beh, ma già se lo segnalasse sarebbe una gran cosapoi se l'utente persegue partirebbe la denuncia... alla fine aò, mica possono ingabbiare 24/25 di italia
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A quanto ne so i fake provengono dagli utenti che rinominano i file con titoli fasulli...anche se non ho capito a che pro ^^ (comunque su Emule ormai è possibile prevenire anche questa cosa)
Controllare il flusso di dati è fattibile, ma può farlo solo la compagnia telefonica che offre il servizio...e finchè si accorge che un suo utente scarica 100GB di dati al giorno per tutto l'anno, può anche pensare di avvisarlo prima di segnalarlo alle autorità, ma in ogni caso andrebbe contro i propri interessi.
edit: comunque Rapidshare e affini alla fin fine hanno lo stesso utilizzo di Emule...c'è tanto materiale legale e tantissimo materiale illegale che viene costantemente scaricato da chiunque.
the cake is a lie
beh, ma già se lo segnalasse sarebbe una gran cosapoi se l'utente persegue partirebbe la denuncia... alla fine aò, mica possono ingabbiare 24/25 di italia
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N.B. Se in questo post figurano simboli del tipo ":*******" sappiate che sono lacrime e non baci
Testimone dell'apparizione di true Peter Griffin a Roma
Fiero spammone delLA società
E'quello che hanno proposto in Francia infatti...almeno leggendo qualche post fa ^^ Poi non so come stiano andando le cose lì.
Class & Melody / Il Bro'
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- Al contrario di certa gente che so io, non ho affatto bisogno di scrivere su un forum per dare un senso alla mia vita!
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- Fiona - "Everything You Do (You're Sexing Me)" (Duet with Kip Winger) - / - Winger - "Headed For A Heartbreak" - / - Tyketto - "Forever Young" - / - Don Dokken - "Mirror Mirror" - / - Lynch Mob - "Wicked Sensation" - / - Firehouse - "Reach For The Sky" - / - TNT - "Everyone's A Star" - / - Harem Scarem - "Slowly Slipping Away"
Class & Melody / Il Bro'
Pirateria, tempi bui per i siti di link
Si abbatte la scure delle case discografiche contro le community che permettono di scaricare file in modo diretto tramite Rapidshare. Chiuso Downrevolution.net
Il fenomeno è in espansione, come alternativa al peer to peer, e già riceve in Italia l’attenzione delle forze dell’ordine: siti dove community di utenti registrati si scambiano musica (o film o giochi) pubblicando link su un forum privato. I link danno accesso diretto al contenuto, che staziona su server di hosting come quelli di Rapidshare, Megaupload e Cyberlockers.
Prima vittima italiana eccellente c’è stata ieri: la Guardia di Finanza ha sequestrato Downrevolution.net, su segnalazione delle major. Ci sono state quattro persone denunciate e 17 computer sequestrati, che erano posti in un locale di Sesto San Giovanni, dove veniva gestito il sito. Si parla di un giro di circa 6mila file e 30 mila utenti, che hanno fatto in tutto 500mila download nei mesi di vita di questa community. I post con i link erano mimetizzati all’interno di quello che la Guardia di Finanza definisce “falso forum di discussione”.
Ad aggravare la situazione, oltre alla grande popolarità del sito e all’ingente numero di link, il fatto che c’erano opere "di recentissima pubblicazione - scrive la Guardia di Finanza - o addirittura non ancora vendute tramite i canali ufficiali (opere ancora in proiezione esclusivamente nelle sale cinematografiche, CD musicali di recentissima pubblicazione e Serie TV in onda solo su TV “Pay per View” quali Sky e Mediaset Premium). A mero titolo di esempio l’opera “Safari” del noto artista Jovanotti era stata oggetto di ben 1.021 download illeciti”. Ulteriore aggravante per i gestori: richiedevano donazioni dall’utente (al solito in cambio di privilegi nel download), il che apre gli estremi di pirateria a scopo di lucro.
Resta in piedi invece il sito dove si parla di Downrevolution.net.
«Questo era uno dei siti più popolari in Italia, tra quelli basati su link diretti a file illegali», dice a Mytech Enzo Mazza, presidente Fimi (Federazione industria musicale italiana). «Questo tipo di siti sono un bel problema, perché organizzano e linkano in maniera accurata», aggiunge.
