Death

Intervista Memoriam (Karl Willetts)

Di Davide Sciaky - 2 Aprile 2018 - 19:00
Intervista Memoriam (Karl Willetts)

Intervista a Karl Willetts (Memoriam, ex-Bolt Thrower) da parte di Mickey E.Vil (The Mugshots, Radio Onda D’Urto FM). In fondo alla pagina è possibile ascoltare la stessa in versione audio con sottotitoli.

Buona fruizione.

 

Amo i Bolt Thrower sin dalla mia primissima adolescenza e la loro assenza – nel panorama Metal odierno – si fa spesso sentire a mio avviso. Fortunatamente Karl Willetts e Andy Whale, voce e batteria marchi di fabbrica della “macchina d’assedio”, hanno ben pensato di dar vita ad un nuovo progetto accompagnati da altri due personaggi non sospetti – Frank Healy e Scott Fairfax – il cui retaggio sono nient’altro che gli storici deathster inglesi Benediction (a differenza dei Bolt Thrower, da me visti ed intervistati nel lontano 1996). Bando alle ciance, il buon Karl è un fiume di parole e non vede l’ora di raccontare ai lettori di TrueMetal tante cose interessanti…

 

Dunque, caro Karl: due anni se ne sono andati dall’inizio dei Memoriam. Quali sono le tue sensazioni su questi primi due anni?

 

Eh sì, due anni: che lampo! Passati in un batter d’occhio in effetti. Quello che davvero ci ha fatto formare i Memoriam è stata l’idea di creare della gioia facendo musica, fare qualcosa di positivo. Era un momento della mia vita in cui avevamo appena perso Martin (Kearns, il batterista, n.d.M.) e i Bolt Thrower erano piuttosto indecisi circa il futuro. Tutto era molto incerto ed era un periodo grigio, molto oscuro della mia vita: era il 2015 e quello che volevo davvero fare era crearmi  un obbiettivo nella vita, essendo vicino ai 50 anni. “Cosa vorrei fare, cosa posso fare per creare qualcosa di positivo, in grado di farmi uscire da questa oscurità in cui mi trovo?”…ed ecco come decisi di creare una band col mio amico Andrew Whale! Ci siamo davvero divertiti nei Bolt Thrower agli inizi, quando cominciammo: ecco perchè mi unii ai Bolt Thrower e decisi che era quello che volevo ancora fare! Ho coinvolto Andy che non aveva suonato la batteria per più di 10 anni, non aveva più preso in mano le bacchette e non sapevo se fosse ancora in grado di suonare o se volesse ancora farlo, volevo capire se poteva essere interessato! Anche solo l’intenzione, andare in sala prove e fare qualche cover di brani che ci ispirarono ad essere musicisti quando iniziammo a metà anni Ottanta: classici del Punk, brani dei Discharge, GBH, Crass, Anti-Sect…tutti gruppi che ci fecero decidere di essere in una band e iniziare a fare qualcosa! Volevamo ricreare quella sensazione di creatività che ci dava gioia a quei tempi! Poi per il basso chiesi a Frank, dato che siamo amici da oltre 30 anni…ecco come è nato il tutto nel 2015: nulla più di andare in sala prove una volta la settimana, farsi quattro risate, un paio di birre, suonare musica e divertirsi! Poi abbiamo coinvolto Scott dato che è un buon amico di Frank grazie al lavoro fatto coi Benediction: ha fornito la sua potenza chitarristica ancor prima di entrare in sala prove! Prima di iniziare questo lavoro ci incontrammo e ci disse: “Ho qualche riff, provate ad ascoltarli e vedete se vi piacciono, magari possiamo scrivere materiale originale!”…abbiamo scritto quattro o cinque canzoni in due o tre mesi e le abbiamo registrate come demo per capire come suonavano. Quando le abbiamo rese disponibili per il pubblico abbiamo ottenuto un responso incredibile ed è stato in quel momento che la Nuclear Blast ci ha offerto un contratto discografico. Sono successe molte cose in un periodo relativamente breve, è stato un viaggio incredibile e molto formativo per la vita: abbiamo raggiunto tutti i nosti obbiettivi e oltre!

 

The Silent Vigil è un vero e proprio manifesto di amore per il sound della vecchia scuola. Qual è stato il processo compositivo e della registrazione del disco?

 

