Intervista Armored Saint (Jeff Duncan)

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Intervista Armored Saint (Jeff Duncan)

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Abbiamo incontrato Jeff Duncan, il chitarrista degli Armored Saint, in occasione del primo concerto della band a Manchester, quarto del tour inglese che ha portato la band in vari luoghi mai visitati prima.

Dopo più di 30 anni di carriera gli Armored Saint stanno suonando in questi giorni per la prima volta a Dublino, Manchester, Birmingham e nel Galles, secondo te perché ci state riuscendo, state diventando più popolari?

Non lo so, voglio dire, spero che sia così, ma stiamo andando più in tour di quanto abbiamo fatto da “Symbol of Salvation”, anzi penso che stiamo suonando più adesso che allora nel 1991.
Penso che l’obiettivo dopo che abbiamo pubblicato l’ultimo album, “Win Hands Down”, fosse proprio di fare ciò, di andare in posti che non avevamo mai visitato in passato dove sapevamo che ci sono fan che vogliono vedere la band, quindi è stato davvero divertente, siamo stati in Giappone per la prima volta, siamo a Manchester per la prima volta, stessa cosa con Birmingham, un sacco di posti che non abbiamo mai visitato prima, quindi spero che potremo continuare così.

Il vostro ultimo album, “Win Hands Down”, ha venduto il doppio del suo predecessore, “La Raza”; nell’epoca della pirateria musicale e dello streaming è un risultato notevole, secondo te come siete riusciti a farcela?

Penso che “La Raza” fosse un po’ un disco di transizione per noi, la band non aveva pubblicato niente da “Revelation” nel 2000, quindi era passato parecchio tempo, ci siamo ritrovati dopo molti anni per fare “La Raza” e penso che l’album fosse un po’ più sperimentale, che è una cosa buona, ma non siamo andati molto in tour in supporto di quell’album.
Penso che “Win Hands Down” ritorni un po’ più verso il classico sound degli Armored Saint ma abbia anche un po’ delle sofisticazioni di “La Raza”, quindi “La Raza” è stato un importante passo per arrivare a “Win Hands Down”, abbiamo finalmente trovato la nostra dimensione, in un certo senso, e sono felice che sia andato bene, siamo molto contenti di ciò.

Quindi per te è un insieme sia dello stile che dell’andare di più in tour in supporto del disco.

Oh sì, decisamente, non so cosa sarebbe successo se fossimo andati in tour più a lungo per “La Raza”, ma penso, la mia opinione è che “Win Hands Down” sia un album migliore anche se, come dicevo, “La Raza” è stato un passo importante per poter realizzare “Win Hands Down” che è una bella combinazione delle sofisticazioni di “La Raza” con le sue sperimentazioni e la nostra crescita, e il classico sound degli Armored Saint, è una bella combinazione dei due ed è dove ci troviamo musicalmente ora.

L’album è stato accolto molto bene da parte della critica, vi aspettavate una reazione così entusiastica?

Beh, non so se ce lo aspettavamo, ma so che quando abbiamo finito di registrarlo eravamo davvero contenti di quello che avevamo prodotto e del fatto che è un album davvero solito, qualcosa che suona davvero Armored Saint.
Personalmente sentivo che i fan l’avrebbero ricevuto bene per questo, per i suoi elementi più classici, ma non puoi mai sapere cosa aspettarti ma la risposta è stata così positiva, le recensioni così buone, i fan l’hanno ricevuto così bene e gli piace, questa è la cosa più importante.

L’album è arrivato dopo 5 anni dal suo predecessore, “La Raza”, come mai c’è voluto così tanto tempo?

Tra “Symbol of Salvation” e “Revelation” sono passati 10 anni e tra “Revelation” e “La Raza” altri 10, penso che…c’erano molte cose in ballo nella band, dal punto di vista personale, sai, John [Bush] ha avuto due figli che doveva crescere e non voleva andare in tour ed essere un padre assente, cosa che assolutamente rispetto, e tutti stavano facendo altre cose, ma fortunatamente c’abbiamo messo la metà del tempo degli altri dischi [ride] ma per il prossimo album ci metteremo molto meno, ma sono molto grato che la gente che supporta gli Armored Saint sia disposta ad aspettare, normalmente lontano dagli occhi lontano dal cuore, ma fortunatamente non è stato così con gli Armored Saint e non so perché.
Quindi questo è perché, ci sono state tante così personali in ballo, non cose negative, semplicemente cose della vita che premevano più della band all’epoca.

State già lavorando ad un nuovo album?

No, certamente ci sono delle idee nell’aria, ma non le abbiamo ancora discusse o sviluppate ancora perché abbiamo appena pubblicato un live e quindi vogliamo supportarlo per un po’, poi più avanti vedremo che succede.

Ecco, hai anticipato la mia prossima domanda, avete pubblicato da poco il live “Carpe Noctum” tramite PledgeMusic, perché adesso e perché usando il crowdfunding?