Possono essere quindi più pericolosi per l’industria - e più interessanti per l’utente pirata - rispetto al normale peer to peer: perché consentono di trovare con più facilità quello che si cerca e di scaricarlo senza attendere troppo e senza pause. Nel peer to peer, invece, capita di dover completare un download nell’arco di molti giorni, perché chi lo condivide va offline.
Di contro, però, questi siti, proprio per la loro natura organizzata, rischiano di essere con più facilità bersaglio delle forze dell’ordine. E possono passare guai giudiziari anche gli utenti registrati, se nei log del sito ci sono elementi sufficienti a individuarli. Lo stesso avviene con quei siti che organizzano link a torrent e che sono quindi associati a sistemi peer to peer: ha fatto storia la chiusura di Oink.me, dove non solo il gestore ma anche alcuni utenti sono stati denunciati. Per questo tipo di siti, l’unico modo per evitare i guai è essere poco visibile; cosa impossibile se diventano troppo popolari. È il problema della coperta troppo corta: perché hanno bisogno di essere abbastanza popolari per avere un numero adeguato di link. Almeno, una buona idea per passare più inosservati sarebbe evitare di condividere le pre-release, che è quanto fa arrabbiare di più i produttori di contenuti.
[Fonte: MyTech. Articolo di Giulio Boresa]
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Non so se sono già stati postati, ma oggi ho trovato un paio di articoli interessanti, anche se un po' vecchiotti:
Tratto da Spystory per Pirate Bay e Media Defender: il P2P denuncia le major - Blogosfere High Tech
Non c'é solo la spystory Ferrari McLaren nell'aria, con i suoi risvolti da analfabeti del PDF, ma anche un'altra vicenda di documenti rubati e resi pubblici, online ovviamente.Protagonisti Pirate Bay e Media Defender, arcinemici, che ora vedono invertirsi le parti: è la Baia dei Pirati a partire all'arrembaggio dell'azienda nata per difendere le major dal Peer to peer. Pirate Bay infatti ha deunciato Media Defender.
I difensori dei produttori di film, musica e tutti quei file che è così facile scaricare da Internet si trovano ora a dover giustificare una serie di e-mail quanto mai compromettenti: ecco cos'é successo.
Media Defender, fin dal nome, è una società nata appositamente per difendere gli interessi delle major che producono e distribuiscono contenuti audiovisivi, quegli stessi file che spesso e volentieri (soprattutto volentieri) si scaricano dal Web con un semplice click. Per avere un'idea della portata di questa vicenda basti sapere che tra i clienti di MD ci sono la MPAA, la RIAA i privati Paramount, 20th Century Fox, Virgin e BMG.
Lo scopo della società dovrebbe essere quello di prevenire e fermare le infrazioni delle leggi sul copyright commesse attraverso circuiti peer to peer; un intento nobile, anche se basato su leggi e norme che dovrebbero adeguarsi all'attuale panorama tecnologico. Meno nobili i metodi attuati: file usati come esca per attirare i condivisori, utenti-fake, ricerche più o meno ortodosse sul conto di chi scarica. L'ultimo caso, ne avevamo parlato qui, il sito Miivi.com, realizzato ad hoc allo scopo di attirare utenti smaniosi di caricare e scaricare file protetti da copyright per poi denunciarli non appena la conessione avesse fornito i dati necessari.
Allora il tentativo era stato smascherato in poche ore; oggi i sospetti più che fondati e ciò che i Pirati ben sapevano è stato confermato da una serie di e-mail, quasi settemila, contenenti dati, recapiti, nominativi e soprattutto prove di tutte le strategie al limite della legalità attuate da chi contro cosa. Un archivio segreto ottenuto dal gruppo MediaDefender-Defenders, uno dei gruppo che operano nell'ambiente del peer to peer e in particolare BitTorrent.
