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Discussione: Parliamo di palestina.

  1. #226
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    Citazione Originariamente Scritto da sciacallo010 Visualizza Messaggio
    e che diritto hanno gli usa di tenere sotto embargo cuba?
    Nessuno. Ma la differenza è che gli Usa hanno "convinto" la maggior parte degli Stati ad accettare e condividere tale embargo, Israele non s'è manco sforzato di fare questo..il ragionamento è:questo è suolo nostro, ma ci vivono troppi palestinesi..se li attacchiamo e invadiamo, rischiamo una situazione peggiore di quella odierna...come ottenere lo stesso risultato senza invadere la striscia? (leggi: sfiancarli, farli crepare,...) Risposta "medievale": assedio.

    Per quanto riguarda l'attacco, la questione è (come ammesso dalle stesse forze armate israeliane nei momenti concitati dopo l'azione dei commandos): la nave era in acque internazionali. Un'altro stato qualsiasi, meglio se arabo o "comunista", se avesse fatto qualcosa di simile, sarebbe già stato sottoposto a pesanti sanzioni, se non invaso o bombardato (dipende dai casi).

  2.  
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  3. #227
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    con l'intento di ampliare il dibattito publico di seguito l'intervento apparso su www.noreporter.org da parte di Gabrile Adinolfi.
    una volta che iniziano a tacere le armi, e mai come in questo caso, alcune "speculazioni" sulla futura geopolitico destano molto interesse.


    Più Sansone che Davide Scritto da Gabriele Adinolfi Martedì 01 Giugno 2010 12:19 Israele nei mutati scenari

    L'assalto sanguinoso fuori dalle acque territoriali da parte delle forze armate israeliane al convoglio pacifista ha fatto sensazione.
    L'indignazione e la collera sono reazioni naturali; per molti che le provano da tempo, e per ragioni più valide e meno mediatizzate di quelle odierne, questi sentimenti non sono certo inediti.
    Tuttavia una reazione internazionale così compatta non la si ricorda proprio; neppure al tempo della Guerra dei Sei Giorni Israele subì un simile isolamento.

    Non è un déjà vu
    Abituati allo strapotere israeliano e al legame storico tra Washington e Tel Aviv i più danno per scontato che si tratti di una semplice reazione di facciata, la replica del solito film per allocchi.
    Non ci giurerei.
    La mente umana è ripetitiva e pensa di vivere sempre in un déjà vu.
    Se poi si è costruita su schemi riassuntivi corretti vi si fossilizza, rifiutando a priori i mutamenti delle cose. E' per questo che i più furono sorpresi dalla caduta del Muro di Berlino; ed è la stessa ragione per la quale due anni orsono, in occasione della crisi georgiana, in pochi capirono che la Ue avrebbe sconfessato sostanzialmente gli Usa, come in realtà fece.
    Perché biosgna comprendere che la situazione cambia e non di poco, ed è per questo motivo che non è assolutamente vero che le posizioni cui siamo abituati saranno tenute eternamente: le nuove condizioni anzi possono dettare dei veri e propri rovesciamenti.
    Dopo il tramonto del bipolarismo si è creduto che potesse dominare il mondo un'unica Superpotenza, quella americana, con il sostegno di due alleati irrequieti, Gran Bretagna e Israele: una globalizzazione atlantica.
    In realtà si trattava di un tentativo di contenere una situazione che sfuggiva di mano a numerosi oligarchi wasp, ma non a tutti.
    La crescita dell'Asia, l'affermazione del quadrliatero BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), l'istituzione dell'Euro, i primi vagiti della Ue, insieme alla crescita regionale dell'Iran e alla rimessa in discussione di alcune scelte geo-energetiche e geo-economiche hanno modificato, sostanzialmente molto più che non formalmente, la politica mondiale.

