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Discussione: Myrath

  1. #31
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    ho ordinato Desert Call, attendo ancora che mi arrivi...
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    "I'm not insane...I'm just smarter than you" (Devin Townsend)
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  3. #32
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    quanti album hanno fatto??

  4. #33
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    Hanno fatto Hope e Desert Call. Quest'ultimo ora a 12,99 su play, penso proprio di procedere anch'io con l'acquisto.

  5. #34
    Xan
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    Citazione Originariamente Scritto da Mortal Sin Visualizza Messaggio
    quanti album hanno fatto??
    Due...Due!!!




  6. #35
    Metal Enforcer
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    ah okay...io ho solo hope...e carino...devo ascoltare l'altro ora!

  7. #36
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    Sull'ultimo...risparmiate i soldi, per carità

  8. #37
    Metal Enforcer
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    Citazione Originariamente Scritto da from_mars_to_sirius Visualizza Messaggio
    Sull'ultimo...risparmiate i soldi, per carità
    addirittura???
    hope èmolto bello, non credo, anzi, non spero proprio, che cadono giù subito nel loro secondo lavoro

  9. #38
    Xan
    Xan non è collegato
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    Citazione Originariamente Scritto da from_mars_to_sirius Visualizza Messaggio
    Sull'ultimo...risparmiate i soldi, per carità
    Motivare? a me sta piacendo, molto di più di Hope




  10. #39
    Metal Enforcer
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    Citazione Originariamente Scritto da Xan Visualizza Messaggio
    Motivare? a me sta piacendo, molto di più di Hope
    hai ragione...MOTIVARE..
    per sicurezza lo ascolterò!!
    anche perchè gli album criticati li trovo i più intriganti

  11. #40
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    l deserto chiama e ********* risponde. Tuttavia il messaggio non arriva, come ci aspettavamo, attraverso un messo tunisino cammello-munito, ma dal telefono. E dalla cornetta non si sparge una nuvola di sabbia desertica, ma segatura del miglior legno europeo.
    E noi, che i Myrath li conosciamo bene sin dal loro esordio, chiudiamo la conversazione con una pozza di delusione nel cuore.

    Myrath, orgoglio del metal tunisino (parliamo della prima band della Tunisia ad avere un contratto con una label), punta di diamante di una scena che sta prendendo coraggio, sono arrivati all'appuntamento con il secondo disco, dopo il grandissimo esordio, intitolato Hope.
    Purtroppo tre anni non sono bastati a scrivere un disco che fosse degno successore del maestoso debutto. 65 minuti che non riescono a scorrere, brani infarciti di digressioni orientaleggianti mal amalgamate tra loro, e soprattutto, massicciamente (e malamente) modernizzate rispetto a Hope.
    La produzione sporca, "sabbiosa" del primo disco era uno dei motivi di interesse del lavoro: la proposta musicale ne era addirittura nobilitata. Ora i suoni sono nitidi, fin troppo nitidi, fino a risultare plasticosi. Le prime band che ci vengono in mente, se vogliamo creare un paragone, sono gli Spheric Universe Experience e gli Adagio: progressive power melodico europeo, niente di male, ma certamente ciò che non vogliamo dai Myrath. Su questa linea d'onda è tutto il disco, e in special modo le ultime tre tracce, specchio di quella che mi viene da definire una crisi d'identità, prim'ancora che una mancanza d'originalità.
    La piattezza, che se volessimo essere benevoli, potremmo chiamare omogeneità di suono & idee è la costante di questo Desert Call. Laddove abbondano le soluzioni stilistiche tipiche della musica orientale, quali scale modali, acciaccature, trilli, gruppetti e mordenti, scarseggiano l'anima e la spontaneità delle idee. Laddove neo-classicismi e assoli fulminanti la fanno da padroni, a venir meno è l'attitudine coraggiosa e genuina propria degli esordienti con le palle.
    Una delle cause di questo simil-flop è da ricercarsi dietro il microfono: il vecchio, strepitoso cantante/tastierista Elyes Bouchoucha si è auto-confinato esclusivamente dietro i tasti bianco/neri per lasciare il posto al quotatissimo Zaher Zorgatti (ex Pirania).
    Questa è stata una mossa da dimenticare: mentre la possente voce alleniana di Bouchoucha era uno dei punti di forza di Hope, quella di Zorgatti risulta essere molto meno d'impatto, se vogliamo più tecnica, ma anche moderata e molto meno profonda. L'unica traccia in cui le due performance si sfiorano appena in qualità è la title track, corredata di un validissimo ritornello e davvero ben cantata. Ma per il resto non ci sono tracce che si elevino sopra la sufficienza.
    Una delusione che si fa ancora più cocente se si considerano le potenzialità del quintetto tunisino.
    Try again, Myrath.


    Questa rcensione riflette il mio pensiero

  12. #41
    Metal Enforcer
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    ah allora...

    anche se non speravo in un copia e incolla...però, almeno!!
    "li conosciamo bene" da anni? hanno un album alle spalle alla fine...
    ci manca solo di accusarli già che stanno sbagliando se cambiano rotta...
    calma ragà...

  13. #42
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    è una mia recensione, non è un copia incolla...

