Intervista Alcest (Neige)

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Intervista Alcest (Neige)

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Intervista a cura di Davide Sciaky

Ciao Neige, come stai?

Molto bene, tu? Tutto bene?

 

Io sto bene, grazie! Parliamo di “Spiritual Instinct”: ho letto nel comunicato stampa che è stato il processo di registrazione di un disco più lungo della tua carriera, vi ha tenuti impegnati da gennaio a maggio del 2019. Come mai c’è voluto così tanto? Era una tempistica che avevate pianificato, o ci sono stati degli imprevisti?

Ovviamente non l’avevamo pianificato, in realtà pensavamo che ci avremmo messo poco perché la scrittura dell’album è stata molto spontanea, sai, molto veloce e tutto, quindi pensavamo che anche in studio sarebbe andata in modo simile, ma è stato il contrario: ci abbiamo messo davvero tanto a trovare il nostro sound, per registrare tutto e per mixare.
Questa volta abbiamo registrato in analogico, quindi abbiamo usato un registratore a nastro e questo ci ha preso un sacco di tempo perché è un modo completamente diverso di registrare rispetto al farlo in digitale.
Ci siamo messi un sacco di pressione addosso perché ci piaceva davvero molto il sound di “Kodama” e volevamo qualcosa di altrettanto buono, se non migliore, per il nuovo disco e non è facile quando non hai una vera data di scadenza, finisci a spendere un sacco di tempo su piccoli dettagli.
Quindi, sì, non è stato semplice.

 

È la prima volta che hai registrato in analogico? È stato complicato farlo?

Per la batteria l’avevamo già fatto su “Kodama”, ma per le chitarre, il basso e tutto il resto era la prima volta.
Sì, ci siamo dovuti preparare molto per farlo, devi preparare i nastri ogni giorno, la strumentazione, è un bel casino, è una grossa complicazione e ci ha fatto perdere molto tempo, quindi non sono sicuro che sia qualcosa che ripeteremo in futuro.

 

Hai parlato della scrittura definendola veloce e spontanea, quando ti ci sei dedicato? Hai scritto le canzoni quando eri ancora in tour, o dopo essere tornato a casa?

Ho scritto mentre tornavo a casa dopo ogni parte del tour di “Kodama”, è stato un lavoro piuttosto diluito, sono passati anche mesi tra una canzone e l’altra, ma una volta al lavoro su una canzone le ho sempre finite piuttosto in fretta, una cosa inusuale per me dato che ci metto sempre molto a finire le canzoni.
Questa volta è stato molto spontaneo e diverso.

 

Mi spieghi qual è il significato del titolo dell’album, “Spiritual Instinct”? Come mai è in inglese, una scelta che hai fatto una sola volta prima d’ora (con “Shelter”)?

È in inglese per un motivo molto semplice, è così perché in francese non suona altrettanto bene e mi piaceva più il titolo in inglese, ma tutti i testi delle canzoni sono in francese.
Per quanto riguarda il titolo, è un po’ un riassunto di quello che è stata la mia vita spirituale fino ad oggi, sono sempre stato una persona spirituale ma non religiosa, quindi credo in molte cose, credo nella vita dopo la morte, credo in cose diverse, ma non seguo nessuna religione organizzata.
Voglio scoprire le cose da me, non voglio maestri, preti da seguire, sono sempre stato molto indipendente per quanto riguarda la spiritualità.
Allo stesso tempo è una cosa di cui ho davvero bisogno nella mia vita, la spiritualità è stata molto importante per me, in particolare nei periodi in cui sto molto in tour e perdo il contatto con essa, in un certo modo è come perdere il contatto con sé stessi, ma puoi comunque sentirla che urla dentro di te.
Ho scelto la parola “instinct” per questa necessita di spiritualità nella mia vita, come ho la necessità di mangiare e di respirare, è un vero istinto per me e sono sicuro di non essere l’unico a sentirsi così.

 

Con “Kodama” c’era il concept del Giappone ed il confronto tra mondo naturale e mondo umano. C’è un concept anche questa volta? È la spiritualità il concept?