    Un repentino isolamento
    Da qualche anno in qua, da prima ancora dell'esplosione della crisi finanziaria, gli Usa hanno iniziato a rivedere le posizioni internazionali adattandole ad un pluri-polarismo nel quale cercano di mantenere un primato divenuto relativo ma comunque difficile da mantenere.
    Questo si è ripercosso pesantemente sulla Gran Bretagna, la potenza in maggior declino.
    E ciò minaccia Israele. Lo Stato ebraico non ha perso tempo ed ha intavolato a sua volta politiche spregiudicate a tutto campo, aprendo alla Cina e all'India, confermando, almeno fino ad un anno fa, la sua disponibilità a rafforzare la potenza regionale iraniana in chiave anti-araba.
    Ma, privata della certezza di sostegno strategico statunitense, la potenza israeliana ha finito col pagare l'eccessiva spregiudicatezza della sua politica.
    In particolare la carta curda, giocata da Tel Aviv sulla dorsale strategica, ha innervosito non solo l'Iran ma la Turchia, fino a poco tempo fa il principale partner oggettivo israeliano in Vicino Oriente. E come se non bastasse tra Israele e Gran Bretagna la tensione si è alzata di molto.
    D'un colpo solo Tel Aviv si è ritrovata isolata.
    Dopo trent'anni, per la prima volta le ragioni di attrito con Teheran hanno superato quelle di cointeresse (che è un po' quel che accadde tra Washington e Mosca dopo ben settant'anni di rivalità complice). Ma c'è di più: la Turchia si è fatta due conti e si è avvicinata alla Russia e alla Ue ed ha teso la mano all'Iran.
    Sa la Turchia che gli Usa, che con Teheran sono fermi più nelle parole che nei propositi, intendono utilizzarla ufficialmente come scudo anti-iraniano, per tenere così in scacco Vicino Oriente ed Europa.
    Lo sa a tal punto da averlo dichiarato ufficialmente sulla stampa turca (Haluk Ozdalga, a nome del partito di maggioranza sul quotidiano Zaman)

    Il nucleare civile
    Qui entra in gioco, appunto, il deterrente iraniano. Ma non è solo esso che conta, e che inquieta Israele, quanto piuttosto il nucleare civile. Perché un'iniziativa turco-brasiliana ha di recente proposto un accordo per stoccare in Turchia parte dello stock di uranio dell'Iran in cambio di combustibile nucleare da destinare a Francia e Russia. L'Iran non fa mistero di essere disposto a rinunciare al nucleare militare e, colpo di scena solo per i meno attenti, la comunità internazionale in risposta alla campagna anti-Teheran ha invece chiesto a Israele di mettere le sue testate sotto il controllo internazionale.
    Gli Usa hanno votato contro, ma è sempre più chiaro che sono tiepidi sull'argomento, molto più di quanto lo siano stati negli ultimi quarant'anni.

    Minaccia atomica?
    A questo punto Israele si sente in pericolo a prescindere dall'atomica iraniana: nell'area ha perso praticamente ogni partner, giocandosi in un colpo solo Iran e Turchia. I suoi interessi sono sempre meno coincidenti con quelli della Ue, in particolare se per approvigionarsi di gas questa si orienta, come sembra chiaro, al South Stream e non al Nabucco, tagliando così fuori il controllo atlantico-israeliano. Gli Usa nei limiti del possibile vogliono smarcarsi da una situazione inchiodata.
    Se così continuassero ad andare le cose, presto resterebbe un Paese in crisi demografica, economicamente improduttivo, privo di entroterra, completamente isolato.
    Un Paese che, messo alle strette, non avrebbe alcuna remora ad utilizzare le sue testate nucleari.
    Duecento secondo le stime ufficiose, oltre quattrocento secondo le fonti più informate, molte delle quali puntate sulle principali città europee.

    Esasperazione e proccupazione
    L'assalto al convoglio pacifista in acque internazionali forse può essere letto così: un segnale a tutti della disponibilità israeliana a utilizzare, se necessario, persino l'atomica e, comunque, a non lasciarsi isolare. Israele ha probabilmente calcolato che il tempo gioca contro i suoi interessi e che fosse quindi meglio innescare la crisi subito, anche da posizioni di palese torto, piuttosto che attendere.
    Per la prima volta da tempo immemore entriamo quindi in rischio bellico di dimensioni tutte de decifrare.
    Israele stavolta più che tracotante sembra però una nazione esasperata e preoccupata.
    La situazione è in evoluzione continua e tutto può accadere, non solo quello che Tel Aviv paventa ma anche il recupero di alcuni equilibri che al momento sembrano saltati.
    Perché se è vero che tutto è mutato rispetto a quattro o cinque anni fa è pur vero che il cambiamento reca in sé gran parte degli uomini, degli apparati, delle mentalità e delle relazioni dello status precedente e quindi fornisce ipotetiche soluzioni antiche, benchè sicuramente transitorie.
    Sarebbe quindi errato sostenere che l'isolamento israeliano sia irreversibile e persino che si avvii ad esserlo; ma più sbagliato ancora è sostenere il contrario.
    Oggi, per le varie potenze, è il tempo delle possibilità.
    Ed è con questa mentalità che sarebbe opportuno leggere gli eventi che accadranno anziché restare imprigionati in chiavi interpretative che furono corrette ma che iniziano ad essere datate.

