, Born in a grave, ha un’introduzione molto profonda e pulsante, che trova uno sviluppo cupo, con bassi palpitanti che martellano su tempo rallentato. Il risultato complessivo è orecchiabile, ma non lascerebbe una grande impressione se non fosse per lo strumentale mediano, che riesce a risollevare il quadro complessivo. Righteous Glory segna l’arrivo del momento melodico, con arpeggi puliti che accompagnano testi epici e crescendo vocalici che sottolineano i passaggi di maggior tensione. Fomentante, ma notevolmente ripetitiva, non riesce certamente a porsi nei nostri cuori come un nuovo inno da battaglia.

Touch the Sky riparte con slancio, una vetrina perfetta per esemplificare il nuovo suono che, evidentemente, la band sta tentando di sperimentare, con bassi riverberanti e alti taglienti. Piacevolmente ridondante, è un ottimo ponte per la successiva Black List, pesante ariete che si abbatte sulle nostre casse senza riguardo alcuno, una traccia che affonda le sue radici in “Warriors of the World”, riprendendone lo stile e costruendo un nuovo pezzo che picchia forte e con costanza.  Niente di nuovo sotto il segno del Metallo, ma sono sette minuti piuttosto godibili. Riff massicci e orecchiabili per Expendable, brano carico di tracotante arroganza e di gioiosa voglia di spaccare la faccia al prossimo. Aggiungete un ritornello che entra in testa e non esce più e avrete un candidato ideale per l’esecuzione dal vivo, destinato ad entrare nelle prossime scalette della band. A metà strada tra i western all’italiana e Outlaw troviamo El Gringo, di cui avevamo già potuto ascoltare un’anteprima tempo fa. La versione definitiva non è affatto male; veloce e allegra, ha come neo la quasi completa mancanza di variazioni. Prendete lo stesso riff e reiteratelo all’infinito, aggiungete qualche breve solo, et voilà! Ci avviamo verso l’epilogo, quando arriva Annihilation. Il brano è descrivibile con un semplice aggettivo: tremendo. Non so cosa stessero pensando i Manowar quando hanno deciso di registrare questo pezzo monocorde e mono-accordo. Qualche luce proviene dalla chitarra di Logan, ma sono unicamente brevi scintille nel buio. Desolante. La conclusione giunge con una traccia che ha un titolo che può essere geniale o terrificante, a seconda di quanto vi sentite True: Hail, Kill and Die. Il risultato è spiazzante. Originale? Per carità! Divertente? Decisamente. Grazie ad un sommario di tutti i titoli dei dischi e dei brani del quartetto, otteniamo quello che può essere considerato un vero e proprio riassunto del Manowar-pensiero, Se vi siete persi cosa hanno detto i nostri eroi dal 1980 ad oggi, ascoltate pure questo Bignami del Vero Heavy Metal e potrete ritenervi edotti.

Termina così l’ascolto della versione digitale di The Lord of Steel. Dubito che, a settembre, quando il disco uscirà in formato fisico ci saranno differenze sostanziali per quanto riguarda i brani, pertanto, salvo controindicazioni, potete prendere per buona questa recensione anche per il CD. Cosa dire per fugare tutti i dubbi dei lettori? I Manowar sono tornati o, piuttosto, sono andati del tutto? In realtà, né una né l'altra cosa. Rispetto a quanto sentito negli ultimi dieci anni, questa ultima fatica del quartetto è un capolavoro. Rapportandolo all’intera produzione dei Re, raggiunge lo stesso la sufficienza. I brani, salvo alcune eccezioni, sono piuttosto piacevoli da ascoltare. Inoltre, pare evidente che, sebbene la cosa non venga sbandierata, siano state ricercate alcune soluzioni sonore alternative per rompere schemi fin troppo a lungo reiterati. Dopo la fallimentare sperimentazione di Gods of War, finalmente i risultati si vedono. Non aspettatevi variazioni eclatanti, ovviamente, ma apprezzate la volontà di scuotersi un po’ da parte di un gruppo che, ormai, sembrava condannato a promuovere unicamente un brand che spazia dalle magliette alle bandiere, passando per i preservativi.
I tempi d’oro sono andati, e questo si sapeva da tempo, ma almeno sappiamo che, sotto la cenere, cova ancora una fiamma in grado di erompere nuovamente e incenerire poser, araldi del Falso Metallo e compagnia bella. Se poi, questa energia non riuscirà a condensarsi in un nuovo album, ma erutterà unicamente dal vivo…beh, non ci resta che sperare che l’Italia riceva visite con cadenza meno rarefatta da parte di DeMaio e compagni!

