Thrash

Live Report: Sylosis + Wovenwar a Milano

Di Stefano Burini - 25 Maggio 2015 - 0:01
Live Report: Sylosis + Wovenwar a Milano

Sylosis + Wovenwar
20/10/2015 @Factory, Milano

 

wovenwar sylosis

 

 

Sylosis e Wovenwar sono due band con ben poche caratteristiche in comune, almeno sulla carta. Inglesi, minimali e violenti fino al midollo gli uni, americani, melodici e dannatamente catchy gli altri, talmente diversi tra loro per storia, estrazione e stile da sembrare una sorta di strana coppia in tour a zonzo per l’Europa.

Scherzi (e citazioni) a parte, per chi vi scrive, almeno un fattore in comune c’è: sono entrambi gruppi che – in tutta onestà – difficilmente avrei avuto modo di conoscere ed apprezzare da ascoltatore generalista proprio a causa della scarsa popolarità, peraltro inversamente proporzionale all’elevato valore della loro musica.

In particolare, da ormai aficionado dei Sylosis (già ammirati in azione per ben due volte, ai Magazzini Generali, di spalla a Killswitch Engage e – guarda un po’ – As I Lay Dying nel 2012 e in quel del Brutal Assault 2013), il polo di maggior attrazione – fin dall’annuncio del tour – era costituito dalla presenza dei Wovenwar, autori di uno degli album che hanno maggiormente caratterizzato i miei ascolti durante gli ultimi due anni.

Dunque grande curiosità – in particolare dopo aver dovuto disertare la data di spalla agli In Flames dello scorso ottobre – soprattutto per l’esibizione degli statunitensi, allettata dal prezzo tutto sommato popolare e dalla compresenza di uno degli act più energici dell’intera scena.
 

L’arrivo alla location del concerto – il Factory – non è stato dei più agevoli, complici imprevisti lavorativi dell’ultimo minuto e piogge torrenziali che hanno funestato l’intero tragitto sull’A4; eppure, al netto di qualche minuto di ritardo sulla tabella di marcia e dell’affluenza purtroppo ben lontana da numeri da record, a posteriori ne è valsa la pena.

L’esibizione dei Wovenwar, nonostante suoni tutt’altro che impeccabili, è stata – in una parola – terremotante. Le chitarre di Phil Sgrosso e Nick Hipa hanno rovesciato sui presenti montagne di riff carichi e galvanizzanti per tutta la durata dell’esibizione, benissimo sostenuti dal potente basso di Josh Gilbert (molto presente e davvero bravo anche nelle armonizzazioni vocali) e dal forsennato malmenare di Jordan Mancino dietro le pelli. E poi come non citare la splendida voce di Shane Blay? Per nulla aiutato dalla resa fonica il cantante americano in “prestito” dagli Oh, Sleeper regala tutti quei brividi che rappresentano (o dovrebbero rappresentare) il plus tipico dei concerti dal vivo, grazie alle coloratissime clean vocals e a uno dei più emozionanti screaming attualmente in circolazione.

La scaletta è (ovviamente) incentrata sulle canzoni racchiuse nel primo (e ad ora unico) album pubblicato dalla band statunitense, tra le quali brillano in particolar modo “Death To Rights”, “Moving Up” e la conclusiva “All Rise”, spettacolarmente bilanciate tra violenza, melodia e groove a delineare i contorni di uno show fantastico, purtroppo penalizzato – come più volte rimarcato – da suoni assolutamente da rivedere (al punto da rendere poco intelligibile persino il parlato dei musicisti durante le pause) e dall’esigua presenza di pubblico (purtuttavia composto, ad inizio serata, da fan giunti al Factory anche e soprattutto per loro).
 

Mezz’ora di pausa per cambio palco e soundcheck e giunge il turno dei Sylosis. La band capitanata da Josh Middleton può vantare – ad oggi una discografia coerente e priva di punti deboli che, unitamente, all’elevatissima qualità degli show dal vivo ha fatto guadagnare loro negli anni un seguito magari non foltissimo a livello numerico assoluto eppur molto solido e affezionato.

Come in occasione delle due precedenti esibizioni citate poc’anzi, lo show dei britannici non ha fatto prigionieri. Josh Middleton è a dir poco fenomenale: schivo al punto da rasentare la timidezza eppure in grado di sprigionare una grinta praticamente senza eguali, equamente divisa tra il ruolo di chitarrista e quello di vocalist.

Non importa quali canzoni vengano proposte dai Sylosis: “vecchie” (come la fantastica “Fear The World”) o nuove (come “Mercy”, estratta da “Dormant Heart”) che siano, esse hanno un unico denominatore, l’energia. Energia che scorre a fiumi bombardando i timpani dei presenti per più di un’ora praticamente senza pause e anzi conferendo ai pochi intermezzi semi-acustici, ai funambolici assoli ad opera dello stesso Middleton e di Alex Bailey e ai due massimo tre refrain vagamente melodici un’enfasi e una forza espressiva assolutamente peculiari. Un vero e proprio massacro a suon di thrash/death metal dalle sfumature hardcore che continua ad imporre i Sylosis tra le band più interessanti e meritevoli degli anni 2010.

Che altro dire? Sia che facciate parte degli amanti delle sonorità più estreme sia che vi facciate allettare da derive più melodiche, Sylosis e Wovenwar sono due realtà assolutamente da tenere d’occhio e da non lasciarsi scappare in occasione dei prossimi passaggi live. Non dite che non ve l’avevamo detto.

Live Report a cura di Stefano Burini