Sì! Questa è davvero una buona domanda! Il primo disco For The Fallen era un bel documento di quel momento, sia a livello di testi che di musica: è il prodotto del dolore e dell’elaborazione del lutto, una sorta di esercizio catartico. Ma credo fossimo ancora all’ombra delle nostre precedenti incarnazioni, i Benediction e i Bolt Thrower, ci è voluto del tempo per liberarci da quelle catene, quelle ombre e credo che ce l’abbiamo fatta col primo disco. Il secondo disco dista un anno dal primo e credo che i testi, dal mio punto di vista dato che ovviamente li scrivo, siano qualcosa di completamente diverso. C’è  molta varietà nel contenuto lirico di questo disco: ci sono brani che parlano di ideologie, di politica, di come mi sento a proposito del sorgere di nazionalismi e di razzismo nel mondo, riflessioni personali, canzoni sulla transizione e sul cambiamento che affrontiamo nella vita, brani sull’Alzheimer da cui è affetta mia madre…un contenuto molto vario come testi e ciò mi rende felice, è un grande passo avanti! Crediamo che il primo album sia grande, che documenti quell’epoca, che abbia avuto un senso ma comunque ci sono degli elementi di cui non siamo interamente soddisfatti: lo riteniamo troppo digitale, compresso come suono e ciò ha limitato il feeling di quello che volevamo ottenere. Con The Silent Vigil abbiamo provato a ricreare un sound più live ed organico, invece di usare strumenti ed amplificatori digitali abbiamo utilizzato veri amplificatori…potete sentire i fischi, li abbiamo tenuti intenzionalmente! Siamo andati avanti molto velocemente ma il processo compositivo rimane lo stesso, ecco perchè ci muoviamo con una velocità allarmante! Creativamente siamo in una posizione in cui siamo liberi dalle formule che seguivamo con le band precedenti: allora c’era una formula a cui ci aggrappavamo religiosamente e funzionava! Ma da ultimo ciò ci limitava nel creare nuove cose perchè si lavorava con regole specifiche ed ora dunque sperimentiamo nuove cose come campionamenti, suoni diversi, tonalità diverse, strutture diverse per le canzoni…io uso uno stile vocale differente rispetto al passato. Abbiamo molta esperienza come musicisti, dunque sappiamo cosa funziona: la struttura che seguiamo vede Scott che propone i suoi riff da un milione di dollari; Frank che con la sua esperienza mette insieme quei riff strutturalmente e usa il basso per collegare le varie sezioni della canzone; Whale inserisce le sue personalissime parti di batteria…e voglio sottolineare che le sue doti di batterista sono tornate alla grande, il suo modo di suonare sul nuovo disco è davvero un valore aggiunto! E una volta che il brano è finito e lo ascolto nel suo sviluppo arrivo io con un titolo di canzone, un modo di interpretarla e di dare una direzione al testo…e si comincia a lavorare sulla prossima traccia, la prossima canzone, la prossima cosa: stiamo già lavorando al terzo album! E’ un grande privilegio essere in questa posizione in questo periodo della nostra vita, che possa durare a lungo!

 

Sin dai tempi dei Bolt Thrower la guerra è stata un tema dominante nei tuoi testi. Molte guerre dovrebbero essere aggiunte al testo di Through The Ages (da The IVth Crusade, n.d.M.) purtroppo! Pensi alla guerra nei testi dei Memoriam come a qualcosa di meno “immaginario” rispetto ai tempi dei Bolt Thrower, forse a causa dei tempi in cui viviamo?

 

Assolutamente sì, credo sia un punto importante da sottolineare. Per tutta la mia carriera coi Bolt Thrower – circa 30 anni, dentro e fuori – durante la quale ho scritto gli album classici con quei brani fantastici, c’è stata una tematica principale: la guerra aveva un ruolo molto centrale nei testi che ho sempre scritto. Naturalmente ho sempre scritto in terza persona, non c’è mai stata una glorificazione della guerra, né l’ho mai definita buona o cattiva: parlavo degli effetti della guerra, gli aspetti psicologici della guerra e la gente interpretava come meglio crede. Ne ero cosciente e funzionava, era quella la formula che funzionava, alla quale i Bolt Thrower si attaccavano…il che era grande per l’epoca! Ma con i Memoriam i tempi sono cambiati: viviamo in un mondo in cui ci sono questioni urgenti molto importanti intorno a noi. Come artista, come musicista, come individuo creativo credo sia imperativo, molto importante commentare le questioni che reputo fondamentali e che influenzano la mia vita e il mondo intorno a noi! Per certi versi ho lasciato indietro i significati “aperti”, i contesti sottostanti e gli aspetti politici di cui scrivevo, che potevano essere interpretati: il tutto è diventato più espressamente dichiarato nei testi…forse perchè sono un po’ più vecchio e un po’ più sicuro delle mie doti, più focalizzato…o forse perchè non me ne frega un cazzo di quello che la gente pensa, dato che è un mio diritto! Se non cantassi delle cose importanti al mondo nascondendo la testa nella sabbia, senza fare commenti sociali, credo che mi starei perpetrando una grossa ingiustizia! Ho dei figli, che cambiano parecchio le cose e penso di più al futuro, al loro futuro. Il primo album, For The Fallen, aveva ancora l’elemento relativo alla guerra ma conteneva anche un paio di canzoni con un profondo significato politico: mi vengono in mente Corrupted System e Reduced To Zero che in maniera specifica riguardava situazioni di allora come la Brexit! Assistiamo al risorgere del fascismo, del razzismo…che ci sono sempre stati ma ora hanno una voce, si fanno sentire  e credo sia molto importante contrastare quella voce, con un’altra voce che si oppone al razzismo promuovendo le differenze, l’accettazione delle differenze che per me rendono il mondo un posto così bello dove vivere in pace! Persone diverse con opinioni importanti, diverse  che messe insieme creano qualcosa di buono in contrapposizione a filosofie basate sull’odio, filosofie basate sul cacciar via e costruire muri…l’isolazionismo, la Brexit è un grande esempio di ciò!


