Intervista Cult of Luna (Johannes Persson)

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Intervista Cult of Luna (Johannes Persson)

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In occasione del secondo concerto del tour (che purtroppo non passerà dall'Italia) che celebra il 10° anniversario di "Somewhere Along the Highway", album che verrà suonato per intero in ogni data del tour, abbiamo incontrato Johannes Persson, cantante e chitarrista delle leggende del Post-Metal, Cult of Luna.

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Avete pubblicato “Mariner” due giorni fa, ma invece che un classico tour promozionale per il nuovo disco state portando in tour il 10° anniversario di “Somewhere Along the Highway” suonando tutto l’album, come mai questa scelta?

Sapevamo dall’inizio che quest’album non sarebbe stato uno da portare in tour, e questo tour è solo una coincidenza.
Penso che forse l’etichetta abbia spostato l’uscita dell’album di qualche settimana per farlo uscire lo stesso giorno dell’inizio del tour.

In realtà è stato il nostro agente ad avere l’idea di questo tour, non ero un gran fan della cosa, ma mi piace molto quando una band che amo lo fa; lui ci ha convinti a guardarla dalla prospettiva dei fan, e sono molto felice che l’abbia fatto perché mi piace suonare di nuovo queste canzoni.

Perché suonare tutto Somewhere adesso, solo al 10° anniversario, quando molte band spesso aspettano anniversari più lontani, magari il 20° o 25°?

Come dicevo non è stata una nostra idea, quindi non era esattamente un’opzione [ride]

Tornando a “Mariner”, c’è un concept dietro a quest’album?

Sì, abbiamo saputo per un po’ dove volevamo andare, cosa volevamo che ci ispirasse; personalmente sono un fan del limitare l’output creativo perché ti forza a prendere decisioni che non prenderesti altrimenti.

Quando ci siamo spostati dallo sfondo rurale di “Somewhere Along the Highway” a quello cittadino abbiamo fatto “Vertikal”, questa è la direzione che stavamo prendendo.

E stavamo preparando per dove saremmo voluti andare anche con quest’album, parlava di guardare nello spazio, la bellezza della vastità dello spazio, e anche “Vertikal 2” la cui copertina era più o meno ispirata da…quando sei in città di notte e vedi un riflettore, le nuvole…la copertina è ispirata a questo.

Sapevamo già che saremmo stati ispirati da questa storia di immaginare di viaggiare nello spazio, ma anche dall’osare andare in posti dove non sei mai stato prima, può essere nella tua vita privata quando prendi decisioni che non sono sicure…questo è più o meno il concept dell’album.

“Mariner” è una specie di album a parte nella vostra discografia o l’inizio di un nuovo percorso per i Cult of Luna?

Noi non pensiamo così, è semplicemente qualcosa che abbiamo fatto, non abbiamo questi pensieri dietro.
Noi l’abbiamo scritto e dove la gente vuole posizionarlo nella nostra discografia sta a loro, a me non interessa sinceramente.

E’ un album che abbiamo scritto con Julie, niente di più complicato, è la stessa band con l’aggiunta di un’altra voce sostanzialmente.

Chi ha avuto l’idea di lavorare con Julie Christmas e come è nata questa collaborazione?

Io sono stato un fan di Julie per anni: Made Out of Babies e Battle of Mice, ma quello che davvero ha colto la mia attenzione è stato il suo album solista, “The Bad Wife”, che ho ascoltato in continuazione per due anni.

Quando abbiamo avuto la possibilità di curare un festival intero, il Beyond the Redshift Festival, volevo davvero farla suonare ma il problema è che lei non poteva, quindi chiesi la sua email e cominciammo a comunicare, cercai di convincerla ma lei proprio non poteva, non era possibile.
Cominciammo a parlare a noi e Julie non saremmo andati molto in tour in futuro, e infatti non lo stiamo facendo, ma volevamo comunque scrivere musica e mi venne quest’idea.

Le dissi “ok, non andremo in tour ma vogliamo scrivere un album, ci stai?” e provammo una canzone e quando ascoltammo la versione finale ci siamo piuttosto esaltati e…ora siamo qui a parlarne e l’album è uscito.