  4. #228
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    Citazione Originariamente Scritto da edgar Visualizza Messaggio
    Israele ha confermato di aver attaccato ieri "in risposta al lancio di razzi" [i famosi Qassam, che non dispongono neppure di testata esplosiva, ndr].
    ecco un'altra cosa molto dubbia, Isreale che si legittima perchè bersaglio dei razzi Qassam che se sei così sfigato da beccarteli in testa non è nemmeno sicuro che muori.
    « Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo »(Mahatma Gandhi)



  5. #229
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    I know someday you'll have a beautiful life, I know you'll be a star in somebody else's sky, but why... why... why... it cannot be... it cannot be mine ?

    E non è l'idea della cristianità che biasimo o dell'ebraismo, o di qualsiasi altra religione. Sono i professionisti che l'hanno trasformata in un business, lì c'è un mucchio di soldi nel racket di Dio, un mucchio di soldi! Gli insegnamenti di Gesù sono una meraviglia, così come lo sono in origine le intenzioni di Carl Marx. Ok? E come possono essere male se tutti dividono equamente: non fate male agli altri, democrazia, governo del popolo, tutte grandi idee, sono tutte grandi idee ma..hanno tutte quante un fatale difetto. È questo sono tutte basate sul falso concetto che l'uomo sia fondamentalmente buono e che se gli dai l'occasione di essere onesto l'afferra, che non è uno stupido, egoista, avido, codardo e miope verme. Quello che dico è che la gente rende la vita peggiore di quello che dovrebbe essere e credetemi è già un incubo senza il bisogno del suo aiuto, ma in definitiva mi dispiace dirlo, la nostra è una specie fallita -

    Woody Allen - Basta che funzioni

  6. #230
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    Confermo, davvero interessante. Portare alle estreme conseguenze una linea di condotta per far capire che questa è sbagliata. Peccato che a rimetterci siano degli innocenti.
    Manowar tutta la vita!

  7. #231
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    sempre attualissimo questo video e queste parole di un uomo onesto

    YouTube - Sandro Pertini al fianco dei palestinesi contro i crimini d Israele

    "Perchè qui è tutto un magna-magna!" da "Johnny Stecchino"

  8. #232
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    Israele diffonde un video dove i soldati vengono aggrediti con bastoni e sedie. È chiaro che i pacifisti di lì a poco avrebbero scoperto il bronzo e la polvere da sparo.

    citazione necessaria da Spinoza.it
    Tutto il mio lavoro è diretto contro coloro che per stupidità o per calcolo si dedicano al progetto di far saltare in aria il pianeta o di renderlo inabitabile
    W.S.B.


  9. #233
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    Mediterraneo orientale - Infopal. I militari israeliani sono riusciti a bloccare la settima nave della Gaza Freedom Flotilla, la 'Rachel Corrie', e a farla deviare verso il porto di Ashdod.

    "La nave irlandese aveva ignorato l'ordine di deviare spontaneamente verso il porto israeliano di Ashdod".

    Questa è la giustificazione data dai militari israeliani in un comunicato ufficiale appena giunto in varie redazioni giornalistiche.

    Sin dall'alba è stato difficile comunicare per i membri dell'equipaggio; radar e satelliti sono stati disturbati dalla Marina israeliana che per ore ha inseguito la nave.

    Avital Leibovich, portavoce militare israeliano, ha fatto sapere che l'operazione risponde pienamente ad una decisione unanime del governo israeliano, varata ieri sera, 4 giugno.

    La nave portava tonnellate di aiuti umanitari vitali per Gaza, stretta dall'illegale assedio israeliano.

    Durante il viaggio della Rachel Corrie, in tutti i contatti, di cui l'ultimo poche ore fa, i membri dell'equipaggio, tra cui il premio Nobel, Mairead Corrigan-McGuire, avevano dichiarato con determinazione la propria volontà di raggiungere - a tutti i costi - la Striscia di Gaza.


    La Rachel Corrie porta con se 750 tonnellate di aiuti umanitari ed ha a bordo 15 passeggeri, tra personalità diplomatiche ed operatori umanitari.

    Vi è da notare che appena si era diffusa la notizia della fine delle comunicazioni [Israele le ha disturbate, ndr], a centinaia a Dublino avevano protestato davanti al consolato israeliano.

    "Perchè qui è tutto un magna-magna!" da "Johnny Stecchino"

  10. #234
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    Israele sono decenni che non rispetta risoluzioni Onu che la riguardano, oramai oltre 30, ma chiede agli altri di rispettarle.
    E' chiaro come per loro non esistano gli uomini, bensì solo sè stessi e gli altri, alla stregua di animali.

    Il problema non riguarda la regolarità o meno della nave pacifista. Una nave non autorizzata va fermata. Questo dice la logica. Uno stato ha il diritto di fermare(In maniera congrua, non certo lanciando proiettili contro le biglie ) una imbarcazione non autorizzata che intimata a fermarsi non si ferma...

