Intervista Opeth (Fredrik Åkesson)

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Intervista Opeth (Fredrik Åkesson)

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Poco prima del concerto degli Opeth a Milano di qualche giorno fa (qui il nostro report della serata) abbiamo incontrato un disponibile Fredrik Åkesson, il chitarrista della band, per parlare dell'ultimo disco, "In Cauda Venenum", degli ultimi avvenimenti in casa Opeth e di altro ancora.

Intervista a cura di Davide Sciaky

Ciao Fredrik, come va?

Molto bene, siamo al decimo concerto del tour, sta andando bene, abbiamo tanti concerti sold-out, ci stiamo divertendo.
Abbiamo una nuova grossa produzione per il palco, quindi abbiamo cercato di fare un passo in avanti con qualcosa di più avanzato e penso che ci sia riuscito bene.
Questa sera potrete godervi la produzione completa.

 

Come stanno rispondendo i fan alle nuove canzoni in questi primi concerti?

Abbiamo suonato un po’ di canzoni in svedese, l’album è stato scritto originariamente in svedese, e penso che stia andando piuttosto bene.
Sono divertenti da suonare, ed il pubblico sembra apprezzare questi pezzi.

 

Le suonate sempre in svedese, in tutti i concerti?

Sì, potremmo cambiare più avanti, magari quando suoneremo in America potremmo farle in inglese perché lì sembrano apprezzare di più l’inglese, ma non abbiamo ancora deciso.
È… divertente non fare quello che la gente vuole che tu faccia [ride].

 

Okay, hai detto che l’album, “In Cauda Venenum”, è stato scritto in svedese in origine. Come mai avete scelto di registrare anche una versione, la versione inglese, che si allontanava da come l’album è stato concepito?

L’album è nato con l’idea dello svedese, Mikael Åkerfeldt ha avuto l’idea e mi ricordo che quando ho sentito la prima canzone dell’album, ‘All Things Must Pass’ [N.D.R. il nome della canzone è ‘All Things Will Pass’], ‘Allting Tar Slut’ in svedese, ho pensato che funzionasse davvero bene.
Una volta ascoltata ho visto che non era il gran cambiamento che pensavo, non era così distante degli Opeth con i testi in inglese, funzionava bene e abbiamo realizzato dall’inizio che dovevamo farlo in svedese ed è interessante avere due versioni, per i fan più sfegatati c’è questa variazione, alcune linee vocali sono leggermente diverse.
La versione inglese è stata concepita in studio; pensavamo che sarebbe stato difficile tradurre alcune parole, ma penso che siamo stati fortunati che sia stato Mikael a scrivere i testi perché molta roba si poteva tradurre letteralmente, il significato è identico.

 

Dicevi che state suonando molti concerti sold-out, ho visto che quasi tutti i concerti del tour sono già sold-out, e penso che questo lo renda il vostro tour più di successo di sempre…

Sì, penso che stasera qui all’Alcatraz abbiamo più gente che mai prima d’ora per questo locale, non so se è sold-out, ma quasi, comunque.

Ottimo! Quello che volevo chiederti era, vi aspettavate un successo del genere?

No, penso che uno non si dovrebbe aspettare… ci aspettavamo che la gente venisse ai concerti, penso che abbiamo una buona fanbase, molto supporto dai fan, è fantastico.
Ma ogni concerto sold-out è un bonus, è una cosa positiva se la prossima volta volessimo fare qualcosa di un po’ più grosso. Penso che sia buono per la band, ci dà una buona immagine agli occhi dei promoter, i festival, ecc.
E ovviamente è divertente! Il pubblico è stato davvero grandioso, ieri sera in Germania, a Monaco, è stato fantastico.

 

Hai una canzone preferita del nuovo album, o una canzone con cui hai un particolare legame?

