Recensione: A Passage For Lost Years

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Tra tutti i generi musicali il metal è sempre stato uno dei più aperti a contaminazioni e sperimentazioni, e il connubio con la musica classica e sinfonica è sicuramente uno dei più apprezzati. Varie sono le modalità in cui questi due generi si possono combinare, e in questo caso siamo nel campo del symphonic dark metal.

I Varaha iniziano a formarsi a Chicago nel 2013, ma è solo nel 2016 che la lineup sarà completa e inizieranno a suonare live, facendosi lentamente strada nella scena metal della città. Nel 2017 esce l’omonimo EP e la band avrà l’onore di suonare insieme a gruppi come Amorphis, Novembers Doom e molti altri.

Essendo i Varaha artisti già noti nell’ambiente musicale di Chicago, la produzione di “A Passage For Lost Years” ha goduto di importanti collaborazioni, come per esempio quella con Chuck Bontrager, Kristina Lee e dei membri della Oak Park & River Forest Symphony Orchestra. Nonostante questo sia il loro primo full-lenght quindi, non si tratta di un’opera da principianti e può essere considerata un tributo alla musica d’orchestra.  

‘Severance’ apre le danze con decisione ma allo stesso tempo ricreando l’atmosfera goth e autunnale (un peccato che l’album sia uscito in primavera!) che ritroveremo in tutto l’album. È un pezzo che non annoia e non ricade in troppi stereotipi, rischio sempre concreto nel metal di stampo più dark e melodico. ‘The Midnight Oath’ è il primo dei quattro brani sinfonici inseriti nell’album, seguito da ‘Disbelief’, ‘At That Instant’ e ‘Irreparable’. Tutti e quattro sono pezzi oscuri, suggestivi e tragici, che scandiscono i tempi dell’album incastrandosi perfettamente con altre tracce più incisive. Tra queste, ‘Climax & Exile’ e ‘Refrained’ sono quelle con i ritmi più sostenuti, nel primo caso con percussioni sorprendentemente quasi punk. Nonostante questo, ogni traccia (e l’opera nel suo complesso) è il risultato di un bilanciamento tra le melodie eteree della musica classica e l’irruenza del metal.

Benché l’album non ruoti intorno ad un concept preciso, le tracce sono collegate tra loro in un viaggio musicale e introspettivo. Per l’ideazione dei testi e delle atmosfere la band si è lasciata ispirare da vissuti personali, senza però nessuna volontà di imporre interpretazioni; al contrario, l’obiettivo è quello di accompagnare gli ascoltatori in un percorso individuale aperto ad ogni significato.

Come ogni opera di questo genere, “A Passage For Lost Years” non è materiale per i puristi del metallo o per chi è in cerca di un boost per andare a correre; si tratta di un album che va ascoltato con la dovuta calma, ideale per i mesi più freddi dell’anno.

 
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