Recensione: 1536 [EP]

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Peccato.

Sì, peccato che, al momento, gli Eisen non possano esprimersi in maggiore quantità rispetto all'EP di quattro tracce in esame, intitolato "1536", cioè come i gradi centigradi in cui avviene la fusione del ferro.

Certo, alle spalle gli italiani hanno una discreta discografia ("Obscure Dimension", EP, 2002; "Sound of Death", EP, 2007; "Overcoming All the Barriers", full-length, 2009) ma è solo ora, con la stabilizzazione del line-up, che possono sviscerare al massimo della potenza il loro cyber death metal.

Cyber death metal.

Probabilmente attorno a questa definizione ruotano differenti pareri ma se si prendono come metro di paragone gli stilemi di base inventati dai Fear Factory, in "1536" non manca nulla. Drumming meccanico, ma non artificiale; riff iterativi, possenti, massicci, quadrati; basso bombante; growling rabbioso, aggressivo, cattivo. Manca, invece, la melodia, spesso utilizzata per operare un contrasto fra l'arcigno muro di suono eretto dalla strumentazione e le armoniche linee vocali in clean che si sviluppano in maniera accattivante, ovviamente, durante i ritornelli.

Tuttavia, come dimostra 'Black Rose', gli Eisen sanno sviluppare anche song meno granitiche, più articolate e, grazie agli innesti di tastiera, ricche di mood. Song, comunque sia, adulte, varie, ricche di personalità. Che passano dai mid-tempo ai blast-beats con disinvoltura e naturalezza.

C'è tutto, nel sound degli Eisen, per fare bene, e molto, in futuro. Non rimane che aspettare il prossimo full-length.

Daniele D'Adamo

 
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