Recensione: A Lethal Dose Of American Hatred

Di Alessandro Di Clemente - 24 Luglio 2003 - 0:00
A Lethal Dose Of American Hatred
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Anno: 2003
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50

Ho avvertito un certo imbarazzo nell’ascoltare il nuovo Superjoint Ritual (ennesimo progetto di Phil Anselmo), successore del fortunato “Use Once And Destroy”: mi spiego un cantante che, bene o male, con i Pantera ha scritto pagine di storia del metal (americano e non), basti pensare all’enorme influenza che albums come Cowboys From Hell, Vulgar Display of Power, ecc… hanno avuto nei confronti di gruppi di tutto il mondo (esemplare è il caso dei nostrani Extrema), si trova ora a regredire, mettendo indietro le lancette di una quindicina d’anni, quando il sound hardcore old school spopolava. La proposta dei Nostri è un chiaro hardcore con influenze di metal grezzo, senza fronzoli nè freni, a parte episodi sporadici (The Destruction of a Person) al limite del doom.
Il mio imbarazzo è determinato dal non capire perchè Anselmo, Fazzio, Bower, Haaga, Bond abbiano optato per l’involuzione.
La scena hardcore sta vivendo un periodo prolifico, sono circa due anni che escono albums notevoli, anche perchè si avverte la voglia di evoluzione. Ed ecco che abbiamo da una parte gente come Killswitch Engage che fa della commistione tra hardcore, death melodico e post rock la propria forza, dall’altra gruppi come Since by Man o Drowning Man che reinventano il punk core amalgamato con il noise…in mezzo a tutto cio’ si insinuano i Superjoint Ritual del tutto fuori contesto, fuori da ogni logica musicale. Ipotizzo che per Anselmo questo sia solo un gioco, una valvola di sfogo con la quale riversare tutta la sua rabbia, eh sì perchè il buon Phil su questo “A Lethal Dose Of American Hatred” rovescia una valanga di brutalità: riff semplici ma potenti, batteria scarna e grezza, voce al limite della lesione alle corde vocali. Tutto presagirebbe almeno una botta di violenza inaudita a discapito di un’ originalità mancante già evidenziata. In realtà sono composizioni trite e ritrite che non infastidirebbero nessuno: i benpensanti sono ormai avvezzi ad uscite di questo livello.

Lo ritengo un vero flop: compositivo/artistico ma anche commerciale.
Credo che il buon Anselmo debba concentrarsi più sullo stoner (anche perchè lui ne sa qualcosa) dei Down, piuttosto che dedicarsi a questo genere che ormai ha dato tutto, se suonato in maniera standard.

Tracklist:

1. Sickness
2. Waiting for the Turning Point
3. Dress Like a Target
4. The Destruction of a Person
5. Personal Insult
6. Never to Sit or Stand Again
7. Death Threat
8. Permanently
9. Stealing a Page or Two from Armed &…
10. Symbol of Nevermore
11. The Knife Rises
12. The Horror
13. Absorbed

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