Questa la rivendicazione del gruppo:
Rilasciando queste e-mail speriamo di assicurare la privacy e l'integrità personale di tutti gli utenti del peer to peer. Quest mail contengono informazioni circa le diverse tattiche e soluzioni teniche utilizzate per tracciare gli utenti dei p2p e forzare i servizi p2p. Uno speciale ringraziamento a Jay Maris per aver eluso l'intero servizio di sicurezza inoltrando tutte le sue e-mail sul suo account gmail.
I dati contenuti in oltre 700Mb di materiale sono tantissimi e riguardano gli utlimi sei mesi di attività di Media Defender: indirizzi IP, strategie di monitoraggio, login ai server, siti-trappola e strategie per prevenire la pirateria di singoli film e prodotti. Ad esempio il film dei Simpson, esca ghiottissima, centro un'operazione così riassunta nelle mail trafugate [fonte: Torret Freak]:
# REMINDER: “The Simpson’s Movie” premieres this Friday (to Torrents).
* Decoy files are available in torrents MDfile server.
* Use Public Trackers for pre-Leak releases.
* Create two new trackers for this project.
o Ebert to inform Torrents of these new machines.
* Send a list of 5 release names from each torrent team member to Ebert.
* REMEMBER to input torrent file into interdiction if a real Leak is available this weekend.
E ora, come titola Punto Informatico, il Vaso di Pandorea è esploso: nei prossii giorni è attesa una vera e propria valanga di commenti e conseguenze e staremo a vedere come Pirate Bay userà questi dati per rispondere alle accuse mosse da MD.
tratto da PI: Esplode online il vaso di Pandora delle major
Roma - MediaDefender, la celeberrima organizzazione votata a contrastare il file sharing non autorizzato senza preoccuparsi troppo dei diritti degli utenti, deve ora fare i conti con il momento più delicato della sua storia: 700 megabyte di mail ad uso interno sono finiti su torrent, disponibili per il download a chiunque sia in grado di aprire un client di rete BitTorrent. Una quantità di informazioni senza precedenti sulle tattiche, le strategie, gli IP e i commenti personali di quelli che da sempre fanno il "lavoro sporco" per RIAA, MPAA e l'intera industria dell'intrattenimento.
Non è la prima volta che l'organizzazione deve fare i conti con una fuoriuscita all'esterno di dati riservati, ma questa volta il colpo potrebbe rivelarsi irreparabile: sono apparentemente 6621 le email contenute nell'archivio, inviate in un periodo di 9 mesi, da gennaio a settembre 2007, con interventi, commenti e "ordini" impartiti da molti dei pezzi grossi dell'azienda.
Responsabile della "release" non autorizzata e pirata è un gruppo che si definisce MediaDefender-Defenders, che nel readme incluso con l'archivio rivendica: "Distribuendo queste email speriamo di garantire la privacy e l'integrità personale di tutti gli utenti del peer-to-peer. Le mail contengono informazioni sulle varie tattiche e soluzioni tecniche per tracciare i condivisori, e gettare scompiglio tra i servizi di P2P".Il leak è insomma un vero e proprio vaso di Pandora del contrasto al P2P, in cui vengono indicati gli indirizzi IP dei sistemi che tracciano gli utenti facendosi passare però come condivisori qualsiasi, i contenuti fasulli introdotti in rete per scoraggiare il download, i numeri di cellulare e i contatti di posta dei dirigenti di MediaDefender, i retroscena dei fatti di cronaca informatica in cui la società è stata coinvolta e le modifiche alle voci di Wikipedia connesse ai suoi affari, nonché i siti "esca" ad essa riconducibili. Una quantità di informazioni che farà felici i blogger del p2p e i siti di news per un bel pezzo, come la stessa crew preannuncia con compiacimento nel suddetto readme.
La ridda di retroscena che di certo verranno svelati nei prossimi giorni e mesi (7000 mail non si leggono in una volta sola...), comincia con il ben noto MiiVi.com, un sito civetta per prendere pirati poco accorti, finito nell'occhio del ciclone lo scorso luglio e poi declassato a "progetto interno" da MediaDefender.
Dalla corrispondenza citata con dovizia di particolari da TorrentFreakMiiVi era un progetto di grossa portata gestito da MediaDefender per trarre in inganno gli utenti, esattamente come ipotizzato quando lo scandalo è esploso. "Sembra che il trasferimento di dominio ci abbia fregato" scrive Ben Grodsky al CEO e fondatore di MD Randy Saaf, che risponde "Questo è davvero fo***to, mettiamo miivi off-line".
