Recensione: 11:11

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Violentissimi, brutali, demoniaci.

Tre aggettivi onde descrivere per sommi capi i deathster olandesi Neocaesar, come tre sono i Campioni del dutch death metal cui vanno a far compagnia: Asphyx, God Detroned e Sinister. Proprio dei Sinster i Nostri sono stati componenti in vari periodi degli anni '90, per chiudere, nel 2013, la nuova formazione, cioè i Neocaesar, appunto, e, quest'anno, il debut-album “11:11”. Un'uscita autoprodotta che, successivamente, ha visto l'interesse della Xtreem Music per la distribuzione ufficiale.

Malgrado la stretta parentela, se non altro genetica, con i Sinister, i Neocaesar suonano il loro death metal, assai moderno nei suoni, assai moderno nell'impostazione stilistica, assai moderno nella purezza d'esecuzione. Al contempo, tuttavia, anche antico; poiché le fondazioni vanno ad appoggiarsi al menzionato terreno rappresentato dalla decade 1990 / 2000, le cui componenti primigenie si trovano pure esse nel sound del combo di Rotterdam.

L'imperiosa voce di Mike van Mastrigt tratteggia scenari blasfemi, ferma e stentorea come poche; tale da dimostrare che un cantante dedicato, nel metal estremo, è spesso più incisivo e cattivo di uno che si occupa anche di uno strumento. Al contrario, una sola chitarra come quella di Bart van Wallenberg non fa affatto rimpiangere la classica formazione a due. I riff che van Wallenberg scodella all'interno dello spaventoso muro di suono eretto dai Neocaesar sono letali, incessanti nella loro pioggia infuocata, tesi continuamente a mantenere una tensione stratosferica in song allucinanti come per esempio 'Invocation of the Watcher'. Ove, anche, si ode la pressione bestiale del basso di Michel Alderliefsten nonché della batteria di Eric de Windt, vero martello demolitore quando accelera oltre i confini dei blast-beats.

Preso nel suo insieme, quindi, il suono del quartetto dei Paesi Bassi presenta una compattezza clamorosa, una quadratura perfetta per uno stile assolutamente adulto, completamente formato, ricco di esperienza per via del retrostante background culturale in materia, ben distinguibile lungo tutto l'arco di durata del platter.

Stile che, per via degli argomenti trattati, si avvicina al blackened death metal di Behemoth et al., senza però immergersi in esso completamente. Il mood è cupo, tetro, morboso ma non nero. Una differenza che può apparire sottile ma che non lo è. L'evidente amore dei Neocaesar per l'ortodossia death metal degli anni novanta è più forte di tutto e tutti; lasciando da parte forme spurie successivamente evolutesi attorno a un nucleo comunque ad altissimo contenuto energetico. Che, non a caso, è proprio quello cui ruotano attorno le super-aggressive dieci canzoni del disco.

Come dimostra l'incredibile forza propulsiva dell'erculeo riff iniziale di 'Blood of the Nephilim', in grado, davvero, di incutere terrore! Incipit di una song durissima, massiccia, pesantissima, che non fa prigionieri ma trita tutto e tutti.

Una gradita sorpresa di fine anno, insomma.

Daniele “dani66” D’Adamo

 
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