Recensione: A.D. 2010 - La Buona Novella

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In principio erano I Quelli, band beat nell'Italia degli anni '60. Poi, passando per i Krel, fu la Premiata Forneria Marconi, orgoglio nazionale della scena progressive durante gli irripetibili anni '70.
Nel 1970 vide la luce La Buona Novella, concept album composto da Fabrizio De Andrè ed ispirato alle vite di Maria e di Gesù di Nazareth, così come descritte nei Vangeli apocrifi. I musicisti ad accompagnarlo in quel disco erano, appunto, I Quelli.
Franco Mussida e Franz Di Cioccio, dunque, parteciparono alla registrazione de La Buona Novella, e con loro c'erano Flavio Premoli, nel recente passato uscito dalla PFM e sostituito da Gianluca Tagliavini, e Giorgio Piazza, sostituito a sua volta da Patrick Djivas, bassista in pianta stabile ormai da decenni della band, nella quale entrò dopo la militanza con gli Area del mai troppo compianto Demetrio Stratos.
Tra il disco di Faber e questo remake sono trascorsi quarant'anni. Opera nostalgica? Sì, anche. Omaggio? Sì, anche. Autocelerbrazione? Sì, anche. Anche, ma non solo. Perché qui c'è quasi mezzora di musica in più; perché la premiata (è proprio il caso di dirlo) ditta Mussida-Di Cioccio è alla guida oggi di una delle live band italiane più valide e stimate nello stivale nazionale; perché il terreno su cui si muovono i nostri è un rock artistico che strizza l'occhio qua e là al progressive al quale tanto hanno dato.
Non a caso il platter reca in copertina la dicitura “opera apocrifa da La Buona Novella di Fabrizio De Andrè”, giocando ma non troppo sul termine “apocrifo”.