A dimostrazione poi del fatto che siamo solo all'inizio di rivelazioni che faranno rumore c'è la velocità con cui la notizia della diffusione di questo pacchettone di email si va diffondendo sui weblog. Quel che è certo è che mettere un tappo all'insanabile emorragia di dati riservati, a questo punto, sarà ben difficile.
Alfonso Maruccia
Credo che per quanto il p2p sia illegale, certe azioni siano a dir poco discutibili: il fine non può giustificare questo tipo di mezzi.
....still climbing...
....ultimamente la GF italiana ha bloccato e chiuso definitivamente un grosso server (anzi due) italiano con sede all'estero Colombo bt (share torrent)![]()
"Sequestro preventivo" del giudice così l'Italia oscura Pirate Bay - Scienza & Tecnologia - Repubblica.it
Oscurata piratebay per i navigatori italiani.
Ritornare all'epoca della censura la trovo un'operazione a dir poco discutibile. Spero almeno che spendano le stesse energie e dedichino lo stesso trattamento ai siti pedofili, quello almeno avrebbe più senso.
Di certo non si risolve così il problema: domani salteranno fuori altri siti equivalenti e dopodomani verrà sviluppata ancora un'altra tecnologia per il p2p, questo perchè la ragione di tutto questo sta a monte e non nel ragazzino che si scarica un disco da internet.
The One Who Made Heavy Metal
credo che il modo migliore per risolvere il problema sia creare una cultura per avere cd di musica, film e videogiochi.
è ovvio che se un ragazzo vede tutti che scaricare, appena gli è possibile comincia subito a scaricare.
e poi censurare un sito a che serve?è solo uno di tanti.
siti tipo quello ce ne sono svariati, programmi per p2p stessa cosa, se ne oscuri uno certamente dopo ne nasce uno nuovo.
Banned
Perchè una persona, di qualsiasi età, deve spendere 20€ per un disco musicale?
Perchè le case discografiche devono prendersi la maggior parte del guadagno di un cd dando 20 centesimi per cd al gruppo che l'ha creato e registrato?
Altro che rovinare i gruppi musicali, che non hanno piu' soldi.
Provate a vedere quali artisti sono contro il download illegale sbandierandolo in pubblicità, interviste, ovunque nel mondo mediatico... i piu' grandi, che hanno rapporti milionari con le case discografiche... facendo guadagnare il gruppo e le case discografiche.
Ma allora, perchè io devo pagare un cd 20€ quando si potrebbe pagare molto meno?
Perchè le case discografiche si devono prendere un guadagno cosi' grande, a discapito dei gruppi musicali?
Ecco cosa mi fa arrabbiare. E' normale che un ragazzino che non ha un lavoro debba scaricare da internet quello che gli piace, se poi i cd costano "l'ira di Dio".
E se poi devo vedermi il cd dei Finley a 15-20€, qualità musica pari a zero, prodotto in una settimana perchè... cos'è, difficile da suonare quella musica e da registrare??![]()
The One Who Made Heavy Metal
per quanto riguarda la questione Pirate Bay, segnalo questa news:
LA PRIVACY di milioni di italiani, utenti di Pirate Bay o semplici curiosi, potrebbe essere minacciata: è l'allarme che si leva in queste ore da tanti blog e che è già arrivato al Garante per la protezione dei dati personali. Si ingigantisce così il caso del sequestro preventivo adottato in Italia contro Pirate Bay, un motore di ricerca per ritracciare musica, giochi e film, anche illegali. Tutto è nato da una scoperta fatta in contemporanea da Peter Sunde (uno dei gestori di Pirate Bay, il quale è ora indagato dalla Guardia di Finanza di Bergamo) e dal blogger Matteo Flora: i tentativi di connettersi a Pirate Bay sono inoltrati, da alcuni operatori, verso un indirizzo ip particolare, 217.144.82.26/pb, che fa capo a www.pro-music.org. È un sito gestito da Ifpi, associazione dell'industria discografica nel mondo.
