Recensione: Abigail II: The Revenge

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KING DIAMOND – ABIGAIL II

King Diamond è ormai una figura storica, un modello praticamente imprescindibile per tutti coloro che oggi portano avanti la gloriosa (ma logora...) bandiera del nostro amato Heavy Metal.

Piu di venti anni di carriera, trascorsi tra Mercyful Fate e la propria band solista, venti anni di rispetto guadagnato grazie all’indiscutibile estro artistico, e all’ormai mitico falsetto che lo rende unico e inimitabile.

Il Re Diamante non sembra però aver alcuna intenzione di fermarsi, anzi: a distanza di un anno abbondante dall’ultimo “House of God” esce questo nuovo “Abigail II”, l’album che probabilmente tutti i fans di vecchia data attendevano da tempo.Già, perché come il titolo lascia bene trasparire, siamo di fronte all’ennesimo supremo concept, questa volta però strettamente legato allo storico “Abigail”, di cui questa nuova release è la naturale prosecuzione.

Come molti si saranno accorti, nel corso degli anni lo stile di King Diamond si è evoluto decisamente, perdendo in parte la complessità strutturale presente nei primi album, per lasciar posto ad una ricerca piu mirata alle atmosfere cupe o orrorifiche, rendendo quindi consistente l’uso delle tastiere.Il segreto del Re è stato sempre quello di creare una commistione tra tematiche puramente heavy e melodie oscure e accattivanti, riuscendo quasi sempre nell’impresa. Tuttavia, e ve lo dico in totale sincerità, era sorta in me come l’impressione che la vena ispiratrice del buon King si stesse non dico esaurando, ma quantomeno affievolendo; ma dopo aver ascoltato Abigail II, ritiro tutto!!

In realtà i presupposti per fare bene c’erano tutti, a cominciare da una rinnovata line-up probabilmente mai cosi talentuosa: il ritorno di Hal Patino (al basso ai tempi di Abigail..), l’inserimento di Mike Wead e la conferma alla batteria di Matt Thompson, giovane ed abilissimo drummer già al seguito di KD nel suo ultimo tour, oltre all’ormai fedelissimo Andy LaRoque, erano già garanzie di qualità.

Se a tutto questo aggiungimo una produzione ultra-curata e un songwriting di primissimo livello, ecco che abbiamo Abigail II.

Come dicevo sopra, la produzione è strabiliante ed un album di King Diamond non hai mai suonato Heavy come questa nuova release: merito di suoni massicci e compatti, ma allo stesso tempo puliti e precisi, grazie anche alla perfetta prestazione dei singoli musicisti. Ottimo il lavoro delle chitarre, in particolar modo nei passaggi melodici, tessuti da diverse trame differenti, e negli assoli.

Da tutto ciò scaturiscono pezzi travolgenti come The Storm, fantastica opener in pieno stile KD, che spazza da subito qualsiasi dubbio in serbo, Miriam o Spirits, proiettili heavy che non temono confronti con il passato,e Mansion in sorrow, azzeccatissima mid tempo dal mood mozzafiato. Discorso a parte per Slippery stairs e The Wheelchair, probabilmente i due brani migliori in assoluto che legano, non solo per i loro titoli - ricordate la sedia a rotelle di Them?- um filo diretto col passato: brani articolati che sfuggono dalla semplicità riscontrabile per esempio nell’ultimo The house of God, e che però mantengono il solito fascino ed “orecchiabilità”. Ed è questo uno degli elementi che dona unicità ad Abigail II, ovvero la struttura , studiata e mai ripetitiva, tipica dei brani del passato, grazie soprattutto ad un batterista che con controtempi, ripartenze veloci e ritmi sincopati lancia la sfida al grande Mikky Dee dei tempi di Them e Consiracy; e allo stesso tempo un gusto mai sopito per l’heavy trascinante e emozionante, quello che ci ha cresciuti un pò tutti, in fondo.

Da non perdere.

 
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