Allora Harris85 prima di tutto sei tu a non conoscere l'etimologia del mio nick che è "Flagg" ( dal romanzo di Stephen King ) e non "Flag" dato che non sono la bandiera di nessuno.Allora Flag non so perchè ma ho la vaga impressione che tu non conosca a pieno i Pink Floyd ...
La tua isterica replica è tipica di quelle persone che sanno solo insultare senza anteporre alcunchè di valido nella tesi a difesa della propria opinione. Le mie due righe erano si una provocazione che volevano però sottendere a una discussione, visto che siamo su un forum, argomentata e possibilmente plausibile e non viscerale ed insignificante come la tua.
Forse sei tu che non sai che il progetto Pink Floyd, quello scarsamente geniale cui faccio riferimento, ha tanti detrattori quanto estimatori e che un capolavoro per alcuni è semplicemente crema della manovalanza per altri.
A sostegno di quanto dico ti riporto la gestazione "live" del tuo presunto capolavoro, the dark side of the moon, come , probabilmente, non conosci. Forse leggendola potrai cercare di comprendere il perchè il mondo non è solo bianco o nero.
Ah! per la cronaca i Pink Floyd li ho visti dal vivo per ben tre volte negli anni settanta....ma hai ragione tu, in fondo li conosco poco.![]()
comunque....
Appartengo dunque alla minoranza che considera "the dark", se non orribile, un disco poco onesto che segna indubbiamente la prematura
scomparsa del gruppo che si chiamava Pink Floyd; scomparsa non certo a livello innovativo, perché d'idee, con alti e bassi, è pieno questo disco
come i successivi fino almeno a "the wall", piuttosto scomparsa intesa come tradimento di quell'icona psichedelica che il gruppo stesso era diventato per lo zoccolo duro dei suoi sostenitori.
Non è stato un passaggio indolore, anzi è stato soffertissimo e senz'alcun dubbio meditato e, proprio per questo, da perseguire con maggiore
acredine. Perché dico meditato? Perché dall'originale stesura che addirittura era un singolo pezzo e non una suite fino alla definitiva incisione su disco sono passati ben due anni; due anni di travaglio in cui il gruppo dapprima tentoni poi sempre più scientificamente ha provveduto ad una trasformazione "on the road" della suite fino ad avvallarne la stesura definitiva sulla base delle reazioni del pubblico. In parole povere i Pink Floyd hanno fatto con anni d’anticipo quello che il cinema americano ha adottato come regola di base con le proiezioni test cui sottopone una campionatura di pubblico eterogeneo dove, secondo le reazioni alle scene visionate, il film è modificato, rimissato e molto spesso rigirato ad uso e consumo del piacere dell' utente finale. Questa potrebbe essere la reale motivazione della longevità in classifica di questo disco.
Andiamo con ordine: the dark side of the moon era stato partorito come singolo pezzo dalla mente di Roger Waters nel 1971 e solo dopo una lunga
discussione con Nick Mason fu presa la decisione di trasformarlo in qualcosa di molto più corposo che avesse la struttura e le dimensioni di un lp.La prima esibizione dal vivo fu tenuta a Brighton il 20 gennaio del 1972 con il titolo provvisorio di Eclipse, ma un guasto tecnico costrinse il gruppo ad abbandonare dopo appena 20 minuti quindi si può cronologicamente asserire che la prima data mondiale in cui la prima stesura di "the dark" venne suonata in pubblico fu a Londra, al Rainbow Theatre il 17 febbraio dello stesso anno; questa prima versione di the dark era sicuramente molto più psichedelica e molto più ancorata al vecchio stile pink. Il tour mondiale che ne seguì fu strutturato per rilevare le percezioni del pubblico modificando di conseguenza la struttura dei brani; ad esempio "great gig in the sky"che originariamente era chiamato dal gruppo "the mortality sequence" era agli albori uno strumentale costruito sul piano elettrico di Wright e nei primi concerti veniva proposto insieme a sovraincisioni di letture sacre recitate da Malcom Muggenridge. Parallelamente, anche se con minore evidenza, anche tutti gli altri brani venivano inevitabilmente mutati, concerto dopo concerto, intensificando sempre di più l'uso di diavolerie effettistiche che riscontravano i favori del pubblico pagante.
Gli ultimi concerti giapponesi servirono ad oliare quella potente macchina da soldi che si stava costruendo; nonostante tutto ciò, l’ostinata perseveranza alla ricerca della "perfezione" non sarebbe bastata, da sola, a dare la dimensione definitiva che ebbe in seguito il lavoro. Qui entra in
gioco un personaggio fondamentale, oggi troppo spesso dimenticato, ma che allora aveva avuto enormi riconoscimenti che quasi lo elevarono a
membro onorario del gruppo per meriti speciali; mi riferisco a quel mediocre compositore, ma genio assoluto degli effetti speciali nonchè tecnico del suono con i "controcoglioni" che risponde al nome di Alan Parsons.
Questo personaggio riprese in mano il lavoro semidefinitivo e rivoltandolo come un guanto, sempre sotto la supervisione del gruppo ovviamente, né
delimitò i confini fisici, per l'epoca assolutamente....metafisici. Si può dedurre tutto ciò ascoltando uno degli ultimi concerti di questo tour esplorativo, chiamiamolo così, tenutosi a Sapporo il 3 dicembre 1972, in altre parole un mesetto prima della registrazione su vinile. In questo concerto la struttura di The Dark era già plasmata ai voleri dell'ascoltatore, ma non ancora forgiata, smaltata e tirata a lucido come si sarebbe potuto in seguito apprezzare su disco. Questo diamante grezzo è stato quindi ripulito e ricesellato da Alan Parsons; si potrebbe obbiettare se si fosse trattato di diamante grezzo o semplicemente di zircone, ma qui potremmo andare avanti per ore a discutere ed entrambe le tesi sarebbero egualmente valide ed opinabili.
Resta però il fatto che the dark non è un disco onesto, ma un disco di comodo, una specie di prova generale su come si sarebbe in seguito
sviluppato il mercato musicale fino agli scandali dei giorni nostri.
Quindi solo per questo unico motivo considero quest'album "pericoloso", " falsamente innovativo" e sicuramente spartiacque tra la genuina ispirazione di un artista o di un gruppo e la bieca legge di mercato che cominciava a muovere i primi passi.
I Genesis con la fuoriuscita di Peter Gabriel e soprattutto con quella di Steve Hackett sono riusciti a fare ben di peggio solo alcuni anni più tardi.


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) bastasse a determinare la bontà di un disco... 
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