È cosa inusuale: al solito, in casi come questo, gli utenti sono re-indirizzati a una pagina della Guardia di Finanza ospitata sui server del loro operatori. È scattato così il sospetto, sul web: di fatto ora i discografici possono sapere chi ha tentato di accedere a Pirate Bay. E quindi, in teoria, possono raccogliere gli indirizzi ip degli utenti, schedarli, e tenerne conto per future possibili azioni legali. Non sarebbe nemmeno la prima volta: una grande incetta di indirizzi ip fu fatta mesi fa, a danno di centinaia di migliaia di italiani, da alcune aziende discografiche, poi bloccate dal nostro Garante della Privacy. Secondo il quale equivaleva a "spiare gli utenti", ne ledeva il diritto alla privacy, ed era vietato. Solo le autorità potevano fare una cosa del genere e solo su ordine della magistratura. Dinanzi a questo ultimo sviluppo, l'Authority per la tutela dei dati personali fa sapere "che la segnalazione è appena arrivata ed che assumerà tempestivamente tutte le informazioni necessarie per verificare quanto accaduto".
Il caso Pirate Bay sembra simile a quello della Peppermint - e se così fosse significherebbe che i discografici non hanno perso la voglia di "spiare" gli utenti. Nel provvedimento (ora pubblico) del giudice di Bergamo, che chiede il sequestro di Pirate Bay, non c'è traccia infatti dell'ordine di indirizzare il traffico verso un sito dell'industria discografica. "Non mi stupirebbe se l'iniziativa fosse partita della Guardia di Finanza, che potrebbe aver chiesto ai provider di fare così. Forse ispirata dai discografici. Telecom Italia e 3 Italia hanno ubbidito, altri provider si sono rifiutati", dice Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti di diritto d'autore in Internet e fondatore dell'associazione Alcei, che ha segnalato la cosa al Garante della Privacy.
Nella segnalazione, Monti domanda al Garante se "sia conforme alla normativa sul trattamento dei dati personali: A) sequestrare una risorsa di rete imponendo a soggetti terzi - gli internet provider - di impedirvi l'accesso, considerato che nel codice di procedura penale non sembra rinvenirsi traccia di una norma che consenta di attuare il sequestro preventivo nei modi stabiliti dall'ordinanza del Gip di cui sopra, traducendosi tale modalità in una illegittima estensione del provvedimento a soggetti estranei al procedimento. B) Consentire che il filtraggio degli accessi a un dominio - quale che sia - possa essere eseguito dirottando gli accessi in questione verso una risorsa di rete al di fuori della giurisdizione italiana, gestita da soggetti privati con uno specifico interesse economico nel procedimento penale, consentendo a questo soggetto di "andare a pesca" di dati di traffico che potranno poi essere utilizzati nei modi più disparati".
I discografici, dal canto loro, non arretrano d'un passo: "Ci sembra fuori dal mondo questa difesa dei ladri", dice Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione dell'industria musicale italiana). "Il sequestro di siti è normale in tutto il mondo. Proprio nei giorni scorsi in Francia c'è stata una decisione identica, di un giudice, contro un sito razzista".
Intanto si organizza la contro offensiva: si diffondono guide per aggirare il blocco di Pirate Bay (e con alcuni provider basta semplicemente digitare nel browser un indirizzo ip alternativo, 83.140.33.40). I gestori di Pirate Bay, inoltre, stanno preparando il ricorso contro la decisione del giudice.
The One Who Made Heavy Metal
per quanto riguarda la questione Pirate Bay, segnalo questa news:
LA PRIVACY di milioni di italiani, utenti di Pirate Bay o semplici curiosi, potrebbe essere minacciata: è l'allarme che si leva in queste ore da tanti blog e che è già arrivato al Garante per la protezione dei dati personali. Si ingigantisce così il caso del sequestro preventivo adottato in Italia contro Pirate Bay, un motore di ricerca per ritracciare musica, giochi e film, anche illegali. Tutto è nato da una scoperta fatta in contemporanea da Peter Sunde (uno dei gestori di Pirate Bay, il quale è ora indagato dalla Guardia di Finanza di Bergamo) e dal blogger Matteo Flora: i tentativi di connettersi a Pirate Bay sono inoltrati, da alcuni operatori, verso un indirizzo ip particolare, 217.144.82.26/pb, che fa capo a Pro-Music. È un sito gestito da Ifpi, associazione dell'industria discografica nel mondo.
