
Originariamente Scritto da
Zerotolerance70
Riguardo lo spread, non è esattamente così che funziona. Sì, è vero, certi giornali hanno fatto questi conti, ma sono concettualmente sbagliati.
Spiego perchè.
Dico subito che NON E' VERO che uno spread di 500 punti base (ovvero il 5%) rispetto al bund tedesco significa automaticamente che uno paga il 5% in più di interesse.
Tanto è vero che, in questi mesi, lo Stato italiano non ha pagato un solo centesimo in più di interessi sul debito.
La cosa è piuttosto complicata, ma vedrò di spiegarla meglio che posso.
Supponiamo che lo Stato venda sul mercato primario i suoi BTP decennali che rendono il 4% annuo di cedola. Incassa 100 Euro per titolo collocato, che dovrà poi restituire a scadenza, e nel corso dei 10 anni di durata del titolo pagherà il 4% di interesse. E pagherà solo e sempre il 4%, qualunque cosa succeda, su quel titolo. Questo per un motivo molto semplice: il valore facciale del titolo e il tasso di interesse corrisposto sono scritti nero su bianco, è come se lo Stato avesse stipulato un contratto con l'acquirente del titolo: "Tu mi presti 100 Euro oggi, io ti ricompenso con 4 Euro l'anno per 10 anni, e alla fine ti restituisco quello che mi hai prestato".
La storia del titolo, per lo Stato italiano, finisce qui.
Ma il BTP non ha solo un mercato primario, esiste anche un mercato secondario, dove i titoli vengono scambiati fra diversi compratori. In teoria il titolo può passare di mano un'infinità di volte, perchè è un bene come un altro. Basta stabilire il giusto prezzo.
Ed è qui che interviene la faccenda dello spread.
Ogni attività finanziaria ha un rendimento che è parametrato all'attività risk-free, che è anche quella che offre il rendimento minore, dal momento che non dà al possessore alcun premio per il rischio (per forza, se non è rischiosa, non c'è premio per chi vi investa). Tutte le altre attività hanno un certo margine di rischio; nel caso dei titoli obbligazionari (come il BTP) uno dei rischi è quello di insolvenza: l'emittente potrebbe non essere in grado di onorare il suo impegno (il "contratto" cui facevo riferimento poco fa).
A seconda del tipo di rischio e della probabilità che questo si manifesti effettivamente, cresce il premio, e quindi il tasso di interesse da corrispondere al suo possessore. ma come si fa, se il tasso di interesse è scritto nero su bianco e non è modificabile?
Facile, basta agire sul prezzo, e quindi sul valore dell'attività. Il titolo in origine valeva 100, e questo era il suo prezzo. Ora, supponiamo che l'emittente sia giudicato non affidabile quanto lo era prima, all'epoca dell'emissione. Io vorrei cedere il mio BTP, ma i compratori che si fanno avanti non sono disposti a pagare 100. Mi offrono, ad esempio, 90. Solo che la cedola che andrebbero ad incassare è sempre pari a 4 Euro annui. Il che significa che per il nuovo investitore il rendimento A SCADENZA del BTP è salito (ovvio: ha pagato 90 per un'attività che gli rende 4 Euro all'anno e gli verranno restituiti 100 Euro a scadenza; io in origine avevo pagato 100 per avere gli stessi flussi di cassa).
Ecco cos'è lo spread: il differenziale di rendimento A SCADENZA dei titoli, fra un'attività risk free e una invece rischiosa. Ed è calcolato sulla base dei prezzi che si formano sul mercato secondario delle obbligazioni e dei titoli di Stato. Ma per l'emittente del titolo non è cambiato niente, lui continuerà a pagare il 4% all'anno fino alla fine della vita del titolo.
Una cosa è evidente: nel momento in cui il BTP scadrà, e lo Stato italiano lo vorrà rinnovare, gli investitori che si presenteranno col portafogli aperto gli diranno "Sì, amico bello, io il BTP te lo compro, ma non mi puoi ripagare con il 4%, perchè nel frattempo le cose sono cambiate. Per questi e questi motivi io non mi fido più di te come prima, i tuoi titoli sono più rischiosi (supponiamo di 500 punti base), quindi mi devi pagare con il 9% all'anno. Sennò il tuo titolo te lo tieni, e io i miei soldini li presto a qualcun altro."
Ma questo accadrà SOLO E SOLTANTO all'atto della scadenza dei titolo, non prima.
Quindi il famoso spread avrebbe appesantito il tasso di interesse nominale solo per quanto riguarda la parte di titoli che giungeva a scadenza e da rinnovare; che al momento erano """solo""" poche centinaia di milioni di Euro (scaduti alla fine di Novembre); altre tranche scadranno nei prossimi mesi, e il gioco delle parti sul mercato primario si ripeterà. Ma per tutto il resto del debito valgono le condizioni contrattuali stipulate in precedenza.
Qui si dovrebbe anche aprire la parentesi relativa alla curva dei tassi, ma complicherei troppo e inutilmente il discorso, quello che ho detto credo che spieghi in modo sufficientemente chiaro come funziona lo spread e che effetti concreti ha, nell'immediato, sul nostro debito.
Quindi, è concettualmente sbagliatissimo applicare lo spread su TUTTO il debito pubblico; lo hanno fatto alcuni quotidiani, probabilmente per spargere il panico e indirizzare la situazione politica in una certa direzione (molti parlamentari non sanno nemmeno cosa sia lo spread, e come funzioni; alcuni non hanno chiaro nemmeno i concetti di debito e di deficit, li confondono e pensano che siano la stessa cosa), ma la situazione reale è parecchio diversa. Una cosa è l'orizzonte di lungo periodo, ben altra è l'ottica di breve. Poi è logico che uno deve tenere sott'occhio entrambe, se vuol essere un buon amministratore della cosa pubblica. Ma la mia impressione è che in questo frangente si sia fatto parecchio casino fra le due.
Dopodichè, in questo discorso, intervengono altri fattori.
Le agenzie di rating, quelle che stabiliscono se sei un emittente affidabile oppure no, e di quanto eventualmente ci si può fidare. Di qui, la Tripla A, che indica il massimo dell'affidabilità, e gli altri voti a scalare (AA, AA-, e così via).
La speculazione, che per vari motivi può mettere sotto pressione un titolo o una valuta: Come? Semplice, basta vendere, magari allo scoperto, i titoli che si vogliono far crollare. Meglio ancora se quelle vendite massiccie sono accompagnate, o precedute che è ancora meglio, da un giudizio negativo da parte di un'agenzia di rating. Cosa piuttosto facile, visto che queste ultime sono di emanazione bancaria.
E' chiaro adesso che cosa è accaduto sui mercati per alcuni mesi? Occhio, perchè non è finita: contro la speculazione e contro certi meccanismi perversi non è stato fatto niente. Quindi il rischio è che fra un anno potremmo ritrovarci con una situazione in tutto e per tutto simile a quella attuale, e senza più sapere dove nadare a trovare i soldi per tappare i buchi. Tutto dipende da quanto rapidamente gli speculatori troveranno una quantità di munizioni (leggi: denaro a buon mercato) sufficiente ai loro scopi.
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