Sì, più o meno è quello e anche l’evolversi come persona per diventare una persona migliore.
Questo disco è più tetro, ci ho messo molti elementi cupi, già. La cosa, quando cominci un percorso spirituale, è che devi guardarti allo specchio e vedere come sei davvero, i lati positivi e quelli negativi, e puoi finire ad affrontare dei demoni.
Questo è parte del concept, questa opposizione tra aspetti più primitivi e cupi e quelli più alti e spirituali.
Io ho sempre questa sensazione di essere quasi come due persone, qualcuno che deve vivere qui e qualcuno che guarda al cielo, non è facile combinare questi due diversi aspetti di me.

 

Ho ascoltato l’album negli ultimi giorni e sono d’accordo con te, l’album è sicuramente molto cupo e anche molto pesante, molto Metal. Cosa ti ha ispirato a spingere così tanto sul lato pesante degli Alcest?

Non l’ho scelto, sai, quando ho preso la chitarra in mano per scrivere della musica questo è semplicemente quello che è successo, suppongo che ci fosse dell’oscurità in me che doveva uscire.
Come ti ho detto è stato un periodo molto intenso e difficile perché siamo stati molto, molto occupati e io probabilmente ho perso il contatto con me stesso e sono diventato piuttosto ansioso, ho anche avuto molti problemi di sonno, sono due anni che non riesco più a dormire in modo normale.
Penso che fosse necessario utilizzare questi sentimenti nella musica, oltre che i sentimenti positivi.

 

La copertina è molto minimale, chi l’ha disegnata? Gli hai dato qualche input?

Io sono sempre dietro a tutto, per ogni aspetto visivo ho delle idee molto specifiche su cosa abbiamo bisogno.
È stata creata da un duo parigino, un duo di illustratori che si chiama Førtifem, sono miei buoni amici e hanno lavorato anche alla copertina di “Kodama”.
L’idea era di…puoi vedere l’opposizione che ti dicevo nella creatura, ha una faccia molto nobile e riflessiva, belle ali da angelo, ma ha anche degli artigli ed un lato più primitivo e animale, un lato istintivo in un certo senso, quindi ecco nuovamente la combinazione di due opposti.
Ha un aspetto molto alieno, molto strano, e io stesso mi sono sempre sentito come una sorta di alieno, un outsider che non sta bene da nessuna parte, per tutta la mia vita sono sempre stato un po’ fuori posto e anche gli Alcest sono una band anomala, quando la gente mi chiede che musica facciamo non so neanche cosa rispondere.
Quindi c’è sempre stata questa sensazione di non essere davvero di qui, e vedo qualcosa di simile anche in questa creatura, è molto enigmatica e ultraterrena.

Ho letto che nell’edizione deluxe del disco ci sarà un remix di ‘Sapphire’ realizzato da Perturbator. La sua musica ovviamente è molto diversa dalla tua, come è nata questa collaborazione?

Lui è un fan degli Alcest e io sono un fan di Perturbator, viviamo nella stessa città e siamo diventati amici.
Semplicemente ci piace a uno la musica dell’altro e abbiamo cominciato a realizzare qualcosa di speciale, la combinazione di due stili diversi, penso che sia molto eccitante.
Ho ascoltato il remix un po’ di tempo fa ed è davvero fantastico, sono molto felice.

 

Ha fatto tutto da solo o avete lavorato insieme a questo remix?

No, ha fatto tutto da solo.
Io gli ho chiesto di remixare questa canzone e non gli ho dato molte indicazioni, ed è venuta fuori fantastica.
Ha fatto praticamente tutto da solo.

 

L’ultima volta che abbiamo parlato ti ho chiesto della possibilità di vedere uscire un vostro album live. Mi ricordo che ti piaceva l’idea ma non avevate piani, ci sono aggiornamenti a riguardo?

Siamo allo stesso punto di allora, voglio dire, mi piace l’idea ma sembra che sia complicato realizzarla, non so perché.
Non so, sì, dovremmo prenderci il tempo di farlo.
La cosa è che non abbiamo molto tempo e si tratta sempre di priorità, no? Quello che fai nella tua vita, e suppongo che per noi questa non sia una priorità, ma so che a certa gente piacerebbe davvero avere un disco live degli Alcest, quindi è qualcosa a cui dovremmo pensare.

 

All’epoca di quell’intervista, durante il tour di “Kodama”, avete suonato quasi tutti i giorni per più di un mese. Il prossimo tour sarà altrettanto intenso?

