MainPain (Dave Valli, Paolo Raffaello, GianMarco Bonenti)

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MainPain (Dave Valli, Paolo Raffaello, GianMarco Bonenti)

Gli italianissimi MainPain, reduci della loro ultima fatica, "The Empirical Shape Of Pain", sono un punto di riferimento per l'heavy tricolore e non solo. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Dave Valli, chitarrista guida del progetto, assieme ai suoi due compagni di ventura, Paolo Raffaello e...

 

 

Possiamo ormai affermare con certezza che siete una garanzia per il metal italiano: nel monicker MainPain rivive sia la tradizione della NWOBHM che il metallo nostrano anni ottanta.
Allora, raccontateci come iniziò questo amore con il passato, quali sono le band straniere e italiane (se ci sono) che hanno influenzato il vostro stile.

(DAVE) Grazie di cuore! Non lo definirei solo un amore con il passato. Lo definirei un vero e proprio colpo di fulmine. E’ il genere musicale che ho adorato da subito. Assieme abbiamo convissuto e condiviso alti e bassi. Ci siamo evoluti nel corso degli anni. Insomma, ho iniziato ad ascoltare Heavy Metal negli anni '80 e pertanto è inevitabile il legame con tutte le band di allora. Sia straniere che italiane.
Ricordo ancora perfettamente le emozioni e le sensazioni che ho provato durante il mio “primo contatto” con il Metal. Che pelle d’oca ragazzi!!!

Questo legame, tra voi e il metallo “classico”, è più forte che mai nel vostro ultimo album, "The Empirical Shape Of Pain". Come è iniziata la genesi del vostro ultimo lavoro?
La scrittura delle canzoni è istintiva o seguite un iter ragionato? La stesura e la composizione vengono curate dai singoli componenti o sono fasi che coinvolgono tutta la band? Tra le canzoni del nuovo platter, quali hanno richiesto maggior impegno e tempo per la loro composizione?     

(GIAN) I brani sono nati tutti nel modo più “tradizionale” che ci sia: suonando in sala prove. A partire da un’idea o un riff iniziale (generalmente di Davide) abbiamo lavorato tutti assieme, provando e riprovando, passando attraverso vari restyling dei brani, fino ad arrivare alle versioni ora presenti nell’album. E’ il metodo a noi più congeniale di lavorare, seguendo l’istinto e suonando quello che ci piace. Alcuni brani hanno ovviamente richiesto più tempo degli altri: un esempio è “Wake Up The Spleeping Giant”, che, vuoi per la sua lunghezza e per la maggiore articolazione delle parti, ci ha tenuti impegnati un po', prima di poterla sentire completa.

Avete trovato particolari difficoltà nella fase di registrazione e produzione di “The Empirical Shape Of Pain”? L'etichetta My Graveyard Production, che doveva occuparsi della pubblicazione e distribuzione dell'album, ha rinunciato all'incarico, causando lo slittamento della release: che cosa è successo? Come avete affrontato questa spiacevole evenienza? 

(DAVE) Nessuna difficoltà. Percorso standard. La House Of Groove di Diego Cattaneo è stato assolutamente l’ambiente perfetto per la nascita di The Empirical Shape Of Pain. Sotto ogni aspetto.
Guarda, per quello che riguarda la My Graveyard Production, non possiamo dire assolutamente nulla. Anche perché a tutt’oggi non conosciamo le motivazioni sul nostro stop. Sappiamo solo che ci sono, ovviamente, stati dei problemi. Purtroppo tale malasorte ha colpito anche altre band.
Per affrontare tale situazione a tre giorni dalla presentazione del disco ci sono volute tutte le nostre forze. Sono stati momenti duri. Fortunatamente ci siamo salvati in extremis grazie alla Diverso Edizioni Musicali.

 

“The Empirical Shape Of Pain” alterna pezzi brevi e dinamici a brani più lunghi e articolati: questa scelta è stata un'esigenza per dare maggiore varietà all'intero album?
Volevate dare spazio a parti di più ampio respiro per sviluppare temi e musica più strutturati, senza porre limiti e ricadere nei cliché?

(DAVE) Non è certamente cosa voluta. Le tracce sono nate e cresciute spontaneamente. Le songs si strutturano autonomamente durante il lavoro in sala prove e prendono forma spontaneamente. Pensa che una canzone da 4’ alla fine ha superato i 12’.

Ascoltando l'album, brani come l'opener e “Blood Arena”, sembrano fatti apposta per l'esibizione dal vivo. D'altronde, la dimensione congeniale per molti complessi è quella live, dove possono esprimersi al meglio.
Per quanto vi riguarda, quanto ritenete che sia importante la vita “on the road” e gli spettacoli dal vivo?
Pensate che il live sia ancora l'occasione ideale per dimostrare le qualità di un complesso? E per quanto riguarda la visibilità, al giorno d'oggi, dominato da internet e webzines, pensate che le performance rivestono ancora un ruolo fondamentale, come occasione per imporsi all'attenzione degli appassionati?   

