Recensione: A Fragile Riddle Crypting Clues

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L’artista rumeno Costin Chioreanu è conosciuto nel mondo del metal estremo soprattutto per le sue opere grafiche, arte surreale che ha messo a disposizione per le copertine di svariate band come Arch Enemy, Arcturus, Darkthrone, At the Gates, Primordial, Paradise Lost, Napalm Death tra gli altri. Ma la sua passione per il genere lo ha portato anche a spingersi in prima persona sul fronte musicale con i suoi Bloodway, di cui questo "A Fragile Riddle Crypting Clues" rappresenta la terza uscita sempre per I, Voidhanger Records, capitolo conclusivo di una trilogia iniziata nel 2014 con l'EP "Sunstone Voyager And The Clandestine Horizon" e proseguita l'anno successivo con "Mapping The Moment With The Logic Of Dreams".

I Bloodway uniscono black metal, progressive metal, heavy rock e psichedelia in parti uguali, forgiando uno stile molto particolare che ruota attorno a emozioni profonde e visioni oscure interiori, un approfondimento di quanto rappresentato dai disegni di Chioreanu.
Dopo l’intro atmosferica “Not Whom, But Where”, dove compare uno spoken word da parte dell’ospite Tomas Lindberg (At The Gates), con “The Startling Grotesque” si entra nel mondo sonoro dei Bloodway caratterizzato si da riff e ritmiche black ma molto virato verso soluzioni prog. Colpisce subito il particolare stile di canto adottato da Chioreanu (che si occupa anche delle parti di chitarra) ovvero uno scream strozzato e isterico che travalica gli stilemi tipici del genere.
Le soluzioni strumentali, in compagnia degli amici Mihai Andrei al basso e Alex Ghita alla batteria, alternano svisate furiose a un andamento epico la cui genesi può essere rintracciata tra i vari act citati tra quanti si rivolgono all’artista rumeno.
I riff sincopati di “Don't Wake The Void” e il suo andamento sorretto da rullate continue su cui si immette la voce stridula e disperata di Chioreanu, per poi concedersi sprazzi di progressione black, rappresentano bene lo stile della band che riesce ad essere allo stesso tempo particolare e accessibile, così come “Midlight Scout” appare schizoide ma sempre controllata all’interno della logica formato canzone. Qui la voce è davvero contorta in un momento di particolare sofferenza e l’atmosfera si fa opprimente, con Chioreanu sembra sul punto di soffocare e impazzire.
Uno dei rischi che i Bloodway si prendono (e con loro gli ascoltatori) è senza dubbio la voce sgraziata che potrebbe alla lunga risultare insostenibile, almeno per un ascolto continuativo. Invece la parte strumentale è davvero ricca di elementi e proprio “Midlight Scout” regala sul finale uno dei riff migliori dove si fondono perfettamente black ed heavy rock.
Affascinate “Prison Paradise“, uno pseudo-lento sorretto da un arpeggio sinistro e dal passo cadenzato della batteria, all’interno di una dimensione psych, e qui la voce si fa più cupa, dark e rarefatta, doppiata nel finale da un coro ripetitivo e incalzante. Bello il riff malinconico di matrice nordica che porta il brano verso una coda sfumata. Anche “The Incident” propone una linea vocale diversa dal resto, un cantato pulito che arriva come un eco lontano, prima di lasciare spazio di nuovo allo stridore strozzato e sofferente ci Chioreanu, che comunque dimostra voglia e capacità di variare, di sperimentare all’interno di un tessuto dissonante atto a trasmettere il disagio esistenziale su cui si basa la proposta dei Bloodway. Sul finale il momento più (hard) rock dell’intero disco.

Se poi in “Encounters To Pray For” i rumeni riescono a unire l’istrionismo dell’avantgarde con una melodia catchy e un pulviscolo di riff accattivanti (senza inventare niente o far gridare al miracolo, s’intende) in una traccia che rischia di farsi ascoltare a rotazione, allora possiamo senza dubbi promuovere “A Fragile Riddle Crypting Clues”.
Un album interessante, per buona parte diverso, non facile ma capace di farsi apprezzare da quanti ricercano sonorità estreme fuori dagli schemi, contaminate e sperimentali.

 
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