La ragione è che originariamente volevamo fare un DVD live ma abbiamo avuto un problema con…abbiamo filmato alcuni show in Germania e volevamo usarli per un DVD live, purtroppo una grossa parte delle registrazioni audio si sono corrotte nel processo, non so bene a che punto è successo, quindi avevamo ancora del materiale recuperabile e abbiamo pensato di usarlo per un album live, questo è perché l’abbiamo fatto.
La cosa con PledgeMusic è venuta fuori perché pensavamo che sarebbe stato figo offrire alla gente cose che normalmente non sono disponibili, per creare una connessione più personale.
Abbiamo creato una serie di prodotti esclusivi davvero fighi, inoltre aiuta parecchio a generare vendite per il disco, crea una grande attesa nei suoi confronti, quindi questo è quanto.
Ovviamente ci ha anche aiutato ad andare avanti ad andare in tour, quindi queste sono le motivazioni dietro a questa scelta, abbiamo pensato che fosse figo; poi gli Armored Saint sono sempre stati un po’ elusivi, non abbiamo mai offerto molto oltre agli album, quindi abbiamo pensato che sarebbe stato bello iniziare questo crowdfunding per offrire ai nostri fan qualcosa di diverso ed è andato davvero, davvero bene.

Tornando indietro un po’ di anni, gli Armored Saint si sono sciolti negli anni ’90 quando John è entrato negli Anthrax, poi nuovamente per parte dello scorso decennio siete stati poco attivi per lo stesso motivo, avete mai pensato di sostituirlo?

Sostituire John? No, questo non sarebbe mai potuto succedere.
Non avrebbe funzionato, John Bush è un cantante davvero unico ed una parte molto, molto importante del sound degli Armored Saint; inoltre è un nostro amico, sai, siamo amici da tantissimi anni, gli Armored Saint sono una famiglia molto stretta: John, Joey, Gonzo e Phil sono andati alle elementari insieme quindi si conosco da quando erano bambini, io li ho conosciuti nel 1983 quindi siamo amici da prima che io entrassi nella band.
E’ una famiglia molto stretta quindi non ci ha mai sfiorato l’idea di rimpiazzare qualcuno, non penso che potrebbe mai succedere, quando John è entrato negli Anthrax sapevo che quello era quanto, non avremmo fatto niente, almeno all’epoca, non finché abbiamo fatto “Revelation” nel 2000, ed era ancora negli Anthrax al tempo…ma ora è tutto nostro [ride].

Alcuni mesi fa è successo un po’ un casino quando Gonzo ha scritto sul proprio profilo Facebook un messaggio in supporto di Trump che ha portato il resto della band a dissociarsi dal suo post; cos’è successo esattamente?

Beh sai, la politica è un tema difficile, Gonzo aveva il suo entusiasmo per chi voleva votare, e lo rispetto, questi sono affari suoi, ma noi non volevamo che questo rappresentasse la voce della band come entità perché non parliamo di queste cose, potrei andare avanti per ore a parlarti di quello che penso dello stato della politica oggi, ma questo non ha niente a che fare con gli Armored Saint e con quello che gli Armored Saint fanno, quindi ci siamo dissociati e abbiamo lasciato che la cosa svanisse da sola.
Questo è quello che lui pensava fosse giusto all’epoca, questo è quello in cui credeva e lo rispetto, ma in futuro non succederà più niente di simile [ride].

Vi atterrete alla musica.

Esatto, ci atterremo alla musica, lascio queste cose a Bono o chi per lui, tutti gli attori che vogliono dire la loro sulla politica, ma è davvero un circo così com’è e non abbiamo bisogno di portarlo nel mondo dell’Heavy Metal e del Rock N’ Roll, penso che il Rock N’ Roll e l’Heavy Metal siano proprio una maniera di scappare da tutto ciò quindi vivete liberi e si fotta il governo, chi se ne frega…sai, è stato tutto un po’ strano, ma siamo andati avanti senza problemi e come dicevo dubito fortemente che vedrete più qualcosa del genere da qualcuno di noi.

Pensi che i musicisti, in generale, dovrebbero stare lontani dalla politica? Perché un sacco di grande musica, penso a gente come Bob Dylan e i Pink Floyd, è veramente molto politica…

Quando hai una band come i Rage Against the Machine che tratta esclusivamente quello, questo è quello di cui parlava la band, questo è quello che volevano dire, allora va bene; ma non penso che una band come gli Armored Saint abbia qualcosa a che fare con ciò.
John scrive testi su un sacco di argomenti diversi, più sulla condizione umana e cose del genere, quindi se qualcuno vuole farlo e avere una band che tratta quegli argomenti va bene, semplicemente non penso che sia qualcosa che io vorrei fare, non penso che gli Armored Saint siano o siano mai stati una band legata alla politica.
Penso che stia ai singoli individui se vogliono parlarne, ma può diventare un po’ difficile perché la gente si incazza quando ne parli [ride].

Dopo questo tour inglese avete solo una manciata di date programmate negli Stati Uniti a maggio, avete già dei piani per il prossimo tour?

Per ora quei concerti a maggio sono l’unica cosa confermata, ma il nostro agente è sempre al lavoro su qualcosa.
So che non ci fermeremo certo dall’andare in tour, in estate Joey andrà per un po’ in tour don i Fate Warning, ma sono sicuro che tra l’estate e l’autunno faremo qualcosa, voglio continuare a suonare.
Amo andare in tour, ho sempre amato andare in tour, sono sicuro che faremo qualcosa presto, ma per ora quelle sono le uniche date che abbiamo confermate.

 

Davide Sciaky