Damiano “kewlar of steel” Fiamin

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Tracce:
1. The Lord of Steel 04:07
2. Manowarriors 04:46
3. Born in a Grave 05:47
4. Righteous Glory 06:10
5. Touch the Sky 03:49
6. Black List 06:58
7. Expendable 03:10
8. El Gringo 04:57
9. Annihilation 04:00
10. Hail, Kill and Die 03:56

Totale: 47:40

Formazione
Joey DeMaio - Basso, Tastiere
Eric Adams - Voce
Donnie Hamzik - Batteria
Karl Logan - Chitarra, Tastiere

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20 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
KlausKeys (27/06/2012 15:12)
0
Mi trovo in completo disaccordo con le conclusioni finali della recensione.
Certo i Manowar sanno sempre come sfornare qualcosa di appena sufficiente, ma a mio avviso questo album è un NETTISSIMO passo indietro rispetto ai precedenti Gods Of War e soprattutto Warriors of The World (per me un disco ottimo).

Inoltre il suono è profondamente diverso, e io non l'ho gradito: il basso è veramente eccessivo, quasi fastidioso. E in generale il songwriting è piatto, niente di anthemico (come solo i Manowar ci hanno abituato). Sono decisamente insoddisfatto.

Per fortuna al Gods non hanno tirato fuori nulla da questo disco: sarebbero stati minuti insopportabili.
Si salva giusto qualcosa qua e là, nulla più.
Sabbracadabra (27/06/2012 15:29)
0
Dopo l'orrendo e inascoltabile Gods of war che ho sentito una volta e poi mai più, questo disco ci restituisce i Manowar se non di Hail To England almeno quelli di Fighting the world (quasi), al contrario di Gods non bisogna aspettare 10 minuti per un riff. A me è piaciuto, su tutte "Touch the sky" con un refrain che ti si stampa in testa.
KnightriderOfDoom (27/06/2012 15:44)
0
A me Gods of War piaceva abbastanza, questo invece mi sa tanto di minestra riscaldata. Proverò ad ascoltarlo meglio ma per ora è una sufficienza (molto) risicata
emanuele (27/06/2012 16:10)
0
Dopo aver dato alla luce album che sono entrati nella storia dell’HM, sono riusciti ad iniziare il nuovo millennio sfornando un disco peggiore dell'altro; chiamatele sperimentazioni, chiamatele operazioni commerciali, c'è di sicuro che, ormai, DeMaio e soci sembrano più interessati a consolidare il loro marchio piuttosto che a impegnarsi nella realizzazione di un CD che valga la pena acquistare.

