Recensione: A Farewell To Arms

Di Fabio Vellata - 30 Gennaio 2011 - 0:00
A Farewell To Arms
Band: TNT
Etichetta:
Genere:
Anno: 2011
Nazione:
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80

C’erano una volta i TNT. Uno scintillante gruppo di meraviglioso hard rock, nato poco al di sotto del circolo polare artico, apparentemente concepito per rappresentare la quint’essenza di un genere basato sul perfetto equilibrio tra armonie vigorose ed accattivanti, accesa solidità stilistica ed una cifra tecnica oltre la soglia dell’eccellenza, mantenuta a livelli stellari da una line up dotata d’estro ed immensa capacità strumentale.
Una band di grande talento, protagonista di alcune tra le migliori pagine del rock di scuola nord-europea, capace di mantenere un trend qualitativo assolutamente dignitoso sino alla fuoriuscita dai ranghi del singer storico Tony Harnell, per poi perdersi nei meandri di un forzato rinnovamento di stile, foriero di un paio di passi falsi tanto negativi ed infausti da fiaccare ogni ambizione futura, o per dirla in maniera colorita, tanto sfavorevoli nei riscontri da abbattere persino un toro in piena salute.
Figurarsi una realtà musicale già traballante ed incerta sulla direzione da seguire, cui, dopo un agghiacciante e disgraziato album come “Atlantis”, edito nel 2008, davvero pochi avrebbero attribuito ulteriori possibilità di rinascita.
Una sentenza che arrivava ineluttabile come una pietra tombale: “C’erano una volta i TNT.”

O forse…ci sono ancora…

Il terzo disco con l’attuale formazione – costruita nel 2006 con l’apporto di Tony Mills al microfono – segna, infatti, per i TNT un improvviso ritorno alle radici, con un suono dal taglio molto più hard, riconducibile addirittura ad epoche primitive e remote. Onestamente, un’inversione di tendenza inattesa, che sconfina a tratti oltre l’incredibile per raggiungere il miracoloso: un miglioramento sotto il profilo della creatività e dello spessore – oltre che del puro e semplice piacere d’ascolto – che si rende tanto superiore nei risultati, quanto più va a raffrontarsi da vicino con l’imbarazzante pochezza dei due predecessori, emblemi di uno sterile ed arido desiderio di cambiamento che stava portando il quartetto norvegese ad un declino inarrestabile, dai contorni molti simili all’autodistruzione.
Inventiva, idee interessanti ed uno spirito ritrovato, spazzano via nubi ed inquietudini, elargendo una tracklist dai toni gioiosi, finalmente prodiga di momenti di buon livello. Pezzi per lo più caratterizzati da un dinamismo imprevisto, in cui la chitarra del sempre troppo sottovalutato Ronni LeTekrø domina, tuonando accordi e riff massicci in un contorno di melodie ariose e frizzanti, rese riconoscibili dall’accostamento tra vigorosi ritmi hard n’heavy e brillanti aperture corali.
Riemerge insomma, quell’estro compositivo che pareva destinato ad ammuffire tra le memorie, messo in disparte da biechi ed incomprensibili tentativi di rincorrere stilemi commercializzanti e plastificati, proponendosi di nuovo vivido e potenziato da una verve che pare quasi ingigantita da quello che – possiamo supporre – è un concreto desiderio di rivalsa nei confronti di chi dava la band di Trondheim come per irrimediabilmente spacciata.

Punte di diamante quali “Engine”, “Take It Like A Man – Woman!”, “Come”, “Don’t Misunderstand Me”, “A Farewell To Arms” ed il meraviglioso slow “God Natt, Marie” (delicato, lieve, elegante, deliziosamente arrangiato, è uno dei passaggi migliori dell’album) assemblano magnificamente ingredienti di scorrevolezza, orecchiabilità e valore tecnico strumentale, ammantandosi d’atmosfere dai sapori e dai profumi che non potremmo definire in altro modo che “nordici” per stile ed impostazione. Confortante il pensiero che si rincorre dalla prima nota sino alla conclusione dell’intero disco: una salvifica rinascita che riacquista freschezza, conferendo alle canzoni un’emozione in più.
Qualche parola andrebbe infine spesa per lo splendido up tempo “Refugee”. Assestato tra cromatissimo e scintillante heavy, frammisto ad invenzioni dal sapore easy listening, rappresenta il ritrovato punto d’equilibrio nel songwriting del gruppo norvegese e si propone come il simbolo più credibile di una rinascita artistica molto convincente e su cui pochi potevano scommettere.

Erano anni che i TNT non suonavano così compatti ed ispirati. “A Farewell To Arms” è un album che ci riconsegna una band talentuosa e ricca d’inventiva, cancellando d’un botto l’insipienza molesta di un recente passato che pareva ormai il preludio di un autentico “Addio alle armi”.

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Tracklist:

01.     Engine
02.     Refugee
03.     Ship In The Night
04.     Take It Like A Man – Woman!
05.     Come
06.     Barracuda
07.     Signature On A Demon’s Self Portrait
08.     Don’t Misunderstand Me
09.     A Farewell To Arms
10.     Someone Else
11.     God Natt, Marie
12.     Harley Davidson (Live) – (European Bonus Track )

Line Up:

Tony Mills – Voce
Ronni Le Tekrø – Chitarre
Victor Borge  – Basso
Morten “Diesel” Dahl- Batteria
Dag Stokke – Tastiere
 

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