Sono tutte molto diverse, penso che tutte abbiano il loro scopo.
Mi piace molto suonare ‘Heart in Hand’, quella è stata la mia prima canzone preferita, ma forse la canzone migliore è l’ultima, ‘All Things Will Pass’, la suoneremo stasera e sono contento, è una canzone epica.
Lo scopo di tutto l’album era quello di creare un disco più epico di quelli che abbiamo pubblicato in passato.
Abbiamo provato anche un’altra canzone, la quarta del disco [N.D.R. ‘Next of Kin’], quella è una canzone molto difficile da suonare, poi io e Joakim, il tastierista, cantiamo molto, quindi dobbiamo cantare alcune parti di Mikael ed è complicato quando hai un riff con un ritmo diverso dalla voce, e devi anche essere perfettamente intonato allo stesso tempo, ma è comunque divertente.

Quindi cambierete la setlist più avanti nel tour?

Non penso, abbiamo provato due canzoni aggiuntive che non suoneremo stasera, all’inizio volevamo farne una in più, ‘The Moor’ da “Still Life”, ma è così difficile ora che abbiamo tredici album, ci tocca far fuori alcune delle vostre canzoni preferite altrimenti la setlist sarebbe troppo lunga!
Al momento suoniamo un po’ più di due ore, che comunque è buono, ma ci sono sempre altre canzoni che vorresti aggiungere. All’inizio suoni una canzone per album, ma è impossibile ora, dovremmo suonare tre ore e mezza che sarebbe anche divertente, ma anche un po’ sfiancante in un tour così intenso, hai bisogno di prendere delle pause per far riposare la voce se suoni così tanto.

E immagino che comunque in generale suonare così tanto sia stancante.

Sì, ma in qualche modo quando sei sul palco il tempo smette di esistere, non guardi l’orologio, è come essere in una dimensione parallela, e spero sia così anche per il pubblico.

 

Come ben sappiamo, Mikael è un grande fan della scena Prog anni ’70, e questo ha avuto una grande influenza sulla direzione dei vostri ultimi album. E te? Sei anche tu appassionato del genere, o con gli Opeth semplicemente segui il percorso delineato da Mikael?

Ero un amante dell’Hard Rock anni ’70 e anche del Progressive da prima di entrare negli Opeth, ero un grande fan dei Rush¸ per esempio, dei Mahoganu Rush, Frank Marino, roba del genere, King Crimson e Pink Floyd, questa è tutta musica che ascoltavo da prima degli Opeth.
Poi Hard Rock classico, Black Sabbath, Deep Purple, Led Zeppelin.
Mikael ha una grande conoscenza del genere, mi ha fatto scoprire band italiane che ora ascolto, come la P.F.M., band Krautrock tedesche, Prog inglese, Prog americano e altro Rock anni ’70.
Quindi, dato che lui ne sa così tanto mi ispira, anche perché io colleziono vinili ed è bello andare a comprarne con lui perché ha sempre dei buoni consigli, poi sa pure quanto valgono i dischi, quando un prezzo è buono così da non venire fregato.
Ci sono così tante band che non conoscevo prima di conoscere Mikael e gli sono grato di avermele fatte scoprire.

 

Prima di iniziare l’intervista stavamo parlando della birra degli Opeth: come vi è venuta l’idea di fare la vostra birra?

L’avevamo già fatta una volta con un microbirrifico inglese, io e Martin Axenrot eravamo andati a Leeds.
Poi il nostro manager ci ha proposto questa cosa, era in contatto con un birrificio svedese chiamato “Heavy MetAle”, che è un nome geniale, e il loro approccio ci è piaciuto, volevano prima di tutto promuovere la musica dato che sono amanti del Metal.
Hanno deciso di avere ogni birra diversa col tema di un album, quindi c’è la “Red Rocks” con la cover dell’album, un codice QR che ti permette di ascoltare il disco su Spotify, è forte!
Quindi abbiamo fatto una birra rossa per “Red Rocks”, abbiamo fatto “Sorceress”, una IPA, e poi volevamo fare una bionda normale, una pils tedesca perché ora ci sono tante IPA, è quello che va di moda oggi, ma è bello avere una birra “normale”, e per quella abbiamo scelto “Heritage”.
Suoneremo l’ultimo concerto di questo tour a Copenhagen e i ragazzi del birrificio verranno allo show, quindi venderemo anche la nostra birra al concerto.