Sante parole.
_GRANDE_ORIENTE_D_ITALIA_ (27/06/2012 17:47)
0
sono riuscito a fare mia la versione fisica del disco uscita con il numero 233 di Metal Hammer UK, forse ascoltare un cd toccandolo con mano alla fine condiziona pure il giudizio, e poi non ho proprio capito questa immane cavolata di farlo uscire prima in digital download e 4 mesi dopo nei negozi..... ma questi sono i Man0waR ! per me la recensione è davvero molto avara con questo disco e manca il paragone più ovvio che invece ho colto da molti lettori nel forum, la somiglianza tra questo disco e il potentissimo Louder Than Hell. è vero che la band non ha raggiunto i livelli del passato storico degli anni ottanta (ma se per questo già ai tempi di Kings Of Metal li criticavano per questo). è vero che ormai i Man0waR hanno detto quello che dovevano dire e mi fanno un poco serridere le cririche sulla mancanza di originalità dei pezzi e sulla loro monotonia, questa è la band che ha fatto dell'ostracismo più assoluto il suo vanto. la mia sensazione dopo parecchi ascolti del cd è che i Man0waR abbiano partorito un disco solido, potente, frontale, muscolare e oscuro nei suoni, forse una maggiore attenzione al songwriting avrebbe perfezionato alcune tracce un poco sempliciotte, ma ribadisco stiamo parlando dei Man0waR una band completamente avulsa da ogni logica artistica creativa e da ogni evoluzione. in conclusione ma che cosa vi aspettavate dai Man0waR del 2012 ??? un nuovo Hail To England ??? The Lord of Steel è il miglior disco che i Man0waR potessero registrare oggi con questa line-up, 90 secco per me, una mazzata di disco HM come dovevano fare !!!!
ShredAssassin (27/06/2012 18:33)
0
finalmente True Metal torna a vedere una recensione dei Manowar che parla di musica e non di gossip!

Secondo me l'intera review si può riassumere in questa frase: "I Manowar sono tornati o, piuttosto, sono andati del tutto? In realtà, né una né l'altra cosa". sono pienamente d'accordo: come tutti i veterani, non riescono più a toccare i picchi artistici raggiunti nel periodo d'oro, tuttavia The Lord of Steel è un solido, quadrato e che si lascia ascoltare senza problemi, inoltre come giustamente notato, anche stavolta si possono notare alcune soluzioni che si distanziano dai suoni "canonici" della band...certo parliamo di Manowar, quindi non saranno delle grosse modifiche sostanziali.

Devo dire che mi aspettavo qualche acuto in più da Eric Adams, e un suono diverso del basso: in questo disco Joey DeMaio ha puntato ad una sonorità molto vicina al "fuzz", che in alcuni punti ha un suo perchè, ma che probabilmente vista nell'intera opera può risultare ridondante, e probabilmente andava alternata ad una sonorità più pulita simile a quella proposta a quella di Battle Hymns MMXII. A parte questi difettucci, lo ritengo un disco assolutamente buono
LordMirror (28/06/2012 14:15)
0
Mi aspettavo pure di peggio però il disco è una minestra riscaldata, i Manowar sono regrediti e hanno accetato la loro esistenza di prodotto true metal. Mi son piaciuti fino a Warriors of the World ma ora veramente non ne posso più di starli a sentire.

mimir (28/06/2012 14:26)
0
Sopra a tutto... almeno ora c'è un batterista che sa suonare per davvero!

Sarà il ritorno di Hamzik ad aver indotto un certo cambio del sound? Magari fosse così... solo cambiando si può migliorare.
fairy tale (28/06/2012 15:28)
0
GOW mi aveva lasciato perplesso ma col tempo mi ha preso e parecchio! peccato durasse il doppio del dovuto e tra una canzone e l'altra (belle) ci fossere minuti e minuti di cori alpini, letture del vangelo secondo di maio e tha march pt2-3-4-x..

questo nuovo album pensavo sarebbe stato una cagata (vedi il (g)ringo... lol e la ost tarocca di stallone e soci) invece mi è piaciuto subito e col passare degli ascolti si conferma buono! anche qua dei difetti però!
1 per quello che offre dura troppo: una cosa sono 7 minuti di guyana un'altra 7 minuti di righteos glory dove negli ultimi 3 non si fa altro che ripetere il ritornello senza una modifica... idem per gli altri brani: si poteva tagliare 30 secondi a brano e via!
2 il basso a volte sta bene altre volte è fuori luogo. si poteva sperimentare un po' meglio e non a pioggia su tutti i brani e in tutti i frangenti
3 la prima parte è troppo meglio della seconda! i due "singoli" sanno di poco ed hail, kill and die peggio ancora... e qui c'è la critica 4: i cori fanno cagare! in manowarriors sono troppo FTW e nel'ultimo brano sono proprio striminziti. si poteva, nel finale del brano pomparli molto di più! dopo GOW, cazzo, di esperienza ne avete nei cori e i soldi/mezzi non vi mancano!

