Intervista Volbeat (Kaspar Boye Larsen)

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Intervista Volbeat (Kaspar Boye Larsen)

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Intervista a cura di Davide Sciaky

Ciao Kaspar, come stai?

Sto bene, grazie!
Stasera sarà l’ultimo show di questa parte di tour europeo, quindi domani torneremo a casa per due settimane.
Toglieremo tutto dal tour bus, dalle nostre cuccette… gli ultimi giorni sono sempre un po’ strani perché c’è così tanto da fare, ma a parte questo sto bene!

 

Questo tour è iniziato con una serie di problemi, lo show di Bristol posposto, quello di Belfast interrotto… ora Michael sta meglio?

Sì, ora stiamo bene.
Già, quello è stato un problema ma presto pubblicheremo un comunicato a riguardo, tra pochi giorni, quindi non posso parlarne molto adesso.

 

Recentemente avete pubblicato il vostro nuovo album, “Rewind, Replay, Rebound”. Questo è il primo album che registri con la band, com’è stata l’esperienza dal tuo punto di vista?

Sai, sono stato tante volte in studio con band diverse, ma ovviamente è sempre diverso quando ci vai per la prima volta con una band.
Non sapevo in che modo i ragazzi scrivono la musica, non sapevo normalmente come si comportano in studio, quanto è pianificato da prima, voglio dire, avremmo scritto la musica in studio o saremmo dovuti arrivare con tutto già pronto?
Ma abbiamo finito per passare l’ultima metà del 2018 a finire le canzoni, a scrivere le canzoni, e normalmente Michael arrivava con un’idea e poi come band la arrangiavamo insieme, ma a volte arrivava con una canzone intera già pronta.
Quindi stava a me cercare di metterci il mio tocco personale, ma per lo più si trattava di scrivere linee di basso interessanti, in ogni caso.
Ho lavorato molto sulle demo con Rob scrivendo le parti di basso per mezzo album, e per il resto siamo entrati in studio e abbiamo registrato tutto quello che avevamo; io ho improvvisato un po’ su alcune canzoni, ma alla fine sono rimasto sorpreso dal vedere che il processo era esattamente uguale a quello di altre band con cui ho registrato.
Solo, non ho mai provato a scrivere musica in studio, ci vorrebbe un’eternità a farlo.
Quindi tutto, le parti di chitarra, le linee melodiche, quello era già tutto pronto quando siamo entrati in studio, e lavorando insieme al produttore abbiamo concluso tutto quanto abbastanza in fretta, a dirla tutta.

 

Sull’album avete degli ospiti speciali, Gary Holt (Slayer, Exodus), Neil Fallon (Clutch), com’è stato lavorare con loro?

Ad essere onesto devo dirti che non è che abbiamo proprio lavorato con loro, non sono mai entrati in studio con noi. Hanno registrato nei loro studi, o in studi vicini, quindi io non li ho mai incontrati.

Gli avete dato delle indicazioni o gli avete semplicemente detto, “Okay, qui suonate voi, fate quello che volete”?

Per la maggior parte è stata farina del loro sacco.
Michael aveva delle idee per il cantante, ma con Gary è stato semplicemente, “Ti va di suonare…?”, e la stessa cosa col sax e col piano, hanno fatto tutto loro.

 

Recentemente siete andati in tour in Nord America con gli Slipknot suonando in grossi locali dove immagino che normalmente non suonereste da soli. Com’è andata?

Penso che sia andata molto bene, a dirla tutta.
Eravamo un po’, non nervosi, ma eravamo in tour con Behemoth, Gojira e Slipknot, voglio dire, quelle band sono heavy, noi non lo siamo altrettanto, per niente! [Ride]
Quindi cos’avremmo dovuto fare, suonare le nostre canzoni più pesanti? O avremmo dovuto suonare quello che ci sentivamo, suonare degli show come tutti gli altri nostri?
Abbiamo fatto così e c’erano anche dei nostri fan nel pubblico, ma ero un po’ preoccupato che i fan più estremi degli Slipknot, i “Maggots”, ci tirassero le pietre [ride] o che ci fischiassero, ma non è successo niente del genere.
I loro fan sono bravi, sono gente dalla mentalità aperta e ci hanno dato una possibilità.

Ecco, hai un po’ anticipato la mia prossima domanda: in un tour con Slipknot, Behemoth e Gojira voi siete ovviamente la band più leggera. È stato difficile conquistare il pubblico? Pensi che alla fine degli show la gente sia sempre rimasta soddisfatta da quello che ha visto con i Volbeat?

