Anche questi sono omicidi
Sanremo, un operaio elettricista di 47 anni si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola nella cantina sottostante la sua abitazione. Secondo quanto si apprende l’uomo era caduto in depressione in seguito alla perdita del lavoro. La ditta presso la quale lavorava da molti anni gli aveva infatti comunicato poche settimane fa che non avrebbe più potuto mantenerlo alle sue dipendenze.
Questa la notizia, alla quale non può non seguire una seria riflessione anche da parte nostra. Rimanendo intatta la nostra posizione dottrinale in merito al suicidio non possiamo che indicare il vero responsabile di drammi umani come questo: il sistema economico imperante che usa le persone, le sfrutta senza pietà e infine le elimina dal contesto produttivo appena ritiene siano “eccedenti”.
Si parla tanto in queste settimane dell’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, abolizione contro la quale si agitano in modo inconcludente la maggior parte delle organizzazioni sindacali, esso invero ( riportiamo in fondo a questo pezzo la parte saliente) non impedisce il licenziamento ma solo offre al lavoratore la possibilità d’impugnarlo di fronte alla magistratura se ritiene di essere stato leso dalla mancanza di giusta causa.
Nel caso dell’elettricista sanremasco non si sarebbe comunque potuto applicare perché tale normativa di tutela riguarda solo i dipendenti di aziende che occupino più di 15 lavoratori e questa è la condizione di moltissime persone impiegate in piccole e micro aziende che stanno pagando a carissimo prezzo il costo della crisi in atto.
Quello che però più ci addolora nella fattispecie e ci preoccupa, oltre alla morte di una creatura, è la deteriorazione, sempre più pronunciata, della rete di sostegno della solidarietà famigliare e sociale e, gravissimamente del rapporto tra l’individuo e il suo Signore. L’insieme di queste carenze genera la disperazione più nera e la morte appare una liberazione da un’angoscia insostenibile.
In Tunisia la tragica morte di Mohamed Bouazizi ha scatenato una rivolta che ha posto le basi per una nuova speranza politica e sociale per il popolo tunisino.
In Italia l’opinione pubblica si sta abituando a questi episodi sempre più frequenti e questa è la cosa più drammatica.
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