Sì, suppongo che andremo molto in tour in tutto il mondo, ma magari questa volta cercheremo di stare un po’ più tranquilli, non puoi andare in tour così tanto per tanti anni senza sentirti esausto, sai?
Immagino che dovremo stare un po’ più attenti al modo in cui andiamo in tour e a come spendiamo il nostro tempo quando siamo in giro.

 

Siete stati su Prophecy Records per praticamente tutta la vostra carriera, cosa vi ha spinto a lavorare con Nuclear Blast questa volta, e com’è lavorare con un’etichetta tanto grossa?

Sai, abbiamo passato quasi tutta la nostra carriera con Prophecy e hanno fatto davvero un ottimo lavoro con noi, ma sentivamo di essere arrivati ad un punto della nostra carriera in cui volevamo provare un modo diverso di lavorare e avere una rete più grossa alle nostre spalle, una promozione maggiore e tutto e non penso che questo sarebbe stato possibile con Prophecy.
Perché Nuclear Blast? Abbiamo incontrato tante etichette, avevamo appuntamenti con molte etichette e ci è piaciuto molto il modo in cui Nuclear Blast ci ha parlato.
Pensavamo che sarebbero stati più, non so, un po’ più orientati al business, ma in realtà è il contrario: l’unica cosa a cui erano interessati era la band, gli piaceva la nostra visione come band e non volevano interferire in alcun modo con essa.
Finora è stata una delle cose migliori che ci siano capitate recentemente.
E’ stato un vero piacere lavorare con loro, ci hanno aiutato molto, è fantastico.

 

Dopo tutte queste belle parole da parte tua sono curioso: su internet si può leggere spesso di gente che si lamenta della Nuclear Blast dicendo che spingono le band verso certi tipi di produzione…

Già [sbuffa].

…sei stato spinto in alcun modo verso un certo sound?

La gente parla senza avere idea di come funzionino le cose, è folle.
Dicono cose senza sapere, è davvero ridicolo.
Non hanno idea di che tipo di contratto abbiamo firmato, non hanno idea di che accordi sono stati presi con l’etichetta e vengono a lamentarsi che cambieremo il sound.
Comunque no, non hanno interferito nella realizzazione dell’album, anche perché era già registrato quando abbiamo firmato il contratto con Nuclear Blast, ma questo è qualcosa che succedeva negli anni ’90, l’etichetta che chiede ad una band di lavorare con un certo produttore o di avere un certo sound, è una cosa che non si fa più.
Oggi hanno visto che è più furbo fidarsi della band e della loro visione, sono sicuro che non ci sono più molte etichette che chiedono alle band di fare le cose in un certo modo.

 

Recentemente molti artisti hanno espresso la loro opinione sulle piattaforme di streaming come Spotify, tu cosa ne pensi?

È una domanda molto vasta, immagino siano okay.
Magari per le band più piccole non è il massimo, per le band più grosse immagino funzioni bene anche perché dipendono di meno dalle copie fisiche per vivere.
Per quanto mi riguarda, non so, non ho ancora Spotify, ho in programma di farmi un account ma sono molto old school, ascolto ancora la musica fisica io.
Immagino che ad un certo punto ci si debba adattare alle novità, la gente le usa e non si può vivere sempre nel passato.
Non ho davvero un’opinione a riguardo, voglio solo che più gente possibile ascolti la nostra musica, non parlo neanche di soldi, di vendite o altro, vorrei solo che più gente possibile ascoltasse la nostra musica e forse il modo migliore è davvero tramite queste piattaforme.

 

Poi quando la gente scopre la vostra musica su queste piattaforme magari può essere che decida di venire a vedere un vostro concerto.

Esatto, esatto, questo è qualcosa che non ho detto ma è assolutamente vero.
Se qualcuno ti scopre online, oggi non c’è niente che possa rimpiazzare l’andare ad un vero concerto, quindi quantomeno la gente va ancora a vedere i concerti.

 

Ti ringrazio, questa era la mia ultima domanda. Hai un messaggio finale per i nostri lettori?

Mi dispiace molto non venire a suonare più spesso in Italia, è un posto dove suonavamo molto e forse il mercato è cambiato un po’, solo mi piacerebbe poter suonare in Italia più spesso e mi piacciono molto i nostri fan italiani, sono molto…voglio dire, vedo che capiscono davvero gli Alcest, forse è perché anch’io vengo dalla parte Mediterranea della Francia.

Magari abbiamo qualcosa in comune.

Esatto, sì.
Spero solo di poter tornare a suonare presto da voi.