Abbiamo avuto l’impressione che si divertissero, penso che abbiamo conquistato qualche fan.
Ma penso anche che quelli che non ascoltano musica leggera come la nostra, loro devono essere andati al bar a farsi qualche birra [ride] ovviamente non puoi conquistare tutti.

Voglio dire, cominci con i Gojira, poi i Behemoth, quando arrivi ai Volbeat è un bel cambio di genere!

Assolutamente!
Ma penso che sia anche una cosa buona, a volte quando hai un bill con quattro, cinque band davvero pesanti l’effetto è [fa il suono di un’esplosione] dal punto di vista del suono è troppo, a volte.
Quindi penso che possa essere stato buono avere noi prima degli Slipknot per permettere una piccola pausa.

 

Al di là di questo tour, i Volbeat sono cresciuti molto in termini di popolarità negli ultimi anni e, ad esempio, nei festival suonate in slot sempre più alti ogni anno. La grande domanda nel Metal è sempre “Chi saranno i prossimi Iron Maiden, i prossimi Metallica?”, pensi che i Volbeat possano essere la risposta?

Questa è una domanda che ci chiedono spesso, ma è molto difficile per me parlati di essere i nuovi Metallica perché non ci sarà mai più una band come i Metallica.
Dal punto di vista della popolarità sarebbe fantastico suonare per così tanta gente in tutto il mondo, ma i Metallica saranno sempre una band sola, e spesso dubito che ci sarà mai più una band così grande, voglio dire, i Metallica ora sono la band più grande al mondo per qualunque genere.
A me non importa neanche così tanto, fintanto che c’è gente che ascolta la nostra musica, che apprezza quello che facciamo, io sono contento.
Non ho bisogno di diventare i nuovi Metallica.

 

Mi hai anticipato nuovamente: non ci saranno mai più degli altri Metallica, ma chi potrebbero essere i prossimi grossi headliner, secondo te?

Per me i Ghost potrebbero diventare grossi, voglio dire, sono già grossi ma potrebbero diventare davvero enormi se continuano a scrivere grandi canzoni come fanno ora.
Non lo so, è una domanda difficile, mi piacerebbe che una band come i Weezer diventassero davvero fottutamente grandi perché sono fantastici, li ascolto da… dall’uscita del “Blue Album”, quando è uscito? Nel ’94 o qualcosa del genere?
È uno dei miei dischi preferiti e l’anno prossimo loro saranno in tour con i Green Day
Non lo so, che band potrebbe diventare grande… è una domanda difficile.

Pensavo ai Greta Van Fleet, se continuano ad avere questo successo, magari sviluppano un sound più personale…

Forse se trovassero il loro sound, ma ad essere onesto non li ho ascoltati un granché.
Ma sarei contentissimo se una band, qualunque band, diventasse così grande, sarebbe fantastico!

 

Abbiamo parlato di grandi palchi, ma lo show di stasera sarà più piccolo. Preferisci suonare palchi grossi come ai festival, o show più piccoli, più intimi?

È molto diverso, suonare festival è una cosa, è diverso, mi piace, ci sono così tante band che puoi andare a vedere, puoi incontrare tanti amici nel backstage.
E poi ci sono gli show da soli ma grandi… quando suoniamo in Germania o in Scandinavia lo facciamo in locali grandi, è forte, puoi avere una grossa produzione e tutto
Ma questi show nei locali più piccoli sono quelli a cui sono più affezionato, hai il pubblico davanti agli occhi, c’è sudore, un po’ di odore…

È Rock N’ Roll.

Esatto!

 

Il fan medio vede una band come i Volbeat che vende un buon numero di album, scala le classifiche, riempie i locali e spesso pensa che viviate una vita lussuriosa da rockstar. Quali sono i lati più duri dell’essere un musicista che pensi che la gente non conosca o sottovaluti?

Be’, andare in giro per un mese in un bus come questo, raramente in un hotel, ecco questo non è così lussurioso [ride].
Ma a me va bene, prima di entrare nei Volbeat andavo in tour in un furgoncino Volkswagen da 9 posti.
La cosa peggiore è stare lontano dalla tua famiglia per così tanto: ho dei bambini piccoli, Michael uguale, e starne lontano è duro.
Non ho bisogno di lussi o niente, da dove vengo io questo bus è un lusso, ma stare lontano dalla famiglia, quello è duro.

 

Questa era la mia ultima domanda, grazie per la tua disponibilità!

No, grazie a te!