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recensito giovedì 14 gennaio 2010 alle 00:00 da Federico Nadal
Void Terra Firma
 

Void Terra Firma



1990, Roadrunner Records
Thrash
Voto della redazione

L'album che mi accingo a commentare l'ho soprannominato "Giano Bifronte"; stupendo e irrinunciabile per certi aspetti, assolutamente mediocre per certi altri. Ma andiamo con ordine.

I Defiance, forti di un folgorante album di debutto al proprio attivo, si presentano in studio per per la registrazione del loro secondo lavoro, traguardo da sempre di fondamentale importanza per ogni gruppo. Vi arrivano con le spalle ulteriormente irrobustite da un buon numero di esibizioni dal vivo che hanno cementato l'intesa fra i membri della band e consolidato la loro consapevolezza nelle proprie doti tecnico compositive.
Ci sono però due importanti novità: un nuovo cantante, Steven "Steev" Esquivel, ed un nuovo produttore, nientemeno che John Cuniberti, noto per aver lavorato con artisti come Joe Satriani e gruppi del calibro di Forbidden e Xentrix.

Album a due facce, dicevo poco fa: cominciamo subito con i pregi di questo lavoro, che non sono pochi.
Il songwriting è molto maturato, ogni brano è una cascata di riff, articolati e mai banali. I testi, tutti opera di Esquivel, segnano un netto passo avanti rispetto al disco di debutto, e sono in prevalenza fotografie fredde e amarissime dei disagi della mente umana e delle miserie che si nascondono dietro la facciata di opulenza e perbenismo della società americana degli anni '80. Lo stile, anche in ragione del peculiare cantato di Esquivel, pur mantenendosi sempre all'interno dei confini del thrash, segna una sterzata evolutiva verso il groove e l'hardcore, non disdegnando tratteggiature più progressive, soprattutto in certe soluzioni ritmiche e in certe progressioni di accordi, inusuali per le classiche partiture thrash metal. Può essere considerato il disco di Vander Ende: il batterista offre qui una prestazione assolutamente spettacolare, praticamente sempre in assolo, coadiuvato benissimo dal bassista Mike Kaufmann, per una delle sezioni ritmiche più talentuose (e sottovalutate) del thrash. Certi passaggi lasciano letteralmente a bocca aperta, basti ascoltare la devastante "Skitz-illusions" per apprezzare l'incredibile precisione  e la capacità di destreggiarsi fra tempi sempre mutevoli.
I due chitarristi si segnalano per assoli più brevi rispetto al debutto, ma sempre ispiratissimi, costruiti su accattivanti scale esotiche e insolite, dal flavour progressivo; scale di cui si fa largo uso anche nel riffing, che acquista in varietà e dinamismo.

Fin qui, le giuste e doverose lodi ad un album che denota senz'altro notevoli dosi di coraggio, inventiva e capacità tecniche sopra la media, doverosamente considerando anche il fatto che venne registrato praticamente in presa diretta, "alive in the studio", come si dice, a parte pochi overdubbing di alcune parti di basso e della quasi totalità degli assoli.

Veniamo ora alle dolenti note, che purtroppo sono tali da offuscare tutte o quasi le buone cose di cui dicevo poc'anzi.

Lo stile vocale di Esquivel, su questo disco, è francamente discutibile. Suona come una (pessima) imitazione di un Chuck Billy in preda a deliri alcolici, con urla e falsetti sparsi qua e là, che lungi dall'essere efficaci, si rivelano al contrario irritanti. L'alternare improvvisamente parti vocali pulite ad altre gutturali è un ulteriore elemento disorientante, tanto da far pensare che Esquivel fosse ancora alla ricerca di uno stile ben preciso. Il risultato finale si rivela deleterio per la qualità delle composizioni.

Ancor peggiori sono i risultati ottenuti dalla produzione, o, per meglio dire, dalla sua assenza. Cuniberti su questo disco ha incredibilmente sbagliato tutto lo sbagliabile, riuscendo quasi ad affossare la splendida prestazione di Vander Ende, relegando in secondo piano la sezione ritmica in un mixaggio che mette fin troppo in risalto le chitarre, alle quali del resto viene dato un suono grezzo e pastoso completamente fuori luogo se rapportato alla pulizia e precisione di due chitarristi tecnici come Adams e Harrington.
Tanto per fare un esempio, un brano altrimenti fantastico come "Steamroller" è irrimediabilmente rovinato da una produzione dozzinale, fra volumi sbagliati, echi e riverberi che affiorano da tutte le parti, cosa che puntualmente si verifica in ognuno dei 10 brani dell'album, fin dai primi riff della title track posta in apertura. La band oggi giustifica l'operato di Cuniberti con i tempi assai risicati imposti dalla casa discografica, che concesse alla band solamente 18 giorni per registrazioni e mixaggio. A questo si aggiunse lo strano atteggiamento dello stesso Cuniberti, che pareva più interessato a concludere al più presto i lavori e levare le tende, che non a donare valore aggiunto alle composizioni.

In conclusione: si tratta di un lavoro che, per quanto rovinato da una produzione non all'altezza e da un cantato poco riuscito, risulta eccellente dal punto di vista strumentale. Mi sento di consigliarlo caldamente a tutti gli appassionati di questo bellissimo genere musicale, proprio in virtù della sua grande qualità tecnica e compositiva, anche solo per sentire quanto era bravo Vander Ende e quanto potenti, sicuri e determinati i due axemen Adams & Harrington.

Gli highlights di questo album sono senz'altro i primi quattro brani dell'album (nell'ordine, la title track, "Deception of faith", la progressive "Questions", la già citata "Skitz-illusions"), ma pure la velocissima "Steamroller" con i suoi riff rotolanti, e la brutale, bellissima "Checkmate", che con le sue scale, i suoi ritmi incalzanti e sincopati e il suo chorus aggressivo avvolge l'ascoltatore in un violento maelstrom sonoro. Da segnalare anche la riuscitissima rivisitazione in chiave thrash di "Killers", seminale brano degli Iron Maiden.

Federico Nadal

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Track listing:
1. Void terra firma (Violent remedy) 5.24
2. Deception of faith 4.27
3. Questions 4.57
4. Skitz-illusions 3.26
5. Slayground 3.29
6. Killers 4.42
7. Steamroller 3.22
8. Checkmate 3.38
9. Buried or burned 3.21
10. Lat resort (Welcome to poverty) 3.18

Bonus tracks (ristampa Metal Mind 2008):
11. Violent remedy (Void) - demo 5.27
12. Skitz-illusions - demo 3.43
13. Checkmate - demo 3.39
14. Deception of faith - demo 4.37
15. Checkmate - live 4.15
16. Drum solo/Lockjaw - live 6.26
17. The fault - live 3.14

Line up:
Steven "Steev" Esquivel: vocals
Doug Harrington: guitar
Jim Adams: guitar
Mike Kaufmann: bass
Matt Vander Ende: drums.

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3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
paulthrash (14/01/2010 15:28)
0
Posseggo il vinile (facilmente reperibile) dell'album, e rimane il migliore (a parere personale) che la band abbia scritto!
th3ali3n (17/01/2010 10:03)
0
Ottimo disco.
Nicola Furlan (18/01/2010 08:29)
0
Un passo indietro rispetto Product of Society, sopratutto in termini di 'freschezza' compositiva, però resta un disco di notevole qualità se rapportato ai giorni d'oggi.
3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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