Thrash

Intervista Sepultura (Andreas Kisser)

Di Davide Sciaky - 6 Marzo 2017 - 9:00
Intervista Sepultura (Andreas Kisser)

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A poco più di un mese dalla pubblicazione del quattordicesimo album dei Sepultura, “Machine Messiah” (l’abbiamo recensito qui), siamo andati a parlare col chitarrista della band Andreas Kisser.
Di cosa parla il nuovo album? Qual è stata l’ispirazione dietro la musica e ai testi? Cos’ha in serbo il futuro per i Sepultura? Abbiamo parlato di questo e altro nella nostra intervista.

 

Avete recentemente pubblicato un nuovo album, “Machine Messiah” è uscito poco più di un mese fa, qual è la reazione dei fan davanti i nuovi pezzi che state suonando dal vivo?

È davvero fantastica, uno dei migliori responsi che abbiamo avuto da tanto tempo; stiamo suonando cinque canzoni nuove in un set di un’ora in questo tour con Kreator, Soilwork e Aborted, ben quattro band ma noi abbiamo un’ora intera…penso che sia la prima volta che portiamo tante canzoni nuove nella setlist, sai?
Magari con “Chaos A.D.”, quando uscì suonammo un sacco di canzoni nuove, ma questa volta è fantastico, la gente sta davvero ascoltando l’album, sembra che capiscano davvero la musica.
Ovviamente puoi ascoltare le canzoni separatamente ma se ascolti tutto insieme ha più senso, questa era la nostra intenzione, raccontare una storia, e sembra che i fan stiano davvero ascoltando e quando suoniamo le nuove canzoni il pubblico è davvero catturato, non reagiscono tipo “Oh no, le canzoni nuove…”, è davvero bello.

Come hai detto siete in tour da quasi un mese con queste grandi band, Kreator, Soilwork e Aborted, come sta andando il tour? Come vi trovate con loro?

È fantastico, tutto fantastico, come dicevo non è facile mettere insieme quattro band in questo modo, alcuni palchi sono davvero piccoli, ma insieme lo stiamo rendendo possibile.
Penso che sia un grande inizio per noi per questa prima parte del tour di “Machine Messiah”; andare in tour con i Kreator è qualcosa che abbiamo cercato di fare per tanto tempo e finalmente ci siamo riusciti.

Avete detto che il concept di “Machine Messiah” è la robotizzazione della società, cosa intendete con robotizzazione? Parlate dell’influenza delle nuove tecnologie o è qualcosa più specifico?

Intendo quello che vediamo al giorno d’oggi, non è una qualche futuristica idea fantascientifica.
Noi abbiamo il privilegio di girare il mondo quindi vediamo paesi come l’Inghilterra, l’Armenia, il Marocco, Dubai, gli Emirati, vediamo come la tecnologia influenza e ha un ruolo in società diverse; sembra che la tecnologia non sia davvero qui per aiutarci, per sviluppare il nostro intelletto, il nostro cervello, avremmo bisogno di una connessione più diretta con la natura, con l’universo e con tutto.
Le macchine sono qui per svolgere compiti per noi e intanto noi diventiamo più pigri e stupidi, non siamo davvero…vai in un ristorante ci sono famiglie intere con tutti che sono qui [N.D.R. prende in mano il cellulare], hai un dubbio e vai subito su Google, capisci, non c’è più interazione, pure per trovare una donna c’è una fottuta app, non si va più fuori, si fa eye contact e via dicendo…
Quindi queste sono cose che ho notato mentre viaggiavamo e abbiamo deciso di parlare di come trovare il giusto equilibrio, tutto ha bisogno della giusta disciplina: guardare un film, mangiare caramelle…penso ai bambini, quando educhi dei bambini la prima cosa da fare è creare una disciplina, andare a dormire ad una cert’ora, andare a scuola, un’ora o due di videogiochi e poi di nuovo a dormire, c’è bisogno di disciplina per avere una vita sana e anche con la tecnologia c’è bisogno di disciplina, soprattutto con gli smartphone perché altrimenti stai tutto il giorno qui [N.D.R. prende nuovamente in mano il cellulare] pensando di essere connesso con il mondo mentre non esci neanche di casa.
Questa è stata la nostra ispirazione principale, parlare di quello che vediamo al giorno d’oggi e discutere dove sia il giusto equilibrio per non essere schiavizzati dalla tecnologia ma, invece, farci aiutare dalla tecnologia a sviluppare noi stessi.