  14. #43
    Xan
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    Citazione Originariamente Scritto da from_mars_to_sirius Visualizza Messaggio
    l deserto chiama e ********* risponde. Tuttavia il messaggio non arriva, come ci aspettavamo, attraverso un messo tunisino cammello-munito, ma dal telefono. E dalla cornetta non si sparge una nuvola di sabbia desertica, ma segatura del miglior legno europeo.
    E noi, che i Myrath li conosciamo bene sin dal loro esordio, chiudiamo la conversazione con una pozza di delusione nel cuore.

    Myrath, orgoglio del metal tunisino (parliamo della prima band della Tunisia ad avere un contratto con una label), punta di diamante di una scena che sta prendendo coraggio, sono arrivati all'appuntamento con il secondo disco, dopo il grandissimo esordio, intitolato Hope.
    Purtroppo tre anni non sono bastati a scrivere un disco che fosse degno successore del maestoso debutto. 65 minuti che non riescono a scorrere, brani infarciti di digressioni orientaleggianti mal amalgamate tra loro, e soprattutto, massicciamente (e malamente) modernizzate rispetto a Hope.
    La produzione sporca, "sabbiosa" del primo disco era uno dei motivi di interesse del lavoro: la proposta musicale ne era addirittura nobilitata. Ora i suoni sono nitidi, fin troppo nitidi, fino a risultare plasticosi. Le prime band che ci vengono in mente, se vogliamo creare un paragone, sono gli Spheric Universe Experience e gli Adagio: progressive power melodico europeo, niente di male, ma certamente ciò che non vogliamo dai Myrath. Su questa linea d'onda è tutto il disco, e in special modo le ultime tre tracce, specchio di quella che mi viene da definire una crisi d'identità, prim'ancora che una mancanza d'originalità.
    La piattezza, che se volessimo essere benevoli, potremmo chiamare omogeneità di suono & idee è la costante di questo Desert Call. Laddove abbondano le soluzioni stilistiche tipiche della musica orientale, quali scale modali, acciaccature, trilli, gruppetti e mordenti, scarseggiano l'anima e la spontaneità delle idee. Laddove neo-classicismi e assoli fulminanti la fanno da padroni, a venir meno è l'attitudine coraggiosa e genuina propria degli esordienti con le palle.
    Una delle cause di questo simil-flop è da ricercarsi dietro il microfono: il vecchio, strepitoso cantante/tastierista Elyes Bouchoucha si è auto-confinato esclusivamente dietro i tasti bianco/neri per lasciare il posto al quotatissimo Zaher Zorgatti (ex Pirania).
    Questa è stata una mossa da dimenticare: mentre la possente voce alleniana di Bouchoucha era uno dei punti di forza di Hope, quella di Zorgatti risulta essere molto meno d'impatto, se vogliamo più tecnica, ma anche moderata e molto meno profonda. L'unica traccia in cui le due performance si sfiorano appena in qualità è la title track, corredata di un validissimo ritornello e davvero ben cantata. Ma per il resto non ci sono tracce che si elevino sopra la sufficienza.
    Una delusione che si fa ancora più cocente se si considerano le potenzialità del quintetto tunisino.
    Try again, Myrath.


    Questa rcensione riflette il mio pensiero
    La penso esattamente all'opposto.
    Innanti tutto su Hope c'è una impronta Symphony X notevole, soprattutto sull'uso della voce (lo stesso timbro ricorda quello di Allen) sull'uso della chitarra e le parti strumentali. Non è detto che sia un male per chi ama i SX, io no, e trovo che quegli inseguimenti chilometrici neoclassici chitarra-tastiera hanno profondamente stufato e ormai non stupiscono più. Il cantante su Hope è cmq molto bravo e forse più adatto a questo gruppo, ma troppo Allen stile, e la sensazione di deja vu per quanto mi riguarda è un pò fastidiosa, ecco perchè preferisco questo nuovo, nonostante non abbia un timbro graffiante come quello precedente.
    Le linee vocali e i ritornelli sono più curati e maggiormente in evidenza rispetto ad Hope, e questo non deve per forza significare commercializzarsi oppure risultare plasticosi, penso invece che le canzoni facciano centro con maggiore concretezza.




  15. #44
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    [QUOTE=Xan;2423120]trovo che quegli inseguimenti chilometrici neoclassici chitarra-tastiera hanno profondamente stufato e ormai non stupiscono più.QUOTE]

    quoto...tranne delle eccezioni, non parlando dei myrath, che possono essere piacevoli!

  16. #45
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    Prometto che me lo riascolto meglio, ma quasi tutti i "difetti" citati (che confermano i miei "distratti" ascolti) per me sono pregi: voce diversa (e migliore, e non Allen-cut&paste&pummarola), più incursioni orientaleggianti, modernizzazione, produzione migliore (lo dico qui: W i suoni nitidi, ora e sempre, abbasso la batteria di pentole seppure oggi il lo-fi retrò fa tanto "figo" nella critica musicale purista, a cui un po' di sano becer-power ogni tanto non farebbe male ). E poi Hope va benissimo come esordio, anzi è ottimo (anche se è tutt'altro che "maestoso", pieno di richiami ai SX com'è), ma un altro Hope come secondo disco sarebbe stata una delusione.

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