Non potrei essere più d'accordo, Armand, sia sui Dimmu Borgir che sui Paradise Lost. Come hai detto tu è sbagliato considerare i Dimmu Borgir un ex gruppo black: troppo spesso sento dire che si sono venduti, che sono diventati commerciali, ma io non la vedo così. Non si sono venduti, sono semplicemente cambiati: sono partiti come gruppo black a tutti gli effetti e poi col tempo hanno saputo rinnovare la loro proposta musicale, uscendo dai ranghi del black metal tout-court, e creando uno stile personalissimo e inconfondibile (anche se ammetto che PEM non mi ha mai convinto molto). L'ultimo Death Cult Armageddon (che ho comprato proprio stamattina) è l'ennesima dimostrazione che sono un grande gruppo. Di black metal è rimasto ben poco ormai, ma cosa importa? Fanno ottima musica, e questo è quello che conta.Originariamente Scritto da Armand
Frodo, mi trovo perfettamente d'accordo con la tua recensione: DCA è davvero un album coi controcazzi!![]()
Per i Paradise Lost...sono arrivati alla fine, ed è triste vederli ridotti così, ma secondo me erano già finiti dopo Draconian Times, quando ogni legame col glorioso passato fu reciso. Ormai sono quello che sono, ma cmq in passato ci hanno "regalato" perle come Lost Paradise, Gothic, Shades of God e
Icon (Draconian Times, seppure molto bello, secondo me è il primo segnale di caduta), e questi grandi dischi non li potrà mai cancellare nessuno.


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