ho praticamente distrutto l'album... lol... però mi è piaciuto. molto godile, non banale, gioiso, potente, eric è sempre un grandissimo, anche se non urla: ha una voce meravigliosa
Chainsaw_Charlie (29/06/2012 14:06)
0
Dopo molti ascolti a me l'album comincia a piacere. Non va confrontato però con gli altri album della loro carriera, questo no.
Molto, molto belle Righteous Glory e Touch the Sky, tamarrissima Manowarriors, nel complesso un buon album di fottuto heavy metal! Grandi come sempre! :)
blackie lawless (01/07/2012 13:55)
0
Quando uscirono Gods Of War e Warriors Of The World avevo 15 e 20 anni e nonostante non fossero capolavori erano riusciti comunque ad esaltarmi per un po', anche se la longevità dei suddetti lavori si attestava su un paio di mesi, dopo i quali non ho più ascoltato quei dischi perchè mi avevano stufato. The Lord Of Steel mi pareva una cagata annunciata però la curiosità era troppa e l'ho ascoltato comunque. Pensavo molto peggio onestamente ma è il classico disco di mestiere, con un paio di pezzi discreti (Manowarrios, Black List e Born In A Grave), altrettanti così così (Righteous Glory, Touch The Sky e El Gringo, colonna sonora di un film osceno) e i restanti terribili, in particolare l'accoppiata finale, veramente pessima. The Lord Of Steel per quanto mi riguarda è un disco che dura 10-12 ascolti poi prende veramente a noia, è sicuramente il loro peggior lavoro di sempre e non c'è nemmeno un pezzo che meriterebbe di essere riproposto live. Le note positive sono Eric Adams, superlativo come sempre e il sound che a me piace veramente tantissimo, soprattutto il basso. In definitiva è un disco che si può evitare, se non si è fan sfegatati dei Manowar lo si può trovare inascoltabile. Nel mio caso poi credo sia anche una questione di stile, a me i manowar degli ultimi 20 anni non piacciono granchè e non per qualità dei pezzi ma proprio come stile, i Manowar dei primi album erano un'altra cosa.
Aldo76 (06/07/2012 23:54)
0
Ascolto Metal da più di 20 anni ormai. I Manowar hanno finito la loro vena creativa dopo The Triumph of Steel del 1992. Gli altri album hanno qualcosa di buono, di riscaldato (come già detto da altri) e di ... nulla che si aggiunge al nulla. Questo disco è l'ennesima delusione se confrontata con gli album "grandi" dei Manowar, se confrontata con gli ultimi 16 anni siamo in media. E poi ancora sempre con lo stesso song writing; De Maio ha stancato con queste spade, acciaio, orge di guerrieri ecc.. Pure i titoli si assomigliano. Peccato davvero, ma nella stessa situazione sono i Metallica, i Maiden. Siete stati grandi, ma è da tempo che vivete sugli allori.
contesemenzara (12/07/2012 09:35)
0
Ascoltando le anteprime di Expendable e El Gringo aspettavo con ansia il disco.Ascoltando la prima 'Lord of Steel' ho pensato che la direzione era quella giusta.Ma dopo aver terminato i quasi 48 minuti del disco, la delusione è moltissima.I Manowar ci hanno abituato ad album rocciosi, veloci, duri ma sopratutto rabbiosi.E questi ingredienti mancano tutti.Eric Adams non fa alcun numero vocale.De Maio è coerente col suo basso dominante:ma non è Steve Harris e alla lunga è quasi noioso.Logan:compitino semplice semplice.Non è un fenomeno della chitarra e lo sapevamo.Lo ha solo confermato.Betteria:un po' ovattata ma anche lui ha fatto il suo compitino.Pregi:ottima produzione sulla voce di Eric.Se amate la sua voce, sarà comunque un piacere ascoltarla così bene.Per il resto sono canzoni normalissime e senza alcun entusiamo.Songwriting scarsissimo con le solite parole 'power,might' ecc. ecc.Il messaggio che mi arriva è come se fosse che i Manowar dicessero:"Cari Fans, per contratto, dobbiamo fare un nuovo album ogni 6/7 anni.Ci siamo visti a casa DeMaio e "lord of steel" l'abbiamo creato al pc in un pomeriggio.In serata lo abbiamo registrato.Scusate il ritardo ma ci vuole tempo a stamparlo e distribuirlo.Ora siete contenti e non rompeteci le palle con un nuovo disco fino al 2020.Ci vediamo in Tour perchè dobbiamo fare ancora più soldi e vi venderemo il DVD di un concerto".
Massimo rispetto per i Manowar e la loro carriera indelebile ma questi...si sono 'civilizzati' e quindi 'industrializzati.
contesemenzara (12/07/2012 09:37)
0
Scusate abbasso ancora il voto per un particolare che dimenticato..Il suono 'zanzaroso' va bene...ma per quasi tutto il disco no.Che porcata.....
lucapalaz (16/07/2012 19:35)
0
li amo punto! grande album manowar! c'è chi critica a prescindere.. ma questi ci sanno fare da sempre.. a parte qualche ultimo lavoro. ma questo è grande!
Mordred87 (17/07/2012 13:03)
0
album deludente. E non parlo della produzione che infondo mi piace (si il suono del basso cosi sparato è un sacco tamarro eheheh), ne della performance dei vari membri, ma del songwriting che è nettamente sotto la media rispetto ad altri lavori dei kings. Le migliori per me sono righteous glory e touch the sky. Buona anche El gringo e born in a grave, ma ci sono troppi brani sottotono veramente noiosi
Kurz (20/07/2012 09:56)
0
DeMaio da un po' lo ripete che nel Metal "meno è meglio", però non so... stavolta ha tolto veramente troppo. Quest'album è molto scarso in quanto a idee secondo me. Il songwriting dei Manowar è statico come la pietra ma episodi esaltanti in passato di solito ne han sempre messi in ogni disco. Qui a me piace praticamente solo l'ultima "Hail, Kill And Die" e qualcosina di "Annihilation". Nel resto del disco vengono ripetuti sempre lo stesso chorus ad libitum... vabbè poi non lamentatevi se diventa noioso ("Righteous Glory") :P Da dimenticare e da evitare come la peste i cori in "Manowarriors": impossibile fare peggio. Dov'è finito il gusto epic che ha sempre contraddistinto la band? La cosa migliore del disco è che Eric Adams si sente sempre benissimo e ha ampi spazi in tutto il platter. Giudizio finale: discreto, ma nulla più.

