Intervista Accept (Wolf Hoffmann)

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Intervista Accept (Wolf Hoffmann)

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In occasione del concerto degli Accept al Graspop abbiamo incontrato il chitarrista e leader della band, Wolf Hoffmann.
Insime abbiamo parlato dell'ultimo album della band, del recente disco live, dei successi degli Accept e di tanto ancora.

Intervista a cura di Davide Sciaky

Ciao Wolf, come stai?

Sto alla grande! Perché non dovrei? È una bellissima giornata, sono ad un grande festival e fra un po’ suoniamo, quindi…

 

All’inizio del mese avete suonato un paio di concerti, ma a parte quelli siete stati a riposo da febbraio, come ci si sente a tornare in azione?

È fantastico, è sempre divertente tornare sui palchi.
Vorrei che potessimo continuare tutto l’anno senza interruzioni ma, sai, a volte devi prenderti una pausa; se fosse per me suoneremmo sempre senza pause.

 

L’anno scorso avete pubblicato “The Rise of Chaos”, il vostro primo album con Uwe Lulis e Christopher Williams, in che modo è stato influenzato dalla loro presenza?

Positivamente, penso.
Ogni volta che arrivano dei nuovi membri nella band c’è come una ventata d’aria fresca, portano nuova energia, e questa volta non è stata un’eccezione; penso che ci sia una grande chimica nella band, un bel cameratismo e ci troviamo bene insieme che è già metà dell’opera.
Se c’è qualcuno nella band a cui non piace essere lì, che non è contento, questi abbatte il morale di tutti nel gruppo; ora abbiamo cinque membri della band che sono davvero motivati e penso che questo sia fantastico.

 

Tornando un po’ indietro nel tempo, con “Blind Rage” siete arrivati primi in classifica in Germania per la prima volta nella vostra carriera…

Lo so, è incredibile!

…e, anche parlando dell’affluenza ai vostri concerti, mi sembra che stiate godendo di una popolarità senza precedenti per voi; come ci si sente a raggiungere questo successo così tardi nella vostra carriera?

È quasi come una seconda giovinezza, voglio dire, negli anni ’80 stavamo bene, poi siamo davvero andati a picco e per un po’ la band si è sciolta.
Tornare tanti anni dopo ed essere di nuovo allo stesso livello, se non anche ad un livello migliore, è fantastico!
È davvero…penso che la band stia godendo di un periodo di successo senza precedenti, ad essere onesto, perché abbiamo pubblicato quattro album consecutivi davvero solidi, non ci sono alti e bassi, stiamo andando dritti come un treno!

 

L’anno scorso avete anche pubblicato “Restless & Live”, il vostro primo live in tanti anni, perché questo vi è sembrato il momento giusto per pubblicare un live?

Perché ora abbiamo abbastanza materiale con la nuova lineup che sentiamo sia degno di rappresentarci in un album live.
La gente ci chiede da quando ci siamo riformati, “Quando pubblicherete un album live?”, e ci siamo sempre sentiti che, be’, se facessimo ora un album live sarebbero principalmente canzoni e magari un paio di pezzi nuovi; dopo tre album sentivamo che era arrivato il momento giusto e siamo riusciti a filmare un bello show, eravamo davvero contenti con quella performance e abbiamo pensato che fosse il momento giusto.

Nel 2016 hai pubblicato “Headbangers Symphony”, il tuo secondo album solista, pubblicato quasi 20 anni dopo “Classical, che ti vede avventurarti nuovamente nel mondo della musica Classica. Mi puoi parlare un po’ di questo album? Ci hai lavorato per molto tempo?

Effettivamente ci ho lavorato per molto.
Le origini di questo album risalgono ad ancora prima che gli Accept si riformassero, 10 anni fa ho pensato, “Vorrei davvero fare questa cosa un giorno, suonare con un’orchestra e dare un seguito al mio progetto classico”.
Ho cominciato a lavorarci, ho incontrato un arrangiatore e parlato con varie persone, registrato alcune demo, poi improvvisamente gli Accept sono tornati insieme e sono diventati la mia priorità numero uno, quindi l’album è stato messo temporaneamente in pausa.
È rimasto per un po’ di anni nei miei hard disk finché finalmente ho trovato il tempo tra un tour e l’altro per finire tutto il progetto, allora ha finalmente potuto vedere la luce del giorno; ora c’è un grande interesse nel vederci suonarlo dal vivo, per questo l’abbiamo suonato a Wacken per la prima volta, abbiamo suonato con un’orchestra di Praga di 15 persone, e non abbiamo suonato solo materiale proveniente da “Headbangers Symphony”, abbiamo suonato anche dei classici degli Accept insieme all’orchestra, è stato fantastico.
L’intero concerto uscirà in DVD in autunno, quindi ecco un altro live in uscita, ma ovviamente è uno show completamente diverso.

