Intervista Messa (Tutta la band)

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Intervista Messa (Tutta la band)

In occasione dell'uscita di "Feast For Water", abbiamo chiesto ai Messa di illuminare le profondità del loro nuovo album. Insieme alla band veneta, abbiamo fatto luce sulle sfumature intriganti che compongono un disco complesso ed appassionante. Negli abissi di "Feast For Water" scorrono correnti di ispirazione guidate da un impegno costante che ha generato una creatura dalle sonorità misteriose e decisamente originali.

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Ciao Sara, ciao ragazzi, benvenuti su Truemetal.it. Innanzitutto complimenti per il vostro nuovo album, un disco davvero intenso ed autentico. Non è facile essere originali ed innovativi in campo metal, ma voi ci siete riusciti con ottimi risultati. Come nasce “Feast For Water”?

Innanzitutto, grazie!

‘Feast for Water’ è stato un disco complesso. Comporlo ha richiesto una buona dose di tempo, pazienza e immersione. L’evoluzione è stata spontanea, abbiamo voluto esplorare altri territori mantenendo comunque la nostra identità.

Sulla copertina di “Belfry”, il celebre campanile, immerso nel lago di Resia, è circondato dall’acqua: un fermo immagine statico e malinconico. In “Feast For Water”, invece, avete voluto celebrare l’acqua come fonte di ispirazione armonizzandovi ad essa, una sorta di rituale, è così?

Abbiamo immaginato ‘Feast for Water’ come un capitolo successivo di ‘Belfry’. Il campanile chiama a sé i fedeli, i quali una volta riuniti sono trascinati nelle profondità acquatiche. Potremmo definirlo come un viaggio nell’abisso. Abbiamo scelto l’acqua come elemento concettuale e chiave di lettura di questo disco, a partire dai suoni ‘sommersi’ alla foto utilizzata per la copertina, testi compresi.

Il disco inizia e finisce con due brani strumentali ispirati, rispettivamente, alla divinità egizia Naunet ed alla frase sufica ‘Da Tariki Tariqat’ (Nell’oscurità il sentiero). Vi siete dunque imbattuti in una ricercatezza non soltanto sonora ma anche mistica, ci raccontate cosa vi ha stimolato?

Le esperienze che ognuno di noi ha l’occasione di fare, nel proprio percorso personale, hanno sicuramente una grande influenza in ciò che poi andiamo a creare tutti assieme. Ognuno di noi ha dato le proprie sfumature a questo disco, in maniera personale. Il nostro vissuto e le nostre conclusioni individuali su certi campi sono state molto importanti.

Il doom è un genere che negli ultimi tempi si sta evolvendo, sta prendendo forme diverse in tutte le sue sfaccettature. Uno degli album più belli del 2017 è stato “Mirror Reaper” dei Bell Witch dove l’inquietudine la fa da padrona. Quale sentimento è prevalso nella composizione di  “Feast For Water”?

L’apnea. Uno stato fisico e mentale, meditativo e oppressivo allo stesso tempo. Una sensazione che schiaccia le ossa e le carni, che trascina nel profondo ignoto e nell’oscura sicurezza.

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Siete tutti ottimi musicisti, ogni brano è architettato per sorprendere l’ascoltatore. Le canzoni posseggono ritmiche articolate e complesse ma abilmente amalgamate fra loro. Tra le otto tracce dell’album quale in fase di sviluppo e composizione ha richiesto più impegno o rielaborazioni?

Ogni canzone ha richiesto una buona dose di tempo per essere arrangiata e perfezionata. Volevamo essere pienamente convinti di ogni pezzo presente in questo disco. Forse, più che altro per la sua lunga durata, ‘She Knows/Tulsi’.

Il combo ‘She Knows’ e ‘Tulsi’ è davvero sorprendente. Due brani in cui l’eleganza si intreccia alla collera infondendo un disorientamento euforico che, alla fine, va a collimarsi con l’incanto scaturito dal sax (strumento già presente in “Belfry”). Da chi nasce l’idea di introdurre elementi jazz nelle vostre composizioni?

Come detto prima, l’evoluzione è stata spontanea. Il jazz è un genere che ascoltiamo tutti da anni. Fondamentale è stata la presenza del Fender Rhodes, acquistato da Alberto (chitarra) per interesse personale. Non è stata una cosa del tutto programmata, per così dire.

C’è del jazz sui nostri pezzi, ma è stato scelto un approccio molto minimale, sulla scelta di accordi chitarra-piano e sugli assoli. Inoltre la presenza di certi strumenti, come per esempio il sax, porta subito ad un immaginario legato a quel genere.

Immagino vi stiate preparando per promuovere dal vivo la vostra nuova “creatura”. Dopo la data al “Doom Over Venice” del 13 aprile al Circolo Culturale Novak di Scorzè e quella del 22 maggio allo “Stoned Orgies” a Nantès, è in programma un tour nazionale?

Saremo in tour europeo con i nostri amici Discomfort dal 18 al 28 maggio, passando per Spagna, Francia, Germania, Repubblica Ceca e Slovenia. Faremo qualche data durante i mesi estivi, ed è in programma anche un altro tour europeo nel mese di Ottobre 2018.

Se aveste la possibilità di scegliere un gruppo internazionale con il quale condividere un tour con chi vi piacerebbe intraprendere questa esperienza? Presumo qualche band che vi abbia guidato nel vostro percorso artistico…

Sicuramente condividere il palco con gruppi (attualmente attivi) come Bellwitch, Urfaust, Jex Thoth, Windhand ci farebbe molto piacere.

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L’album è intriso di diversi generi musicali, una vostra caratteristica già presente nel precedente disco. Questa volta, però, sembra vi siate spinti maggiormente nella sperimentazione sonora, pensereste mai, un giorno, di abbandonare il metal, il doom nello specifico, per intraprendere un cammino diverso?

Pensiamo che la natura poliedrica della musica sia meravigliosa, e che la sperimentazione sia fondamentale per creare soluzioni inedite, e soprattutto non scontate. Ognuno di noi ha altri progetti musicali in corso, alcuni di questi molto distanti dal metal.

Con il progetto Messa ci dedichiamo e probabilmente continueremo a dedicarci al doom! Sempre però con il nostro gusto e tocco personale.

‘Da Tariki Tariqat’, come già accennato in precedenza, chiude l’album ma personalmente mi ha dato la sensazione di essere il preludio ad una nuova sfida, ad un nuovo capitolo pronto per essere scritto. C’è qualcosa di vero in questo presentimento? Avete già delle idee sulle quali adagiare il futuro prossimo dei Messa?

Non lo sappiamo ancora, scrivere ‘Feast for Water’ è stato un processo che ci ha impegnato molto e per il momento abbiamo scelto di dedicarci all’attività live. Passerà un po' di tempo prima di ricominciare a scrivere nuovo materiale.

Vi ringrazio per la vostra disponibilità, la speranza è quella di rivedervi suonare dal vivo e ritrovarsi sulle pagine di Truemetal.it per poter parlare di una nuova, avvincente storia firmata Messa.

Grazie a voi per l’interesse nel nostro progetto!