    Il problema è però a monte. Fin da quando esiste Israele segrega all' interno di veri e propri lager a cielo aperto i palestinesi residenti in proprio territorio, razionando a piacimento e utilizzando come minaccia ogni cosa, dall' acqua alla corrente elettrica.

    Questo spiega oltretutto perchè la nava se ne è infischiata degli inviti a fermarsi...
    Ultima modifica di christian.k; 05-06-2010 alle 16:25

  11. #235
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    Bilancio aggressioni israeliane tra 27 maggio e 2 giugno 2010

    http://www.infopal.it/leggi.php?id=14858

    "Perchè qui è tutto un magna-magna!" da "Johnny Stecchino"

  12. #236
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    Il deputato egiziano Hazim Faruq ha annunciato ieri che un convoglio umanitario egiziano porterà dei materiali da costruzione lunedì prossimo nella Striscia di Gaza.

    Faruq, tra gli attivisti della spedizione umanitaria attaccata lunedì al largo di Gaza, ha affermato durante una conferenza stampa tenutasi al Cairo che la decisione d’inviare il convoglio è coerente con quella della Lega Araba di rompere l’assedio e aprire il terminal di Rafah, che permette il passaggio dall’Egitto alla Striscia.
    “Il sangue dei martiri uccisi quando Israele ha attaccato la Freedom Flotilla non andrà sprecato – ha dichiarato – È’ come una sorgente, che irrigherà l’albero della libertà finché Gaza non sarà libera.”
    Nello stesso ambito, il membro del movimento dei Fratelli musulmani Ibrahim al-Ja’fary ha criticato aspramente la leadership egiziana, per non aver assunto una posizione forte nel condannare l’aggressione d’Israele.

    "Perchè qui è tutto un magna-magna!" da "Johnny Stecchino"

  13. #237
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    « Non farò vergogna alle sacre armi; né abbandonerò il compagno che sarà mio vicino nella mia schiera; combatterò per ciò che è santo e per ciò che è puro, tanto se sarò solo, quanto se sarò in compagnia di molti. Lascerò la mia patria, non più piccola, ma più grande e più forte di come l'avrò ricevuta. Ubbidirò ai magistrati in carica, alle leggi già stabilite e a tutte quelle che il popolo concordemente stabilirà. E se qualcuno vorrà attentare alle leggi o non ubbidire ad esse, non glielo permetterò, ma combatterò contro di lui, tanto solo quanto in compagnia di altri. Onorerò la religione dei miei padri ».

    «la nostra patria per noi sono i villaggi, i nostri altari, le nostre tombe. Tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra patria è la nostra Fede, il nostro Re. Ma la loro patria che cos’è per loro? Voi lo capite? Loro l’hanno in testa, noi la sentiamo sotto i nostri piedi»

    ... quando il cittadino accetta che chiunque gli capiti in casa, da qualunque parte venga, possa acquisirvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e c’è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine. Così muore la democrazia: per abuso di se stessa e, prima che nel sangue, nel ridicolo. (Platone)

  14. #238
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    Citazione Originariamente Scritto da Druso Italico Visualizza Messaggio

    Mi piacerebbe capire cosa stai cercando di dire mettendo questo link... Lo trovi per caso divertente e calzante alla situazione?!?


  15. #239
    Ardet nec consumitur
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    Sì, decisamente.
    « Non farò vergogna alle sacre armi; né abbandonerò il compagno che sarà mio vicino nella mia schiera; combatterò per ciò che è santo e per ciò che è puro, tanto se sarò solo, quanto se sarò in compagnia di molti. Lascerò la mia patria, non più piccola, ma più grande e più forte di come l'avrò ricevuta. Ubbidirò ai magistrati in carica, alle leggi già stabilite e a tutte quelle che il popolo concordemente stabilirà. E se qualcuno vorrà attentare alle leggi o non ubbidire ad esse, non glielo permetterò, ma combatterò contro di lui, tanto solo quanto in compagnia di altri. Onorerò la religione dei miei padri ».

    «la nostra patria per noi sono i villaggi, i nostri altari, le nostre tombe. Tutto ciò che i nostri padri hanno amato prima di noi. La nostra patria è la nostra Fede, il nostro Re. Ma la loro patria che cos’è per loro? Voi lo capite? Loro l’hanno in testa, noi la sentiamo sotto i nostri piedi»

    ... quando il cittadino accetta che chiunque gli capiti in casa, da qualunque parte venga, possa acquisirvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e c’è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine. Così muore la democrazia: per abuso di se stessa e, prima che nel sangue, nel ridicolo. (Platone)

  16. #240
    True One
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