Recensione: A Greater Darkness

Di Alberto Fittarelli - 27 Marzo 2007 - 0:00
A Greater Darkness
Band: Red Harvest
Etichetta:
Genere:
Anno: 2007
Nazione:
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78

Questo album è il decimo (!) dei Red Harvest (contando anche un paio d’EP), inquietante e ormai irremovibile monolite nero sepolto negli anfratti della psiche del metal fan moderno: e, nonostante un primo approccio decisamente difficoltoso, non delude. 

La Season Of Mist ha infatti avuto buon fiuto nell’accaparrarsi uno dei gruppi più rispettati della Norvegia dopo la fine del contratto con la Nocturnal Art, e la band ricambia con un album ancora più ermetico ma a cui è necessario accostarsi con attenzione: se infatti il rischio dei Red Harvest, da sempre, è quello di risultare troppo monotoni (il che non andrebbe invece confuso con una compattezza unica sul panorama musicale), con A Greater Darkness questo rischio cresce ulteriormente. 

I pezzi infatti sono ardui da affrontare: superficialmente canzoni come Hole In Me sono pugni in faccia, ma date loro una chance e vedrete che pian piano arriveranno ad esplodere in tutta la loro potenza emotiva, con un crescendo che si nota nei chorus, nelle leggere aperture melodiche, nell’atmosfera sempre più arrugginita ed oppressiva. Il post-core, l’industrial puro, certo doom e la violenza del metal estremo confluiscono in un album ancora meno immediato, sicuramente diverso: non per questo meno bello, anche se dei limiti li ha. Ma per un artista è meglio osare e rischiare qualche fan in meno che fare 100 dischi uguali, no?

Spetta all’ascoltatore districarsi nel muro sonoro che, per loro stessa volontà, è spesso ripetitivo al limite dello straniamento: il sistema riff/nota di tastiera funziona nell’intento di dipingere paesaggi urbani notturni ed estremamente inquinati, e le macchine meno “presentabili”, quelle addette ai lavori più sgradevoli concepiti in età moderna dall’uomo, sono non solo lo sfondo, ma soprattutto gli attori principali di un Antidote, di una Mouth Of Madness, di una I Sweat W.O.M.D. (acronimo per Weapons Of Mass Destruction).

Mai come oggi i Red Harvest, probabilmente, riescono a dare tanto spessore all’allucinazione post-moderna estremizzata partendo da degli ormai lontanissimi Fear Factory e sposata con certa attitudine black metal: tutto questo in un disco che, paradossalmente, piacerà forse meno ai loro fans, abituati all’immediatezza di un Sick Transit Gloria Mundi o all’impatto frontale di Internal Punishment Program. Ma la loro paranoia va scoperta nota per nota e ascolto dopo ascolto, a costo di perdercisi dentro. Date ben più di una chance a questo album, vi entrerà nel sangue.

Alberto ‘Hellbound’ Fittarelli

Tracklist:

1. Antidote 05:49 
2. Hole In Me 06:20 
3. Dead Cities 03:42 
4. Mouth Of Madness 05:04 
5. Beyond The Limits Of Physical X-perience 03:28 
6. Icons Of Fear… The Curse Of The Universe 04:01 
7. I Sweat W.O.M.D 04:51 
8. WarThemes 04:28 
9. Distorted Eyes 10:36 
10. Proprioception 02:51

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