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recensito venerdì 26 settembre 2003 alle 00:00 da The Dark Alcatraz
Vol. 4
 

Vol. 4


Black Sabbath
1972, Castle
Hard Rock
Voto della redazione

Anno 1972: quasi tutte le bands che ai giorni d’oggi ci sono molto care, ancora non esistevano. Quasi tutte. Non a caso, infatti, ho usato l’avverbio “quasi”, ho fruito di questo frutto della lingua italiana poiché volevo appunto significare come, invece, i Black Sabbath già esistessero e fossero “abili ed arruolati” da bel po’. Nati circa due anni prima e con già ben tre lavori alle spalle ( in rigoroso ordine di release: “Black Sabbath” , “Paranoid” e “Master of Reality” ), la mitica line up inglese, nel suddetto anno ’72, diede alla luce la sua quarta, vera, creatura: “Volume 4”. La genesi di questo disco, che vide la luce a seguito di una serie di album che hanno segnato e segneranno per sempre la storia dell’ hard rock e dell’ heavy metal per le generazioni a venire, è molto insolita. A quei tempi, infatti, i Black Sabbath stavano riscuotendo successi un po’ dappertutto e com’ è ovvio, il disco che ne avrebbe dovuto affermare la definitiva consacrazione, a due anni dalla formazione della band, è un eufemismo dire che era attesissimo. Non che si fece attendere molto, questo no, ma una volta che il disco fu disponibile nei negozi, e che il pubblico iniziava ad ascoltare per le prime volte i pezzi che lo componevano, rimase interdetto di fronte al nuovo sound che i Sabbath avevano deciso di proporre in questo loro nuovo “Volume 4”. La critica più aspra che i fans mossero al nuovo lavoro dei Sabbath fu quella di aver “addolcito” troppo i pezzi, pensato un po’ troppo ad affinare gli arrangiamenti ed a creare soffici melodie, piuttosto che a mantenere quello stile rapido e grezzo, che aveva contraddistinto i primissimi mesi di vita della band. Effettivamente, ascoltando più volte questo disco, ci si rende conto che, molte di queste critiche furono fondate, ma questo non significa affatto, che la band abbia abbassato il livello qualitativo di molto, rispetto ai precedenti dischi, nossignori. Andando progressivamente alla scoperta di questo lavoro, ci si renderà conto, dopo averlo ascoltato diverse volte, come Iommi e i suoi abbiano saputo spaziare in tipi di sonorità molto diversi fra loro, mantenendo comunque un omogeneità impeccabile, in fase di songwriting.

