Recensione: 100% Hell

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Necrodeath: forse il nome più conosciuto per quanto riguarda la scena estrema italiana, non certo troppo nota internazionalmente. Una band tornata coraggiosamente in vita dopo un break di 10 anni, tra 1989 e 1999, sfornando dischi non certo epocali ma che hanno saputo appropriarsi di un sound thrashy e virarlo verso atmosfere vicine al black metal, in modo tecnicamente ineccepibile e con canzoni quasi sempre riuscitissime.

100% Hell è il (non originalissimo, ahimè) titolo del quarto album da questa reunion: un disco che mostra una band affiatata, ormai completamente conscia delle proprie abilità e capace di riassumere le qualità degli album precedenti compiendo un ulteriore passo avanti. La prima cosa che si nota ascoltandolo è una spinta maggiore verso l'oscurità: si parlava di vibrazioni black, bene, questo nuovo album sin dall'inquietante cover (vi ricorda qualche film, per caso?) trasmette un senso di oscurità, di malattia, che trova conferma nelle aspre vocals di Flegias, ispirato come non mai, ed una forte anticipazione nell'intro, che deve la propria atmosfera alla presenza - invero limitata, ma d'effetto - dell'inossidabile Cronos dei Venom.

Ma il disco non è solo una serie di riconferme: ci sono brani articolati, quasi "progressivi" nella loro capacità di strutturarsi in modo abbastanza inusuale, come la bella Theoretical And Artificial, pezzo che ruota intorno agli assoli del neo-entrato Pier Gonella (anche nei Labyrinth) ed a tempi di batteria veloci; ma sono presenti anche le classiche sfuriate thrash (War Paint) così come i brani realmente sperimentali, perlomeno per lo standard del gruppo: sentitevi Identity crisis, le spoken words femminili abbinate all'uso dei synth, al drumming inusuale di Peso ed all'immancabile ghigno di Flegias...

100% Hell non rivoluziona quindi l'ottica dei Necrodeath né di chi li conosce anche solo dai tempi di Mater of all evil, ma fotografa un angolo d'oscurità della 'Bella Italia' che sembra davvero impossibile da sradicare, nonostante le difficoltà di una scena non certo ricca e le avversità varie che si incontrano durante gli anni: una pozza di buio da coltivare nel segreto della propria anima, grazie anche ad album come questo.

Alberto 'Hellbound' Fittarelli


Tracklist:

1. February 5th, 1984 00:58
2. Forever Slaves 03:22
3. War Paint 04:36
4. Master Of Morphine 04:20
5. The Wave 03:52
6. Theoretical And Artificial 03:25
7. Identity Crisis 04:28
8. Beautiful-Brutal World 03:15
9. Hyperbole 00:55
10. 100% Hell 09:38

 
75