 

Questa sarebbe stata la prossima cosa che ti avrei chiesto, avete in programma di andare in tour in supporto di quell’album?

Sì, ed infatti abbiamo recentemente annunciato sul nostro sito che l’anno prossimo faremo un tour, una sorta di show come quello di Wacken in scala più piccola, suoneremo in locali più piccoli – non possiamo sempre suonare davanti a 80.000 persone – vogliamo portarlo dal vivo.
Abbiamo un concept chiaro in mente di come funzionerà, penso che sarà fantastico.

 

Dopo che gli Accept si sono sciolti negli anni ’90 hai cominciato a lavorare come fotografo, fai ancora lavori di fotografia?

Non tanto quanto mi piacerebbe, e ad un certo punto devi chiederti…non puoi fare sempre tutto, mi sono detto, “È il momento di essere onesto con me stesso ed essere un musicista a tempo pieno”.
Per molto tempo ho fatto servizi fotografici nei ritagli di tempo, ma un anno o due fa ho detto, “Sai cosa? Non ne vale più la pena, non posso essere sempre dappertutto”, la scelta è sempre stata chiara, la musica è sempre stata al primo posto.

 

Hai visto e vissuto l’evoluzione del music business ed oggi molti sono disillusi e pensano che il Rock sia morto, come non tanto tempo fa ha detto Gene Simmons; cosa pensi del music business al giorno d’oggi?

Non saprei, io posso parlare solo per me stesso, non posso parlare per un genere intero, io so che gli Accept non sono morti e mi piace ancora fare quello che faccio, so che i fan non sono morti, sono ancora là fuori.
Quindi, finché è così noi continuiamo per la nostra strada; sai, la gente mi chiede spesso a proposito dello stato del Metal o del music business, ma perché dovrei saperne di più di qualcuno come te?
Tutti hanno una definizione personale di com’è per loro, ma nessuno può davvero parlare per un genere intero o per tutta l’industria musicale, e io non sono un’eccezione.
Noi viviamo nel nostro piccolo mondo, nella nostra bolla, e da dentro a questa bolla ci sembra che vada bene, anche se la gente mi dice sempre cose tipo, “Oh, le vendite degli album sono in calo ogni anno”, sì, è vero, ma se pensi a 30-40 anni fa non è mai stato facile, anche nella così detta “Epoca d’Oro” nessuno ha mai regalato niente, dovevi lottare davvero duramente per avere il tuo spazio, era ugualmente difficile, forse anche più difficile di oggi, non saprei.
Dal mio punto di vista quello non è cambiato molto.

 

Parlando di cambiamenti negli anni c’è stata anche una grande evoluzione tecnologica; pensi che il processo di produzione della musica sia migliore oggi rispetto a quando avete cominciato, o qualcosa era meglio allora?

Io sono un grande fan della tecnologia, quindi tenderei a dire che le cose sono migliori oggi rispetto a com’erano all’epoca.
Voglio dire, c’è gente che dice, “Tutto era meglio una volta quando si registrava tutto manualmente su nastro”, abbiamo anche scritto una canzone a proposito chiamata ‘Analog Man’.
Io sono più un “digital man”, anche se mi ricordo bene di quando si lavorava in analogico, devo dire che molte cose sono più comode oggi, la tecnologia rende le cose davvero più facili.
Ti fa scrivere canzoni migliori? Ovviamente no, ma una volta che hai un gran pezzo è molto più facile registrarlo.
All’epoca dovevi andare in studi davvero costosi e avevi solo 3 ore o 3 giorni per fare tutto, non era più facile, non penso che lo fosse.

 

L’anno prossimo sarà il quarantesimo anniversario del vostro album di debutto, avete pensato di celebrarlo in qualche modo?

Non so, dovremmo farlo?

Magari…?

La gente è così ossessionata da questi anniversari, voglio dire, probabilmente quest’anno è il trentacinquesimo anniversario di un album, il trentesimo di un altro, quindi realisticamente potremmo fare tour celebrativi ogni anno, ma finora abbiamo sempre detto, “Siamo così occupati con quello che stiamo facendo ora, perché preoccuparsi di tutti questi anniversari?
Magari un giorno, quando ci ritireremo ci occuperemo di tutte queste uscite celebrative.