Abbiamo parlato di questo concept ma molti vostri album, la maggioranza, sono concept, come mai?

Non ho mai visto un album senza un concept [N.D.R. in inglese significa “concetto”], “Help” dei Beatles, la canzone “Help” ma anche il film, in qualche modo c’è una connessione…”The Number of the Beast”, “Powerslave” degli Iron Maiden, “Master of Puppets”, tutti hanno un concept; hai qualcosa da dire e usi certi elementi musicali per esprimere quell’idea.
Per me un concept non è solo un album come “The Wall” dei Pink Floyd o, sai, quel genere di roba, non appena hai un’idea per una canzone hai un concept; parlare dell’amore, come hanno fatto i Beatles tante volte…togli l’amore dai Beatles e non ci sono più i Beatles!
Quindi un concept è necessario per sviluppare una certa idea, ecco perché! Perché mai dovrei scrivere una canzone per niente, scrivere solo dei riff…chiedi alle macchine di farlo [ride] avresti tutti gli elementi e tutto quanto, ma un concept per me è quando hai qualcosa da dire e cerchi un modo artistico per esprimerti, che sia un’opera, un quadro, una poesia o una canzone, e in questo senso tutto ha un concept.

L’album ha elementi che potrebbero essere considerati quasi Progressive, in un certo senso, e in generale è una nuova evoluzione per il sound dei Sepultura.
È una decisione precisa, hai scritto la musica pensando “Voglio fare qualcosa di nuovo, di diverso”, o è semplicemente il modo in cui le canzoni sono venute fuori?

Un po’ entrambe le cose, ovviamente torniamo all’idea di un concept, volevamo fare un album molto musicale, esplorare la nostra abilità con i nostri strumenti, io ho lavorato le parti di chitarra nota per nota, tutti i dettagli delle canzoni, il cantato di Derrek, cercare di trovare i giusti testi da mettere nei punti giusti delle canzoni, Jans Bogren [N.D.R. il produttore] è stato un aiuto fantastico per fare tutto ciò, un produttore perfetto per migliorare le idee che avevamo già.
Ovviamente avevamo quest’idea, ma allo stesso tempo dovevamo lasciare scorrere le idee, per questo andiamo in sala prove e suoniamo le idee delle demo, andando poi a cambiare qualche cosa qua e là.
La performance nel momento della registrazione è ovviamente molto importante perché rimarrà lì per sempre, quindi c’è un equilibrio di entrambe le cose, devi avere la disciplina di trovare la tua strada per raggiungere il tuo obiettivo.
Devi avere un obiettivo perché se vai un studio di registrazione hai così tante opzioni diverse, strumentazioni diverse, chitarre diverse, può essere un casino, ma se hai un obiettivo, una direzione, tutto ha senso; andrai ad usare le cose che funzionano per quello che hai in mente.
E’ un po’ entrambe le cose, non perdiamo mai l’attitudine spontanea, anche quando abbiamo tutto in mente l’attitudine spontanea è la cosa più importante per….sai, quando ascolti un album per sentire che ci sono delle persone che suonano, con tutti gli errori o meno, ma che rimangono umani.

Negli ultimi anni molte band stanno suonando dei loro album per intero, ho visto proprio qui gli Anthrax suonare tutto “Among The Living” giusto due settimane fa, Igor e Max Cavalera stanno facendo tutto “Roots”…avete mai pensato di fare qualcosa di simile?

Non proprio, non ancora, siamo molto concentrati su quello che stiamo facendo al momento.
Capisco gli Anthrax che lo fanno durante la seconda parte di tour per il loro nuovo album, loro hanno un nuovo album, quindi ci sta che presentino le nuove canzoni lasciando spazio per fare tutto quell’album.
La situazione dei Cavalera è diversa perché non hanno niente di nuovo, stanno semplicemente andando a fare roba vecchia e noi non abbiamo mai voluto fare una cosa del genere, andare in tour e suonare tutto “Chaos A.D.”, non finora, siamo molto concentrati su quello che stiamo facendo e abbiamo un nuovo album, sarebbe idiota per noi metterci ora a perdere tempo con i vecchi album; come dicevo siamo suonando cinque nuove canzoni e faremo il nuovo album per intero al Rock in Rio in Brasile che è fantastico, un nuovo album e possiamo farlo tutto!
Quindi è anche meglio che suonare roba vecchia; magari fra qualche anno potremmo fare qualcosa del genere ma non ora.
E abbiamo pure tanti album che potremmo fare, è fantastico, avremmo la possibilità di farlo, ma è qualcosa che non faremo nel breve termine.