Il primo pezzo di cui mi voglio occupare non è la opening track del disco, bensì la numero tre, “Changes” che esprime in maniera perfetta tutti i cambiamenti e le innovazioni che i Sabbath hanno portato alla loro musica, grazie a questo disco. Devo ammetterlo, a costo di sembrare blasfemo, ma non ho mai amato troppo la voce di Ozzy Osbourne: la considero troppo poco ricercata e tecnicamente poco preparata; però in questo pezzo mi sono in parte dovuto ricredere. Sulle note di un dolcissimo piano, la voce di John Michael, qui veramente splendida, ci fa da guida in una serie di intrecci melodici che ci immergono appieno in un mondo di tristezza, che rende la nostra stanza, ormai completamente pervasa dal cupo suono di questo pezzo, posizionata in un luogo sopraelevato rispetto al resto della casa, grazie a delle angosciose sonorità che, adagio, ci cullano, fra acuti e note di pianoforte, in questo oscuro brano. Altri due pezzi molto interessanti, e che caratterizzano appieno questo “Volume 4”, sono “Wheels of Confusion” e “Tomorrow’s Dream”. La prima esordisce con un gradevolissimo riff di Iommi, e mette da subito in evidenza le caratteristiche principali che saranno proprie di questo disco, nel corso di tutta la sua durata. A farla da padrone infatti, è una melodia di base piuttosto lenta ed articolata, che molte volte viene scandita dall’ ottimo basso di Geezer Butler. Questa base però, verso la metà del pezzo, andrà lentamente perdendo intensità, lasciando il posto ad un ritmo decisamente più veloce, che percorrerà il brano, aumentano anche leggermente verso la fine, facendo tornare il pezzo in parte sui vecchi standard dei quattro di Birmingham, ma mai completamente dimenticando quelle sfumature melodiche, che rendono questo disco così caratteristico e vero e proprio stand-alone della prima parte della trentennale discografia dei Sabbath. La seguente invece, “Tomorrow’s Dream” è un pezzo che principia in modo decisamente più dinamico, andando però in controtendenza con il brano precedente, poiché a mano a mano che si continuerà con l’ascolto, esso perderà tutta la sua potenza, lasciando ampio spazio alla chitarra di Iommi, che ne percorrerà tutta la lunghezza con dei grandiosi riffs. Un altro pezzo, esattamente il numero cinque del platter, “Supernaut”, rappresenta l’ennesima espressione della grandezza del duo Iommi-Butler, che si supportano a vicenda, lasciandosi spazio l’un l’altro, ove ce ne fosse bisogno, dando quindi ampio sfogo alle loro grandissime capacità. Questo discorso è valido specialmente per Iommi che, sebbene la voce di Ozzy non sia troppo ispirata, riesce a conferire comunque un tocco di energia in più al componimento, creando quindi un’ atmosfera tutto sommato discreta, in un pezzo che, altrimenti, sarebbe stato l’espressione tipica del nulla. Dove purtroppo Iommi e Butler non hanno saputo gestire al meglio la situazione, è certamente in “Snowblind”, canzone che dà l’impressione, in ogni singolo secondo di ascolto, di dover prima o poi esplodere in qualcosa di più veloce e potente, impressione che verrà però disattesa, creando, specie nei successivi ascolti, una sensazione di noia molto poco gradevole. Nel comporre questo pezzo, infatti, si mette in evidenza una delle pecche che avevo menzionato poco più su nella recensione: la troppa ricercatezza delle melodie. I Sabbath in questo brano, per cercare la melodia perfetta si sono impantanati in un arzigogolo di suoni piuttosto caotico, che rende il pezzo in misto fra il lento e il veloce, non conferendogli però in nessuna occasione, una identità propria, lasciandolo quindi a navigare nel profondo mare dell’ indifferenza. La migliore composizione del disco, a mio avviso, è “St. Vitus Dance”. Lungo tutta la durata del brano, l’accompagnamento di Iommi, che si produce in un ottimo riff, come suo solito, dona alla canzone uno stile tutto suo, rockeggiante e melodico allo stesso tempo. Qui il mix fra melodia e velocità, riesce in maniera perfetta, permettendo ai Black Sabbath di realizzare questo straordinario pezzo, di un gradino superiore rispetto al resto del disco. Unica peccha: la durata, che infatti è di soltanto 2 minuti e 27 secondi, lasciando quindi decisamente deluso l’ascoltatore che già pregustava i magici riffs di Iommi in un pezzo molto più completo e longevo.
Personalmente ritengo le critiche che sono state rivolte a questo disco, in gran parte esagerate. E’ vero sì che i Sabbath, con questo disco, modificarono in maniera piuttosto radicata il loro stile, ed è anche vero che spostarsi in maniera così drastica verso sonorità così ricercate non è mai facile ed è altresì semplicissimo incappare in errori elementari. Ma come in tutte le storie a lieto fine, i nostri eroi hanno saputi comunque smentire questi dogmi grazie alla loro inconfondibile tecnica, che li ha portati in ogni caso a comporre un album di tutto rispetto.
Daniele “The Dark Alcatraz” Cecchini

LINE UP:
Frank Anthony Iommi – Guitar
Terence Michael Butler – Bass
John Michael Osbourne – Vocals
William Ward – Drums


TRACKLIST
1. Wheels of Confusion / The Straightener
2. Tomorrow’s Dream
3. Changes
4. FX
5. Supernaut
6. Snowblind
7. Cornucopia
8. Laguna Sunrise
9. St. Vitus Dance
10. Under the Sun / Every Day Comes & Goes
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71 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1 2 3 4
DArkSun (26/09/2003 22:40)
0
Gran capolavoro storico
oldmaidenfan73 (26/09/2003 22:51)
0
a me piacciono tutti i dischi con ozzy.ma a questo non posso dare cento
Dragontown1978 (26/09/2003 23:57)
0
ritengo questo disco composto da un'unica canzone ,una suite globale.non mi e' mai capitato di prendere "vol.4" e di ascoltare 2 o 3 traccie a mia scelta.
Quello che il recensore scrive di "snowblind" vale per molte altre tracks del cd , che si snodano in riffs che Iommi tira fuori come un mago dal cilindro,e spesso il concetto "canzone" viene sacrificato in nome di una eccessiva liberta' compositiva. Io credo che i Sabs avessero poche idee per questo album ,e le abbiano sfruttate un po caoticamente , creando tuttavia un disco che ,ascoltato dall'inizio alla fine tutto d'un fiato,lascia qualcosa dentro.

