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recensito venerdì 29 maggio 2009 alle 00:00 da Angelo D'Acunto
Vorunah
Voto della redazione

Il progetto Sarke nasce nell'anno 2008 da un'idea dell'omonimo polistrumentista norvegese (già attivo con gruppi come Khold, Tulus, Old Man's Child), il quale decide di dare il proprio personale tributo a band del calibro di Mayhem, Slayer, Darkthrone, Celtic Frost, Black Sabbath, Candlemass, Motörhead e Kreator. Vede così la luce Vorunah, album nato dalla prestigiosa collaborazione con Nocturno Culto (Darkthrone), il quale si occupa di tutte le linee vocali per i brani.

Le basi su cui si fonda il sound dei Sarke sono molteplici: si va dal black 'n' roll più putrido e ignorante, passando per l'heavy e fino ad arrivare ad aperture dal netto sapore stoner-doom. Nulla di altamente innovativo, ma che comunque conserva al suo interno qualche piccola idea ben congeniata. A corredare il tutto c'è una produzione essenziale e, a detta dello stesso artista norvegese, volutamente scarna e ispirata ai lavori degli anni '70.
Se l'iniziale Primitive Killing, con il suo incedere nettamente più duro e che strizza l'occhio all'heavy ottantiano nella sua forma più grezza, richiama subito alla mente i Motörhead degli anni d'oro, già con l'arrivo di The Drunken Priest la band rimescola sorprendentemente le carte mettendo in mostra il suo lato più "oscuro" che fuoriesce da rallentamenti di marcia, con tanto di tastiere sullo sfondo ad impreziosire ancor di più la componente atmosferica. Ancora più lenta scorre la successiva Frost Junkie, pezzo caratterizzato dagli arpeggi inquietanti delle chitarre e da un cantato di Nocturno Culto quasi sofferto che ben si amalgama con la musica. Le restanti tracce continuano più o meno a seguire la stessa scia delle precedenti, con parti più ritmate (ma comunque non velocissime) che lasciano spazio, di tanto in tanto, a rallentamenti più ragionati dove fanno capolino riff di pura matrice sabbathiana. A distaccarsi un tantino da questa omogeneità ci pensano i lenti ed eleganti rintocchi di pianoforte che contraddistinguono 13 Candles e le sfuriate più black-oriented con tanto di batteria in blast-beat della conclusiva Dead Universe.

Insomma, non esattamente originalissima l'idea messa in atto dai Sarke. Se Vorunah, in alcuni casi, può risultare essere più che convincente durante i primi ascolti, comincia ad annoiare già dopo una piccola serie di giri nel lettore, a causa sopratutto di una proposta musicale che, ahimè, non si allontana più di tanto da quanto è stato già fatto da tante altre band in circolazione. Un più che onesto tributo alle vecchie glorie del genere dunque, ma nulla di più.

Angelo 'KK' D'Acunto

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Tracklist:

01 Primitive Killing
02 Vorunah
03 The Drunken Priest
04 Frost Junkie
05 Old
06 Cult Ritual
07 13 Candles
08 Dead Universe

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3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
Porz (29/05/2009 12:44)
0
Personalmente lo trovo uno dei dischi più divertenti dell'anno, però mi sta sul cazzo che una band nata 3 mesi fa abbia già un album in cd, vinile e iTunes store; le T-shirt; la patecipazione a Wacken e all'Hole in the sky... mentre il mio gruppo dopo 10 anni di attività non riesce neanche ad avere una recensione su Truemetal! Ah ah ah
grutle_kjellson (29/05/2009 14:56)
0
Che sòla. Quello che fanno attualmente i Darkthrone fatto ancora peggio. E ce ne vuole :P
malfeitor (30/05/2009 17:19)
0
mi è piaciuto abbastanza,buon disco.
3 commenti - Mostrati da 1 a 20 - Pag: 1
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