Recensione: 2016

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Venticinque anni di storia, tredici dischi all’attivo, alcuni dei quali possono essere ritenuti delle pietre miliari di un certo modo di intendere il metal. Tanta personalità e classe. Due semplici righe, ma cariche di significato, per descrivere i Royal Hunt e ribadire, una volta in più, quale sia la rilevanza della band danese all’interno della musica a noi cara. Per celebrare proprio il ragguardevole traguardo del quarto di secolo, i Royal Hunt decidono di rispolverare una tradizione della loro carriera. Dopo il seminale live “1996”, pubblicato proprio in quell’anno, a cui dieci anni dopo venne dato seguito con “2006”, la formazione capitanata dal tastierista André Andersen rilascia un nuovo album dal vivo intitolato “2016”, lavoro che ci troviamo a curare in queste righe.

 

2016” si presenta in una lussuosa veste di doppio CD + DVD e immortala lo show presso la Izvestiya Hall a Mosca del 2 aprile 2016, durante l’ultimo tour mondiale tenuto dalla band. Il live ci permette di fare il punto sullo stato di forma dei Royal Hunt, soprattutto dopo la pubblicazione di “Devil's Dozen”, il disco più debole pubblicato dal quintetto dopo il ritorno del figliol prodigo D.C. Cooper. Un lavoro che aveva evidenziato qualche piccolo “scricchiolio” nell’ispirazione compositiva di André Andersen e soci. Dal punto di vista esecutivo, “2016” fotografa una formazione capace di esprimersi a livelli elevatissimi, in cui spiccano le prove di André Andersen alle tastiere e Andreas Passmark al basso. Proprio quest’ultimo si dimostra una vera macchina da guerra nella dimensione on stage: crea groove, valorizza le canzoni e copre i “vuoti” che affiorano durante gli assoli di chitarra, tipici delle formazioni che salgono sul palco con una sola sei corde. In poche parole, una vera garanzia! Se proprio volessimo trovare un neo nella prestazione della band, dovremmo forse citare il singer D.C. Cooper, che nelle tonalità più acute evidenzia qualche piccola sbavatura, trovandosi maggiormente a proprio agio nelle note medie e basse del proprio spettro vocale. Il tempo scorre inesorabile e, in particolare nei cantanti, qualche piccolo segno del suo passaggio è inevitabile si faccia notare. Un dettaglio su cui si può tranquillamente chiudere un occhio, soprattutto a fronte della carriera del singer americano. La produzione si attesta su buoni livelli, con la chitarra di Jonas Larsen un po’ sacrificata al cospetto delle tastiere del mastermind Andersen e la voce di D.C. Cooper leggermente in primo piano rispetto agli strumenti. Nonostante questo, il suono risulta limpido, cristallino, più simil studio che da vero e proprio live, avendo come effetto negativo la perdita di quel calore che un album dal vivo dovrebbe avere e trasmettere. Anche l’interazione con il pubblico non viene valorizzata, relegata al semplice ruolo di contorno tra una canzone e l’altra, donandole spazio durante le fasi finali dello show per la consueta richiesta degli encore.

 

Discorso a parte merita la scaletta scelta per realizzare “2016”. Detto che nella data all’Izvestiya Hall i Royal Hunt si trovavano in tour per promuovere “Devil's Dozen”, presentare “2016” come un album dal vivo per celebrare i venticinque anni di carriera della band danese, avrebbe forse meritato una setlist ad hoc, diversa da quella utilizzata per la tournèe. Mancano infatti canzoni dal capolavoro “Moving Target” o da un album come “The Mission”, uno dei punti più alti nella discografia griffata Royal Hunt. Inserire una 'Last Goodbye' e la title track del disco del 2001 al posto di 'Until the Day' e 'Heart on a Platter', due track che, stando a quanto espresso in questo lavoro, dal vivo non rendono a dovere, avrebbe sicuramente alzato il livello emotivo/espressivo dell’esibizione, oltre che rappresentare al meglio e in maniera più completa i venticinque anni di attività di un gruppo del calibro dei Royal Hunt.

 

Come considerare, quindi, “2016”? Come un lavoro che evidenzia una band con esperienza e classe ma, come approfondito in sede di analisi, la release presenta qualche punto interrogativo, sia per quanto riguarda il suo intento che per una mancanza di feeling che affiora in qualche frangente nel corso degli oltre novanta minuti di cui è composta. La tradizione del live album pubblicato ogni dieci anni, vede ancora il seminale “1996” come riferimento nella carriera dei Royal Hunt.

 

Ricordiamo, inoltre, che il promo a nostra disposizione ci ha permesso di analizzare solamente la versione in doppio CD. Il DVD, realizzato con nove telecamere HD, garantendo quindi un’ottima resa video e creando maggiore contatto con l’esibizione della band, potrebbe influire nella valutazione aumentandone il giudizio finale.

 

Marco Donè

 

 

 

 
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