Recensione: A Prelude to Sorrow

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La saga dei Witherfall ha avuto inizio non molto tempo fa, nel 2013, quando il cantante Joseph Michael e il chitarrista Jake Dreyer si sono trovati a lavorare insieme negli scanzonati heavy metaller White Wizzard. Una collaborazione durata giusto il tempo di un album, ma che ha sancito la nascita di un’importante amicizia e il successivo desiderio di dare vita a un nuovo progetto, che potesse soddisfare l’approccio artistico di entrambi. Il passaggio seguente non poteva che essere la ricerca e il coinvolgimento di altri musicisti con una visione affine, una ricerca che ha portato l’ingresso in formazione del batterista Adam Paul Sagan. Ed è proprio con l’ingresso di Sagan che la storia dei Witherfall assume un significato diverso, passando dalla classica visione di una metal band del nuovo millennio a un qualcosa di più sentito, vivo, come da tempo non accadeva nella storia della musica a noi cara. Sì, perché come tutti ormai saprete, Adam Paul Sagan, durante le fasi di composizione del disco di debutto, “Nocturnes and Requiems”, scopre di avere contratto un tumore, che lo condurrà alla morte a fine 2016. Un evento che va a toccare i Witherfall nel profondo, lasciando dei segni indelebili nei loro animi. E si sa, spesso l’ispirazione, il genio, nascono proprio dalla sofferenza, dal dolore, dalla rabbia che ne scaturisce. Fu in questo modo che prese vita “Nocturnes and Requiems”, album dedicato alla memoria di Sagan. Un lavoro uscito dal nulla, senza campagne pubblicitarie immani ad accompagnarlo, ma che ha attirato immediatamente su di sé i riflettori del metallo pesante, grazie alla qualità e alla carica emotiva che lo contraddistinguevano. Un anello d’oro caduto per caso in una vallata di fango e roccia, trovato e riportato alla luce. Il disco esce infatti come autoprodotto ma viene presto ripubblicato dall’attenta Century Media.

 

“Nocturnes and Requiems”, sebbene potesse già vantare una qualità elevata, aveva comunque lasciato intravedere ampi margini di miglioramento, come se i Witherfall avessero un potenziale enorme nelle proprie vene e dovessero ancora scoprire come usarlo nella sua massima forma ed espressione. Così, i Nostri, non perdono tempo e a distanza di solamente un anno danno alle stampe un nuovo lavoro, “A Prelude to Sorrow”, una delle uscite più attese del 2018. Da dove iniziare a parlare del disco? Eh, è complicato... “A Prelude to Sorrow” nasce innanzitutto dalle emozioni di dolore, sconforto e rabbia che hanno accompagnato Michael e Dreyer durante le fasi dell’avanzamento della malattia e morte di Sagan. Questo album nasce per portare avanti la sua memoria, tanto che le iniziali del titolo corrispondono alle iniziali del nome del defunto batterista. Nasce con un visione diversa della vita, che si traduce in una trasposizione in musica di emozioni vere, per un album che si rivela vivo, sentito, carico di uno spessore emotivo come da tempo non capitava di ascoltare. Con “A Prelude to Sorrow” ci troviamo forse al cospetto di un qualcosa di unico, da non intendere come un prodotto innovativo, ma “semplicemente” dotato di tanta, tantissima personalità. Si potranno cogliere influenze di questo o quel nome ma, allo stesso tempo, le composizioni risulteranno “fresche”, avvolgendo l’ascoltatore, trasportandolo in una dimensione parallela. Per le atmosfere che si respirano, forse, il termine di paragone per “A Prelude to Sorrow” è quel capolavoro che risponde al nome di “Dreaming Neon Black” dei Nevermore, ma come dicevamo solamente qualche riga sopra, pur riportando alla mente il pathos di quel disco, la seconda fatica dei Witherfall è un’opera personalissima, unica, che risulta oscura, delicata, rabbiosa. Un lavoro in cui vengono fatte vivere tutte quelle emozioni e sensazioni che si provano nel veder scomparire lentamente un proprio caro: sofferenza, dolore, tristezza, rabbia e soprattutto domande, tante domande, sul perché debba capitare tutto questo.

 

A Prelude to Sorrow” poggia sul lavoro maniacale di Dreyer alla chitarra, pronto a sfoggiare riff abrasivi, aperture melodiche, parti stoppate e raggelanti arpeggi, fino a sfociare in una solistica imperiosa, con assoli intrisi di tristi melodie, tanto da risultare “riflessivi”, ma che si stampano in testa in maniera indelebile, il tutto espresso con una semplicità e pulizia di esecuzione che lascia senza parole. Il suo operato viene poi valorizzato da un certo Steve Bolognese alle pelli, entrato proprio con questo disco ufficialmente nei Witherfall. Un batterista che non ha certo bisogno di presentazioni, uno dei nomi più talentuosi “sfornati” dal nuovo millennio, che in “A Prelude to Sorrow” sfoggerà aperture in blast, passaggi che sembrano derivare dal jazz, parti prog oriented, fino al “limitarsi” ad accompagnare sui piatti alcuni arpeggi di Dreyer. Un lavoro ben coadiuvato dal talentuoso Anthony Crawford al basso. E poi c’è lui, Joseph Michael, un cantante che grazie ai Witherfall sembra aver trovato la propria dimensione, regalando una prestazione da brivido, sia dal punto di vista tecnico che espressivo. Il singer americano si rende interprete di una prova magistrale, riuscendo a esprimere tutti quei sentimenti che abbiamo elencato sopra, tanto da entrare di diritto nel novero dei cantanti di riferimento per il genere. È come se avesse raccolto il testimone della pesante eredità lasciata dal compianto Warrel Dane, traendo ispirazione dal suo stile, facendolo proprio e adattandolo alla propria personalità. Non a caso proprio Michael è stato il cantante scelto dai Sanctuary per portare avanti la tournée dopo la scomparsa di Dane.

 

Difficile citare una canzone rispetto all’altra, la qualità è elevatissima in tutta la durata del disco. Mi permetto però di sottolineare la bellezza di ‘Maridian’s Visitation’, splendida traccia incentrata su un arpeggio di chitarra e voce, con l’ingresso della batteria nel finale, canzone così intensa da riportare alla mente certe atmosfere che abbiamo respirato in “Operation: Mindcrime” dei Queensrÿche. Senza dimenticare la successiva ‘Shadows’, una delle canzoni che vanno a comporre la suite dedicata a Sagan all’interno dell’album. Una canzone caratterizzata da un testo profondo, che può avere due chiavi di lettura: la prima è l’importanza del ricordo delle vite di amici e cari che sono venuti a mancare, la seconda è una metafora dell’attuale società, progredita tecnologicamente ma involuta socialmente. Per i Witherfall le ombre sono quelle persone che camminano guardando lo schermo del proprio cellulare senza riuscire a riconoscere il mondo che le circonda. Altra gemma assoluta che mi permetto qui di sottolineare è ‘Vintage’, una canzone colma di carica emotiva, tanto da diventare una sorta di inno per quella particolare sensazione di desolazione e voglia di riscatto che ne deriva.

 

Poc’altro da dire. “A Prelude to Sorrow” è uno dei candidati a ricoprire il ruolo di disco del 2018, un lavoro che ci regala una band in grado di rappresentare uno dei nomi di riferimento per il futuro del metallo pesante. La leggenda dei Witherfall è iniziata, è compito di noi appassionati diffonderla e renderle la grandezza che le spetta. Chapeau.

 

Marco Donè

 

 
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