Avete pensato di lavorare con lei di nuovo o con altre band?

No, non abbiamo alcun piano.
Ci sono un sacco di artisti con cui potremmo lavorare, ma non abbiamo piani.
Per me personalmente ci sono un sacco di artisti con cui mi piacerebbe lavorare, un cantante che ammiro molto è Gaahl, ma non c’è nessun piano per ora.

Venite da Umeå, una cittadina piuttosto piccola e isolate, pensi che questo abbia influenzato la vostra musica?

Deve averlo fatto, ma è difficile per me rispondere a questo tipo di domande…sono cresciuto lì, sicuramente mi ha influenzato in qualche modo, ma forse me lo puoi dire tu perché tu la vedi da una prospettiva diversa.
Il nostro sound…noi semplicemente scriviamo, non c’è molto altro dietro, semplicemente scriviamo e quello che viene viene e quello che ci ispira, magari non è ovvio, la nostra città natale probabilmente ci ispira ma è qualcosa di inconscio.

Avete due batteristi, qualcosa di piuttosto unico, come mai sentite questo bisogno? E come vi è venuta l’idea?

Ad essere onesto non me lo ricordo.

Quello che ricordo è che per un po’ avevamo due batteristi solo in occasioni speciali; dopo “Vertikal” abbiamo deciso che avremmo avuto entrambi in ogni singolo show.

Non mi ricordo com’è cominciata, non mi ricordo neanche il primo show con entrambi.

Ad essere onesto proprio non me lo ricordo.

Due anni fa Erik Olafon ha lasciato la band, ma avete detto che “è ancora parte dell’universo dei Cult of Luna” mi puoi spiegare cosa significa?
Siamo ancora amici e usciamo sempre insieme…

Quindi intendete solo a livello personale?

No no, lui disegna tutto il merchandising che vedi, disegna le riedizioni dei dischi, ha disegnato la copertina d “Mariner”, conosce la band meglio di chiunque altro, in questo senso è parte di come la nostra musica viene presentata.

Due anni fa avete annunciato che vi sareste presi una pausa, ma poi avete continuato con il solito ritmo, cosa è successo?

Non penso di aver detto questo, non ricordo le parole che ho usato, ma quello che volevo dire, magari ho usato le parole sbagliate, è che non avevamo niente di pianificato per il futuro e te lo dico anche adesso: non abbiamo niente di pianificato per il futuro.

Ma potremmo avere un’idea e ci diciamo “facciamolo”.

Quindi, dopo questo tour abbiamo quattro concerti in Scandinavia e dopo questi non abbiamo niente di pianificato: potremmo metterci 10 anni a fare qualcosa, ci potremmo mettere un anno, onestamente non lo so.

Quindi le tue parole sono state fraintese?

Forse è stata colpa mia, non mi ricordo, quello di cui sono sicuro è che non ho mai usato la parola pausa.
Ho pensato che ci saremmo presi un po’ di tempo…sai, questo non è il nostro lavoro, lo facciamo per divertirci, quindi quando vogliamo fare qualcosa lo facciamo, è così che abbiamo sempre fatto.

Siete spesso citati tra i padri del Post-Metal, tu ti senti di aver creato, in qualche modo, un nuovo genere? E cos’è il Post-Metal per te?

[Ride] Questo è un genere che la gente ci ha assegnato, noi semplicemente scriviamo: ovviamente abbiamo uno stile definito, ma le etichette sono più il tuo lavoro che il mio [ride].

Sai, un paio di anni dopo che abbiamo cominciato a suonare e ad andare in tour c’è stata come una valanga, c’erano un sacco di band che hanno comprato pedali per il delay [ride].

Abbiamo influenzato molta gente, e speriamo che vadano avanti a fare grandi cose, ma non riesco a guardarci come gente che ha creato un nuovo genere intero…magari l’abbiamo fatto, ma è così incredibile che a qualcuno anche solo piaccia quello che facciamo, siamo ancora strabiliati dal poter andare a suonare in altre città, stati e continenti e che ci sia gente che venga ad ascoltarci, è pazzesco!

Siamo molto grati per tutto ciò.

Intervista a cura di Davide Sciaky