Sai, la prima volta che ti ho visto dal vivo non era con i Sepultura ma con gli Anthrax, nel 2011 per il tour dei Big 4; com’è stata quell’esperienza?

È stata pazzesca, magnificamente pazzesca [ride].
E’ stato grandioso, una delle più belle esperienze della mia vita poter suonare con i Big 4, suonare con gli Anthrax, una band che mi ha influenzato così tanto, il sound della chitarra di Scott Ian è uno dei migliori nel Metal…mi chiamò 6 mesi prima, mi disse “Mia moglie è incinta, deve partorire in luglio, c’è questa specifica settimana in cui abbiamo questi grossi show in programma e ho pensato a te” e, cazzo, ero così contento di farne parte.
Ho avuto anche il tempo di prepararmi le parti di chitarra ma soprattutto le backing vocals, perché Scott Ian ne canta anche un sacco; io ne ho fatto la maggior parte ma Frank Bello mi ha aiutato molto e mi sono sentito davvero a casa con loro.
Sono estremamente felice che abbiano pensato al mio nome e che tutto sia andato alla grande, ho persino avuto la possibilità di suonare con tutti i Big 4 alla fine dei concerti dei Metallica, è stato meraviglioso.

Ho visto che in un’intervista di qualche giorno fa hai parlato di un film sui Sepultura in uscita prossimamente, me ne puoi parlare?

Certo, è un film/documentario, un regista brasiliano ci sta lavorando da sette anni, ci ha seguito in vari tour, diversi album, Jean Dolabella era nella band e poi è arrivato Eloy quindi ha catturato anche tutta la fase di transizione che è sempre difficile per una band ed è finalmente pronto!
Penso che annunceremo una data per la pubblicazione tra molto poco, abbiamo visto le prime due bozze prima di partire per il tour e siamo molto felici con il risultato; molti grandi amici, roadies e gente che ha fato parte della storia dei Sepultura ha partecipato a questo progetto e l’obiettivo è di mostrare la nostra storia, non di litigare con ex-membri, sarebbe ridicolo!
Io ho il mio punto di vista, loro hanno il loro, non c’è giusto o sbagliato sono semplicemente prospettive delle cose diverse e la nostra intenzione è di mostrare che in qualche modo i Sepultura sono ancora qui.
E non è solo per fan dei Sepultura o del Metal, è anche per “persone nomali”, diciamo [ride], che possono guardare la storia di una band che viene dal Brasile e vedere quanto è difficile avere una famiglia, essere on the road, essere davvero con questa band ogni giorno, noi costruiamo i Sepultura giorno per giorno e per far vedere ciò, 33 anni di carriera; poi abbiamo lo show che abbiamo fatto a San Paolo nel 2015 per celebrare i 30 anni di carriera dei Sepultura che è molto speciale perché c’erano famiglie, amici e tutti quanti e sarà parte del film.
Penso che sarà figo per la gente vedere che non ci siamo davvero mai fermati nonostante tutti i momenti difficili dentro e fuori dalla band perché, sai, i Sepultura hanno perso un cantante, un batterista, il management ma allo stesso tempo c’è stato un passaggio dal vinile al CD, dal CD al download e tutti i cambiamenti tecnologici senza precedenti nella storia della musica quindi…eccoci, ci stiamo divertendo facendo quello che ci piace con tanta passione, tanto cuore e penso che il film lo faccia vedere, faccia vedere che siamo una band “artistica”, per così dire, e che non siamo ostaggi del nostro passato e del nostro mito.

Essendo io stesso un chitarrista questa è una cosa che volevo chiederti da un po’, le Stratocaster non sono chitarre esattamente comuni nel Metal estremo, come mai questa scelta?