 

Quando una band mette in vendita questo tipo di prodotti, a volte si può leggere su internet gente che si lamenta, “Dovrebbero pensare più alla musica che a vendere queste cose”. Immagino però che queste cose non vi prendano davvero tanto tempo, non è che fate voi stessi la birra.

Sì, ma comunque abbiamo fatto questa cosa quando eravamo in pausa, ci siamo presi un anno di pausa e avevamo molto tempo, quindi non c’è davvero stato alcun problema.
Ma, comunque, io e Martin Axenrot siamo andati al birrificio e abbiamo provato tipi diversi di birra, volevamo essere davvero parte del processo.
Abbiamo anche fatto abbassare la gradazione alcolica delle birre, all’inizio volevano che fossero più forti, ma quando bevo birra mi piace berne un po’, ma se sono troppo forti poi ti ubriachi subito e può diventare pericoloso.
Queste birre da 7% non hanno senso per me, davvero. Magari se ne bevi una sola, ma quando vai ad un concerto e ne bevi quattro poi…
Comunque, voglio dire, siamo attenti a non fare troppe cose del genere, ma la birra è una cosa che amano tutti quindi ci sta, e poi non è che abbiamo fatto dildo o altre cazzate del genere come fanno altre band.

 

Quando con “Heritage” avete cambiato stile passando ad un Prog Rock meno aggressivo e privo di growl alcuni fan si sono lamentati e, immagino, avrete perso qualche fan e ne avrete guadagnato qualcun’altro. Pensi che oggi la gente abbia superato la cosa e abbia accettato che questo è chi sono gli Opeth oggi?

Non leggo tutto quello che viene scritto su internet, ma su certi siti troverai sempre queste lamentele, in particolare su Blabbermouth, si lamentano di tutto lì, è divertente a dirla tutta.
Ma noi suoniamo ancora canzoni del periodo più Metal degli Opeth, e ci divertiamo ancora a farlo, penso che oggi il growl di Mikael sia più gutturale che mai.
Sai, amiamo ancora il growl, ma Mikael è l’autore principale della musica ed è molto artistico, non gli piace ripetere un certo sound, e neanche a noi, quindi per ora seguiamo questa direzione ma il growl non è da escludere per sempre, potrebbe tornare in un modo diverso.
Posso capire alcuni fan, ma ci sono molti fan old school che apprezzano entrambi i tipi di canzoni, e quando si parla di concerti penso sia piuttosto interessante avere questa combinazione dei due, è una buona dinamica per un concerto.

Ed è bello avere più varietà invece di due ore di seguito di musica pesante e basta.

Sì, ma comunque anche la roba vecchia degli Opeth con il growl aveva sempre delle parti più calme, è sempre stato un po’ come lo Yin e Yang, ed in un certo senso è ancora così, ma in modo diverso.

Ne hai mai parlato con lui del ritorno del growl in futuro, o comunque pensi che possa succedere che venga usato di nuovo in futuro?

Se tornasse dovrebbe essere… conosco bene Mikael e se cominciassi a chiedergli del growl diventerebbe meno realistico il suo ritorno, a lui piace fare il contrario di quello che gli viene detto.
Se succedesse dovrebbe essere lui a deciderlo per conto suo, in maniera naturale, dovrebbe essere qualcosa che sente di voler fare.
Ma, sai, si era parlato un po’ di reintrodurre il growl su qualche… su “Pale Communion”, Mikael aveva pensato di cantare in growl su una canzone senza che nessuno gli dicesse niente, quindi è già quasi successo.

Quindi lasciamo che faccia quello che vuole e magari…

Esatto!

 

Fantastico! Questa era la mia ultima domanda, se hai un messaggio finale per i nostri lettori, questo è il momento giusto.

Spero che vi stia piacendo il nuovo album, “In Cauda Venenum”, e siamo felici di suonare qui stasera!
Mi piacerebbe poter suonare più concerti in Italia, grazie per il supporto!