Si archivi dunque l'opera originale nel cassetto delle cose buone, e si ascolti senza troppi collegamenti ad essa quello che la PFM ha qui messo insieme; risultato: soddisfazione assicurata ed inutili paragoni evitati.
L'opener Universo e terra è un inedito brano strumentale dall'inizio soft che si apre su di un basso pulsante, al quale si uniscono batteria, poi chitarra ed infine l'hammond, e ad un certo punto sembra di ascoltare la sigla funky di un telefilm poliziesco di fine anni '70.
La narrazione inizia nella successiva L'infanzia di Maria, nel corso della quale viene descritta la sua giovinezza passata nel tempio a pregare. E' con l'arrivo delle prime mestruazioni, considerate “impure” dai sacerdoti, che viene deciso il futuro prossimo di sposa delle ragazza. La parte vocale è affidata a Franz, che sfoggia un'interpretazione sentita e sa come regalare emozioni. Stupendo l'accompagnamento di Mussida con la sua sei corde al chorus, così come l'inserimento nel corso dello stesso del violino di Lucio Fabbri.
Sono arrangiamenti che sfiorano la perfezione, sono brividi che si susseguono e che per un'ora non smetteranno mai. E' sentimento che vive e pulsa, anima che si concretizza in note.
Nel corso del brano vive di proprio respiro l'ariosa La Tentazione, durante la quale i pretendenti alla mano di Maria restano sbalorditi dalla sua bellezza adolescenziale; ottimo il duetto vocale Mussida-Di Cioccio ed ancora in evidenza il violino.
Il ritorno di Giuseppe descrive il viaggio a ritroso dello sposo, dopo una lontananza per motivi di lavoro durata quattro anni. Un Di Cioccio meno picchiatore e più riflessivo che in passato accompagna la cullante voce del maestro Mussida su di un impianto sorretto splendidamente dal basso sempre riconoscibile di Djivas, che ci guida ad un assolo di chitarra a centro brano dal sapore fusion-oriented. E' tutto così perfetto che si fatica a trattenersi dal premere il tasto “repeat” del lettore.
E' al momento del ricongiungimento che Giuseppe scopre la gravidanza della giovane consorte. Da qui prende il via uno degli episodi di spicco dell'opera: Il sogno di Maria. Viene qui narrato l'incontro surreale di Maria con l'angelo ed il conseguente futuro da Madre di Gesù di lei. Il concepimento pare però meno divino e più decisamente umano rispetto a quanto si legge nei Vangeli ufficiali, e la dimensione dell'incontro con l'angelo è per l'appunto onirica.
C'è ritmo, musicalità, sentimento; c'è melodia che incanta, come nella seguente Ave Maria, dove si può legittimamente percepire molto mestiere, ma l'augurio è di averne sempre di mestieranti del genere!
Maria nella bottega di un falegname non ha bisogno di presentazioni; già veniva eseguita dalla PFM nel tour del '79, durante il quale i nostri accompagnavano sui palchi d'Italia Faber; tour reso celebre dai due dischi dal vivo usciti in testimonianza di quelle serate. Il giro di tastiera di Premoli viene riproposto intonso da Tagliavini, e dopo tanti anni mantiene intatta tutta la sua efficacia.
Inizia da qui una sequenza di brani dalla bellezza sbalorditiva, tanto nelle liriche che Fabrizio ci ha reglalato con la sua incomparabile poesia, quanto negli arrangiamenti sempre magnifici di Mussida & Co..
Via della croce inizia ora come allora con la rabbia dei padri delle vittime di Erode. Padri che hanno atteso trent'anni per ascoltare “i rantoli di un ciarlatano”, ovvero la sofferenza di Gesù in croce, da loro riconosciuto come causa della perdita dei figli. Il brano è un crescendo inarrestabile durante il quale vengono passati in rassegna i partecipanti al tetro spettacolo della crocifissione. Si va dalle vedove “fedeli e umiliate” agli apostoli, ognuno dei quali terrorizzato dal poter essere “scoperto cugino di Dio”, fino ai due ladroni ai lati del Messia. Funziona terribilmente bene l'alternanza delle voci di Mussida e Di Cioccio, funziona la sezione ritmica sostenuta nel finale così come l'assolo conclusivo di chitarra. E funziona anche l'intro di basso della successiva Tre madri. Sotto le croci sono proprio loro ad esprimere il dolore per i loro morenti figli Tito, Dimaco e Gesù. Tra un accompagnamento discreto ed un break folk, va sottolineata l'interpretazione vocale di Franz, che in fondo in fondo cantante vero non è mai stato, ma ha talmente tanta anima che riesce a toccare il cuore.
Il testamento di Tito è l'altro brano de La Buona Novella che la PFM eseguiva nel tour con Faber di cui sopra. Il brano è talmente noto che descriverne il contenuto narrativo ed il crescendo appare quasi superfluo. Sono le riflessioni del ladrone Tito, in croce vicino a Gesù, a riguardo della propria vita; ricordi rapportati ai dieci comandamenti, e più in generale è una riflessione su cosa sia giusto per la legge (divina o meno) e come vada rapportato all'etica ed alla vita reale. L'allegro accompagnamento tastieristico fa da contraltare ai pensieri di uomo (ladro o meno che importanza può avere? Uomo!) morente.
Il finale acquisisce distorsione nell'inizio chitarristico della splendida Laudate Hominem. C'è pathos, rabbia, sentimento; c'è la lode all'uomo in aperto contrasto con la lode al Dio: “non devo, non voglio, non posso pensarti figlio di Dio, ma figlio dell'uomo, fratello anche mio”. De Andrè una volta definì Gesù come il più grande rivoluzionario di tutti i tempi; homo quindi, non Deus.

Si congeda così la PFM, lasciando riverberare dentro l'ascoltatore i ricordi di Musica con la “m” maiuscola, per la quale ogni classificazione risulta essere una gabbia ingiusta e stringente. Sono gli strumenti e le voci a suggerirci di non rincorrere ai generi ed agli schemi. L'importante qui è ascoltare e godere di un'ora abbondante di musica ispirata, libera e senza confini.
Grazie Premiata Forneria Marconi. Grazie, per sempre, Faber.

Massimo Ecchili

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Tracklist:

01. Universo e terra (preludio) 2:26
02. L'infanzia di Maria (incluso La tentazione) 10:01
03. Il ritorno di Giuseppe (incluso Il respiro del deserto) 9:12
04. Il sogno di Maria 5:55
05. Ave Maria (incluso Aria per Maria) 3:49
06. Maria nella bottega di un falegname (incluso Rumori di bottega) 4:48
07. Via della croce (incluso Scintille di pena) 7:08
08. Tre madri (incluso Canto delle madri) 5:24
09. Il testamento di Tito 7:01
10. Laudate Hominem (incluso Ode all'uomo) 6:37

Line-up:

Franco Mussida: electric, classic and acoustic guitars, vocals
Franz Di Cioccio: vocals, drums, percussion
Patrick Djivas: bass
Gianluca Tagliavini: keyboards

Special guest:

Lucio Fabbri: violins, acoustic guitar, keyboards, backing vocals
 

 
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