Recensione: A Page Torn

Di Mauro Gelsomini - 14 Maggio 2004 - 0:00
A Page Torn
Band: Panik
Etichetta:
Genere:
Anno: 2004
Nazione:
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56

I canadesi Panik fanno festeggiare alla Escape la centesima release con un disco dalle sonorità alternative e rockeggianti al contempo. Il quartetto capeggiato dal cantante/chitarrista Rick Legacy offre infatti un rock moderno che deve molto a band come Audioslave, Soundgarden e i conterranei Nickelback, mentre qualcosa, soprattutto nelle linee melodiche, è additabile a certa produzione post-punk.

Formati da oltre 13 anni, i nostri giungono al debut solo ora, e abbandonano decisamente le origini più metalliche che li spinsero ad iniziare con influenze di Led Zeppelin, AC/DC, Deep Purple e Judas Priest.

E’ quindi un rock moderno e alternativi quello contenuto in “A Page Torn”, non aspettatevi dunque una serie di killer track da strapparsi i capelli, dal momento che fin dal principio “Crush”, che dovrebbe essere la opener strappaconsensi lascia a desiderare in fatto di coinvolgimento, attestandosi (come gran parte dei brani) su tempi medio-bassi, e riff assillanti tipici della produzione post-grungiana. “Find A Way” sembrerebbe uscire dal seminato con un solo di chitarra in apertura, ma ben presto torna su territori nu-rock, con un ritornello dal mood molto radiofonico. Sarà questo il filo conduttore di tutto l’album, che può essere ben definito come un tentativo di condire con la classe dell’hard rock e dell’AOR l’ennesima “compilation” di rock moderno e commerciale. In effetti, se da una parte sembra di sentire in “Gear Girl” il nuovo singolo dei The Calling, dall’altra si intuisce qualche vaga vibrazione AOR sui refrain di “Harder”. Ma si tratta solo di echi lontani, che non devono ingannarvi sulla vera portata di questo platter, che non piacerà sicuramente a chi cerca un attacco piuttosto diretto e commerciale in un disco del genere. Probabilmente con “Harder” la band ha voluto omaggiare le proprie origini, cosa che fa esplicitamente con la scandalosa cover di “Another Thing Coming” dei Judas Priest (non basta certo qualche effetto per simulare la voce di Halford): le chitarre non graffiano e il sound rimane patinato… Neanche il buon gusto di scrivere bene il titolo (“You’ve Got Another Thing Comin'”, da Screaming for Vengeance, 1982).
Gli altri pezzi ribadiscono quanto detto: “Die For You” sembra uscita da Pop degli U2, mentre “Middle” strizza addirittura l’occhio al rock-core…

Lo saprete, non sono amante di queste sonorità, e fatico a capire come si possano promuovere composizioni di questo tipo in un circuito d’ascolto come il nostro, e soprattutto come la Escape Music abbia deciso di occuparsi di un genere in cui verrà di certo surclassata dalle uscite dei colossi discografici. Ciò che è certo, per noi disinteressati agli andamenti di mercato, è l’errore gravissimo commesso nel promuovere questo disco come AOR.

Tracklist:

  1. Crush
  2. Find A Way
  3. Amazing
  4. Gear Girl
  5. Harder
  6. Die For You
  7. Another Thing Coming
  8. Fly
  9. Friends
  10. Middle
  11. Life Worth Living
  12. In A Moment

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