Update: dopo ripetuti ascolti comunque l'album cresce, questo è sempre stato un pregio dei dischi dei Manowar.

(20/07/2012)
weareblind (24/09/2012 16:32)
0
1) Una zanzara nel cd! Il basso è inascoltabile, troppo, troppo in risalto.
2) Idem per il basso. Pezzo ultrabanale.
3) Idem per il basso. Pezzo che non dice nulla.
4) Basso un po' meno fastidioso. Maggior pathos, ma non decolla.
5) Piatta. Ma propio piatta.
6) Piatta. Ma propio piatta. La zanzara regna.
7) Niente male.
8) Bel pezzo, ha quella epicità tipicamente manowariana.
9) Si fa ascoltare
10) Lasciamo stare

Voce di Eric Adams: acuti non pervenuti. Ha la sua età, niente da dire, ma purtroppo la loro offerta ora è nulla.
magnum_88 (25/09/2012 01:08)
0
nella media dei manowar...è come se fosse un best of dei vecchi....registrato altissimo e con una potenza impressionante....e poi il chorus di expendable copia scandalosamente una linea del testo di wake up dead dei nocturnal rites! con tanto di stessa intonazione e cadenza!
Hotel_Piombo (10/10/2012 21:45)
0
Ma dai, solo 69? Ci sono dei pezzi molto belli... Come minimo un 80 se lo è meritato.
20 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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