(DAVE) Suonare dal vivo è vita per noi. La vita “on the road” è una esperienza fondamentale. Adrenalina, sudore, stanchezza, paura di avere fatto una figuraccia, certezza di aver fatto una figuraccia, un oceano di soddisfazione in una performance sopra le righe…insomma, tutto condensato e condiviso. In poche parole bellissimo! Il live è l'occasione ideale non tanto per dimostrare ma per mostrare quello che si è in grado di fare. Quello che hai da offrire. Palesare le tue emozioni e riuscire a condividerle!
Le performance rivestono ancora un ruolo fondamentale ma purtroppo sono sempre meno. Di sicuro Internet è un fiume in piena. Servirsene non è affatto un errore. Gli orizzonti si aprono e le comunicazioni si moltiplicano in maniera esponenziale.
 

 

Continuando a parlare della scena live, i MainPain possono essere considerati uno tra i monicker italiani attivi all'estero nel panorama underground.
Come considerate l'esperienza all'estero per la crescita della band? Raccontateci alcune vostre impressioni sui passati tour che avete affrontato assieme a Blaze Bayley e se tale esperienza ha influito (direttamente o indirettamente) sulla registrazione del nuovo album.

(PAOLO) Che bei ricordi! I concerti con Blaze sono stati fantastici, sotto ogni punto di vista. Ci hanno dato tanto e sicuramente ci hanno aiutato ad intraprendere le registrazioni di “The Empirical Shape Of Pain” in modo più professionale.

(DAVE) Sono ricordi indelebili. Per noi è davvero motivo di grande orgoglio!

Per quanto riguarda i tour futuri, avrete altre possibilità di mettervi in luce nei festival d'oltralpe? C'è un luogo o una città (anche nel mondo) dove vorreste esibirvi?

(PAOLO) Ci piacerebbe tornare in Germania, il Metal li scorre ancora vigoroso nelle vene dei Kidz. Poi, visto che sognare non costa nulla, diciamo che non ci farebbe schifo suonare negli States ed in Giappone

Se vi dessero la possibilità di collaborare con un artista della scena rock'n'heavy, la vostra scelta su chi ricadrebbe?

(DAVE) Sarebbero troppi da elencare. Le scelte penso ricadrebbero sia sui nostri idoli personali ma anche su altri grandissimi artisti. Italiani ed esteri in egual misura.

Ora che “The Empirical Shape Of Pain” è uscito, siete già al lavoro su un seguito e ne state vagliando la possibilità in un secondo tempo? Avete intenzione di mantenere il vostro stile o oppure state pensando di variarlo, prendendo ispirazione da altri generi, come il power e l'estremo?

(GIAN) Qualche idea c’è già, anche se al momento ci stiamo concentrando maggiormente sulla promozione di “The Empirical Shape Of Pain”. Sicuramente continueremo a suonare il metallo che ci piace e soprattutto che ci sentiremo di suonare nel momento del songwriting, senza dare troppo peso alle etichettature di genere.

(PAOLO) Sicuramente entro breve ci metteremo al lavoro, prima facciamo passare il caldo però. Di sicuro vorremmo mantenere un sound identificabile, ma siamo aperti alle influenze; quindi, stiamo a vedere cosa salta fuori dal cilindro questa volta.

 

Giunti al commiato, vi poniamo una domanda di rito: il metal in generale è una musica ancora oggi che persiste al di là delle mode ma possiamo dire lo stesso di quello più classico? Pensate che il metallo più classico verrà subissato dai nuovi trend o riuscirà a sopravvivere? E se è un genere, per così dire, “imperituro”, che cosa lo rende tale da sopravvivere ancora adesso?

(DAVE) Direi proprio di si. Il metal persiste eccome. Anche quello più classico. Probabilmente il metallo più classico verrà subissato dai nuovi trend ma non scomparirà di certo. Il metal classico sopravvive tutt’ora ed è in ottima salute. Proprio ieri avevo sul piatto “Rising” dei Rainbow e “Powerslave” dei Maiden. Ed ho detto tutto! Grazie per questa piacevolissima chiacchierata. A presto e complimenti per il vostro grande lavoro!

STAY HEAVY!

 

Eric Nicodemo

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Discografia dei Mainpain:

2001 - Painted (EP)

2007 - Food For Thoughts

2014 - The Empirical Shape Of Pain

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Sito ufficiale dei MainPain

Pagina Facebook dei MainPain