Quanti "viaggi" avranno fatto i nostri 4 amici durante la composizione di vol4?? mah.....
STARGAZER (27/09/2003 00:38)
0
disco stupendo.
"snowblind" a mio avviso è molto bella e in "supernaut" c'e uno dei riff più riusciti di quel genio di Tony Iommi
Xtatrank (27/09/2003 13:04)
0
immenso, il migliore dei sabbath x me
Fabs (27/09/2003 14:07)
0
Capolavoro (di Heavy Metal peró, non di Hard Rock..).
asylum (27/09/2003 17:17)
0
Disco dotato di pezzi notevoli e qualche filler. A mio avviso inferiore ai dischi che lo hanno preceduto, e al successivo Sabbath Bloody Sabbath. Cmq rimane un gran lavoro.
Metalpollo (27/09/2003 17:18)
0
ultraterreno. punto.
PhilAnselmo (27/09/2003 17:24)
0
Forse l'album leggero tra i primi mitici dei Sabbath, ma grandissimo x alcune canzoni come Wheels of confusion, Changes e Snowblind...poetico
STARGAZER (27/09/2003 19:58)
0
quali sarebbero i filler?!
Black_N°1 (27/09/2003 21:25)
0
Non posso che dare 100 a questo e a tutti gli altri dischi dei Sabbath...ogni disco è una storia a sè, ogni disco è un periodo complesso del quartetto di Birmingham. Non mi sento nè di criticare o giudicare ognuna delle canzoni, mi limito a cercare di capirle e ad ascoltarle, magari con una buona birra...e a pensare che c'è ancora gente che giudica schifosi dischi come "Technical Ecstasy", magari senza averli mai ascoltati...
Insomma, i Black Sabbath non sono solamente "Paranoid".... "Under the Sun" ne è la conferma ad esempio...
asylum (28/09/2003 11:18)
0
A mio parere i filler sono Tomorrow's Dream e la sopravvalutata Supernaut...
Brown Jenkin (28/09/2003 12:02)
0
Non vedo filler in un album che adoro dei Sabbath, non ha la forza di Paranoid o Master ma rimane un caposaldo.
Nightmare (28/09/2003 17:18)
0
Altro grande disco dei Sabbath! A parte Changes ed (ovviamente) FX,il resto è grande Heavy/Doom. Wheels Of Confusion,Supernaut e Under The Sun su tutte,fra le mie canzoni preferite dello storico quartetto.
Abbadon (28/09/2003 18:26)
0
bel disco, ma i capolavori dei sabbath sono altri
AnGeLo (28/09/2003 19:25)
0
Per me questo disco è geniale.
BlSabbatH (29/09/2003 13:20)
0
gran bel disco..storico! supernaut, wheels of confusion, tomorrow's dream, SNOWBLIND(cocaineeeeeeeeeeee!) under the sun e la stupenda laguna sunrise..davvero geniali!
FallFromGrace (29/09/2003 17:03)
0
Forse ci sono dei cali di tono a mio giudizio ma anche su altri lavori ci sono. Sempre bravissimi comunque meritano un voto alto, d'altronde i maestri insieme ai Judas sono loro.
masterburner (13/02/2004 12:48)
0
Favoloso, piuttosto vario. Snowblind è per me una delle più belle di sempre, con il suo andamento 'fatto'. Cornucopia, St Vitus Dance e Under The Sun raggiungono livelli di pesantezza secondo me ineguagliati al giorno d'oggi.
-LUDWIG- (04/03/2004 08:36)
0
Album stra-SOTTOVALUTATO! Track 1-6-7-10 da urlo,e il resto dell'album non fa cmq rimpiangere i 3 precedenti capolavori: un MUST
71 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1 2 3 4
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