
Sei anni fa usciva nei negozi di mezzo mondo "Test For Echo", quello che per i Rush era, fino al 14 Maggio di quest'anno, il loro ultimo lavoro in studio. I fatti accaduti dopo sono noti un pò a tutti i seguaci del trio canadese; la vita del drummer Neil Peart viene sconvolta prima dalla morte della giovane figlia, poi, a breve distanza di tempo, da quella della moglie. A questo punto, mentre nel '98 esce il monumentale triplo live "Different Stages", si dubita sul futuro dei Rush. In molti credono che la band si ritirerà per sempre dalle scene e che la loro trionfale carriera termini proprio con l'uscita di quel live album. E invece, per la gioia di tutti i più fedeli fans del terzetto, ecco uscire il nuovissimo di zecca "Vapor Trails", che apre nuove porte per un'ulteriore crescita stilistica dei Rush. Ascoltando il cd, la prima cosa che viene da pensare è che, in fondo, ne è valsa la pena aspettare tutto questo tempo per assaporare una loro nuova realease. L'iniziale "One Little Victory" è introdotta dal furioso drumming di Neil Peart e il pezzo sembra voler dire: "Eccoci qui, siamo tornati più in forma che mai!". Si nota subito come il sound si rifaccia a quello dei loro dischi più recenti, ma è ulteriormente appesantito e non c'è la minima traccia di parti tastieristiche. Le sorprese iniziano dalla seconda traccia, "Ceilings Unlimited" e si snodano per tutti i pezzi seguenti, tra cui è d'obbligo citare la cupa "Peaceable Kingdom", "Vapor Trail", "Earthshine" e l'insolito sound di "Nocturne". E' interessante vedere come i Rush siano sempre attuali e al passo coi tempi, come riescano sempre a sperimentare pur rimanendo legati alle loro immortali caratteristiche, come, ad esempio, il basso funambolico di Geddy Lee e le sue incantevoli parti vocali, la chitarra intelligente di Alex Lifeson (che come sempre compie un lavoro sottile e di gran gusto) e le doti di paroliere, combinate ad un eccellente lavoro dietro le pelli, di Neil Peart, il quale sembra essere in costante evoluzione personale (ascoltando il nuovo cd traspare la sua volontà di dare molta più importanza al groove e al tiro, rispetto al passato). Purtroppo sono presenti un paio di episodi non troppo riusciti, almeno secondo il mio parere, ma "Vapor Trails" è un disco che entrerà nella storia, soprattutto per aver rilanciato un gruppo che sembrava finito fino a pochi mesi fa. Assolutamente da avere!
Tracklist:
1. One Little Victory
2. Ceiling Unlimited
3. Ghost Rider
4. Peaceable Kingdom
5. The Stars Look Down
6. How It Is
7. Vapor Trail
8. Secret Touch
9. Earthshine
10. Sweet Miracle
11. Nocturne
12. Freeze, Pt. 4 of "Fear"
13. Out of the Cradle
Commenti dei lettori (12)
Credo che sia inutile paragonare questo disco ai vari "Moving Pictures", "Hold Your Fire", "Power Windows", semplicemente perchè "Vapor Trails" è tutt'altra cosa: insomma, è inutile tormentarci con espressioni del tipo "ma non sono più i veri rush del '70, degli anni '80...". Questi sono i Rush di oggi, prendere o lasciare. A me piacciono moltissimo... i dischi storici li hanno fatti, trovo naturale che adesso suonino diversamente, hanno voglia di esplorare nuovi lidi sonori. Non hanno più nulla di dimostrare, si sa di che pasta sono fatti. Non avrebbe senso riciclarsi... ma, in ogni caso, i gusti sono gusti.
Loro rimarranno per sempre i maestri indiscussi del Progressive!
Fondamentalmente è un disco ottimo e per me vede i Rush rimettersi in discussione. A volte il disco suona un poco alternative, soprattutto per il suono della chitarra di Lifeson che sì non farà un assolo che uno (e comunque è sempre stato dotato di grande lirismo, ma come tecnica solistica vola piuttosto basso rispetto a qualsiasi altro chitarrista rock o Hard rock) ma tira fuori dalla sua PRS sonorità molto interessanti, sovrapponendo linee su linee di chitarra ritmiche e riuscendo quasi a coprire tanto spazio quanto ne facevano i synth nei precedenti album.
I pezzi sono molto vari e coinvolgenti, in particolare Secret Touch, Peaceable Kingdom e Sweet Miracle; a volte ho la senzazione che i tre in questo disco abbiano voluto un poco limitare lo sfoggio gratuito di tecnica, cosa che non fa altro che rendere ancora più interessanti i pezzi, anche se comunque non mancano i momenti di classe cristallina.
Una nota particolare per Peart che letteralmente trascina gli altri due con un suono e un tocco straordinari, secondo me più che in passato. In ogni caso, paragonarlo a 2112 o qualsiasi altro disco dei Rush è anacronistico e stupido visto che nessun precedente album si accosta neanche un po' a questo come cifra stilistica...e poi perchè comunque i Rush hanno dimostrato di sapersi evolvere senza perdere la loro identità, ma anche senza guardare al passato...
Mi piace tutto l'album ed in particolare Secret Touch che una volta ascoltata mi fatto esclamare: "Sono i Cynic con la voce di Geddy!".
Accesso utenti