È cosa inusuale: al solito, in casi come questo, gli utenti sono re-indirizzati a una pagina della Guardia di Finanza ospitata sui server del loro operatori. È scattato così il sospetto, sul web: di fatto ora i discografici possono sapere chi ha tentato di accedere a Pirate Bay. E quindi, in teoria, possono raccogliere gli indirizzi ip degli utenti, schedarli, e tenerne conto per future possibili azioni legali. Non sarebbe nemmeno la prima volta: una grande incetta di indirizzi ip fu fatta mesi fa, a danno di centinaia di migliaia di italiani, da alcune aziende discografiche, poi bloccate dal nostro Garante della Privacy. Secondo il quale equivaleva a "spiare gli utenti", ne ledeva il diritto alla privacy, ed era vietato. Solo le autorità potevano fare una cosa del genere e solo su ordine della magistratura. Dinanzi a questo ultimo sviluppo, l'Authority per la tutela dei dati personali fa sapere "che la segnalazione è appena arrivata ed che assumerà tempestivamente tutte le informazioni necessarie per verificare quanto accaduto".
Il caso Pirate Bay sembra simile a quello della Peppermint - e se così fosse significherebbe che i discografici non hanno perso la voglia di "spiare" gli utenti. Nel provvedimento (ora pubblico) del giudice di Bergamo, che chiede il sequestro di Pirate Bay, non c'è traccia infatti dell'ordine di indirizzare il traffico verso un sito dell'industria discografica. "Non mi stupirebbe se l'iniziativa fosse partita della Guardia di Finanza, che potrebbe aver chiesto ai provider di fare così. Forse ispirata dai discografici. Telecom Italia e 3 Italia hanno ubbidito, altri provider si sono rifiutati", dice Andrea Monti, avvocato tra i massimi esperti di diritto d'autore in Internet e fondatore dell'associazione Alcei, che ha segnalato la cosa al Garante della Privacy.
Nella segnalazione, Monti domanda al Garante se "sia conforme alla normativa sul trattamento dei dati personali: A) sequestrare una risorsa di rete imponendo a soggetti terzi - gli internet provider - di impedirvi l'accesso, considerato che nel codice di procedura penale non sembra rinvenirsi traccia di una norma che consenta di attuare il sequestro preventivo nei modi stabiliti dall'ordinanza del Gip di cui sopra, traducendosi tale modalità in una illegittima estensione del provvedimento a soggetti estranei al procedimento. B) Consentire che il filtraggio degli accessi a un dominio - quale che sia - possa essere eseguito dirottando gli accessi in questione verso una risorsa di rete al di fuori della giurisdizione italiana, gestita da soggetti privati con uno specifico interesse economico nel procedimento penale, consentendo a questo soggetto di "andare a pesca" di dati di traffico che potranno poi essere utilizzati nei modi più disparati".
I discografici, dal canto loro, non arretrano d'un passo: "Ci sembra fuori dal mondo questa difesa dei ladri", dice Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione dell'industria musicale italiana). "Il sequestro di siti è normale in tutto il mondo. Proprio nei giorni scorsi in Francia c'è stata una decisione identica, di un giudice, contro un sito razzista".
Intanto si organizza la contro offensiva: si diffondono guide per aggirare il blocco di Pirate Bay (e con alcuni provider basta semplicemente digitare nel browser un indirizzo ip alternativo, 83.140.33.40). I gestori di Pirate Bay, inoltre, stanno preparando il ricorso contro la decisione del giudice.
Ecco che cos'era: ieri sono andata a leggere su pirate bay il comunicato relativo alla chiusura (avevo trovato il link su qualche articolo che ne parlava) e peer guardian ha iniziato a bloccarmi una marea di IP in ingresso sul mio pc. Mah, evidentemente gli interessi economici delle major sono più importanti della privacy dei poveri disgraziati che capitano lì, magari per caso. Sto monitoraggio che tratta come potenziali criminali tutte le persone che entrano su quel sito è a dir poco disgustoso.
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