Forse è solo una mia impressione, ma in brani come Weaponised Fear sento lo spirito della scena Post Punk, Crust dei primi anni Ottanta nel Regno Unito. Quali sono i tuoi ricordi di quei giorni?

 

E’ quello da cui provengo, la mia sfera d’influenza, noi veniamo da lì ed è la cosa che mi ha trascinato in questa faccenda del Metal estremo. A fine anni Ottanta, a metà anni Ottanta, andavamo sempre ai concerti di un pub a Birmingham chiamato il Mermaid, un pub leggendario! Tutte le band vi suonavano: i Crass, gli Anti-Sect, gli Amebix, i Flux Of Pink Indians, tutto quel genere di scena Anarco-Crust seguita poi dagli Hellbastard, i Ripcord, i Sacrilege, gli Extreme Noise Terror e naturalmente i Napalm Death che erano il gruppo residente, suonavano là ogni settimana…quella piccola scena è il luogo da cui proviene la mia ideologia! E per certi versi aver formato i Memoriam è stato come toccare le radici da cui proveniamo e cercare di ricreare le emozioni di quando abbiamo iniziato. Quella filosofia, quell’ideologia è molto importante ed è una parte intrinseca di quello che facciamo…ecco perchè ritorno a parlare di certe questioni, perchè credo che siano importanti e che necessitino di essere promosse con quello che facciamo come band! Bei tempi, ci siamo davvero divertiti allora e il momento chiave per me come musicista fu vedere suonare i Sacrilege, intorno al 1986-87…vedere i Sacrilege che suonavano mi fece pensare: “Sì, lo capisco, lo desidero, quello sono io e la mia musica!”…è così che mi sono formato un’identità. Fu allora che decisi di voler far parte di una band, volevo essere un cantante come Tam (Simpson, la cantante dei  Sacrilege, n.d.M.)! Tutto quello è stato un periodo molto importante della mia vita e i Memoriam sono un’estensione di ciò, sono un tributo a quella parte della nostra vita che ha formato ciò che siamo come individui e vogliamo portarla avanti, usandola nella musica che creiamo oggi: credo sia molto importante avere dei riferimenti passati per dare un senso a dove siamo oggi nella nostra vita! Allo stesso tempo siamo anche  consci della nostra eredità musicale: siamo molto orgogliosi delle nostre band precedenti, i Bolt Thrower e i Benediction, saremo sempre molto orgogliosi di essere stati coinvolti in quei gruppi! Però dobbiamo lascerceli alle spalle anche se li omaggiamo con dei riferimenti: occasionalmente inserisco dei versi dei Bolt Thrower nei testi, che la gente riconosce e capisce. Ma parlando del brano da te menzionato, Weaponised Fear, possiede una sorta di energia ipnotica! Abbiamo cercato di riferirci ad un gruppo chiamato Killing Joke, che probabilmente è uno dei miei preferiti, ma ancora una volta il testo è a proposito dei media e di come manipolano la gente, come usano la paura per farti comportare in modi specifici e per controllarti.  Siamo molto orgogliosi di quel brano e di come chiude il disco, ti rimane in testa, finisci per canticchiarla mentalmente quando la ascolti, anche nel cuore della notte!

 

Cosa possiamo aspettarci dai vostri concerti nel futuro?
 

Sì! Si spera delle date nella dannata Italia (ride, n.d.M.)!! Sai, ho fatto questo lavoro – dentro e fuori dalla band – per 30 anni e non ho esperienze vissute in Italia…se non dei fottuti disastri! Una volta avevamo tre show confermati con i Bolt Thrower: uno fu cancellato perchè mancò l’elettricità nel locale, tutti prendevano scosse elettriche durante il soundcheck e non ci sembrava la cosa migliore da fare! Ma poi mi ricordo che suonammo a Bassano Del Grappa, ai piedi delle Alpi, davvero incantevole! Abbiamo avuto contatti davvero limitati con l’Italia e lo rimpiango incredibilmente dato che amo l’Italia e la cultura italiana, sono un grande fan degli scooter: la Lambretta e la Vespa sono vicinissime al mio cuore! Sì, mi sento davvero connesso all’Italia, vorrei davvero suonarci e se tu potessi assisterci nel processo per trovare date in Italia sarebbe fantastico! Tutto quello che vorrei dire è: grazie per averci supporatato durante questo fantastico viaggio della vita, finora è stato davvero piacevole e ci stiamo godendo quello che stiamo facendo. Avere l’opportunità di farlo è una cosa così speciale! Sì…speriamo di poterci incontrare presto, ragazzi, di persona e di suonare nella vostra bella nazione!

 

Una promessa è debito! Io, Mickey E.Vil, mi sto impegnando affinchè i grandi Memoriam possano “conquistare” l’Italia con la loro macchina da guerra sonora…stay tuned and be ready! Per adesso vi invito ad acquistare For The Fallen e The Silent Vigil, se siete degli irriducibili nostalgici, amanti del sound più Old School che si possa immaginare!