Ecco perché! [ride]
In realtà è una chitarra molto godevole, è un modo diverso di trovare un nuovo sound, amo queste sfide, non mi piacciono strumenti “gentili”, devo combattere lo strumento per sapere che sto facendo sempre qualcosa di nuovo.
Se usi sempre la stessa chitarra e fai sempre la stessa cosa per 30 anni diventa noioso, è prevedibile, e con la Fender è stata un’opportunità nel 2001: c’è questo nostro grande amico, è stato anche il mio tecnico della chitarra, Billy Siegle, che lavora alla Fender e voleva portare la Fender su suoni più pesanti, penso che abbia parlato pure con Dave Mustaine.
Ovviamente all’inizio ero scettico, le Stratocaster sono più legate all’Hard Rock e al Rock N’ Roll, roba del genere, ma loro c’hanno messo un pickup che hanno costruito loro stessi ed è davvero heavy ed è il sound che uso da allora; la mia chitarra “Nation”, una delle prime Stratocaster che ho avuto da loro è su ogni album da allora e l’ho portata in ogni tour; 15 anni in tour con quella chitarra ed è uno dei miei sound migliori.
Devi sempre darti una possibilità per poter imparare nuove cose perché se sai già tutto potresti anche morire [ride]; ci sono un sacco di stereotipi che vengono dall’esterno e tu finisci per non fare certe cose perché ascolti quello che la gente dice, ma devi sperimentare in prima persona, provare cose nuove e in questo modo trovi nuove possibilità.
Pensi che la Stratocaster non sia adatta, “oh, non è per me”, come fai a dirlo? Non l’hai mai provata, come un bambino “Non mi piace” “Come fai a saperlo? Non l’hai mai provato…mangia!” [ride].
Fai un tentativo, ci sono un sacco di altre possibilità, devi semplicemente tenere le orecchie e la mente aperte e così impari un sacco di cose nuove.

Un paio di anni fa avete invitato Steve Vai sul palco con voi durante il Rock in Rio, un’accoppiata decisamente inusuale, com’è nata la collaborazione?

Conosco Steve Vai da un po’ di tempo, seguo la sua carriera da sempre, è una delle mie maggiori influenze, è uno dei grandi maestri della chitarra, Frank Zappa, in particolare con David Lee Roth, Whitesnake, Alcatrazz e tanta altra roba, l’ho seguito per molti anni.
C’è stato un momento in cui i Sepultura avevano la possibilità di pubblicare l’album prima di “Kairos”, prima che firmassimo con la Nuclear Blast, stavamo parlando con Steve Vai per firmare con la sua etichetta negli Stati Uniti, aveva questo metallaro che lavorava alla sue etichetta e voleva provare con band più dure.
Non funzionò ma entrai in contatto con Steve e ogni tanto parliamo, abbiamo questa…non direi amicizia, ma buon rapporto e a lui piacciono i Sepultura, conosce davvero i Sepultura, parlava di “Chaos A.D.”, “Roots” e “Against” e io ero colpito, “Wow, conosci davvero la nostra musica”.
L’ho visto in Brasile un po’ di volte e…sai, il palco del Rock in Rio era chiamato Sunset Stage, l’hanno creato specificamente per le collaborazioni, show unici, quindi ne abbiamo fatto uno con i Tambours Du Bronx la prima volta che hanno allestito il Sunset Stage, è stato fantastico, poi un’altra volta con un musicista brasiliano, Zé Ramalho, che ha cantato in portoghese il suo materiale mentre i Sepultura suonavano e questo era pure più…strano che Steve Vai [ride].
E poi il Rock in Rio Las Vegas, la prima volta che il Rock in Rio è arrivato negli Stati Uniti e abbiamo avuto questa possibilità, a lui l’idea di suonare con noi è piaciuta da subito e lui è un uomo fantastico, Steve è un maestro ed un gentiluomo, un tipo fantastico, molto intelligente, così umile e allo stesso tempo un mostro.
La connessione che avevamo sul palco è stata magnifica, così godibile e fantastica e speriamo di avere l’occasione di farlo di nuovo con anche più canzoni.

Siamo arrivati all’ultima domanda, ad ora, con più di 30 anni di carriera alle spalle, qual è il vostro obiettivo, qual è la prossima cosa che vorreste realizzare con i Sepultura?

Non saprei, semplicemente quello che stiamo facendo, siamo su un percorso che ci sta facendo crescere, realizzare un album come “Machine Messiah” penso che provi che siamo davvero attivi e non pigri e conformati con la nostra storia a suonare solo canzoni vecchie e quelle cazzate lì.
Ci troviamo in un posto fantastico ed il futuro è solo la conseguenza di cosa faremo adesso; ovviamente c’è il film, abbiamo il tour e speriamo di avere la possibilità di suonare posti anche più grossi e festival con altre band continuando a divertirci facendo quello che facciamo.
E’ già abbastanza difficile essere qui, con tutta la struttura funzionante, sono molto riconoscente per quello che sta succedendo per i Sepultura…penso che il film sia la nostra più grossa sfida al momento, pubblicarlo e vedere cosa farne, ma allo stesso tempo suonare quanto possibile in supporto di “Machine Messiah” spero almeno per altri due anni.

 

Davide Sciaky