Recensione: Abysmal Thresholds

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Morboso (dalla Treccani):

1. "Nel linguaggio medico, che è proprio di un morbo, o che ad esso si riferisce, o, più genericamente, che ha significato patologico: stato m.; condizioni m.; sintomi m.; sintomatologia m.; anche, che apporta un morbo, una malattia: causa m.; agenti morbosi".

2. "In senso fig., di sentimento, che, nel suo manifestarsi, denota eccessività rispetto alla norma, e quindi mancanza di misura e di equilibrio; per estens., opprimente, ossessivo: passione, gelosia m.; curiosità m.; nutre per il padre un affetto m.; dà prova di una sensibilità eccessiva, quasi m.; seguire la cronaca nera con un’attenzione morbosa".

I Corpsessed sono una band finlandese nata nel 2007, il cui stile e intento potrebbero racchiudersi sola nella parola di cui sopra: morboso. Non nel senso ‘medico’ del termine quanto in quello figurato, in particolare relativamente alle voci ossessivo e opprimente. Perché il quintetto è capace di presentarsi alla prima uscita su full-length rodato e aggressivo, seguendo una naturale evoluzione dai due EP “The Dagger & The Chalice” del 2011 e l’omonimo dell’anno successivo, nei quali già davano forti segni di scompenso mentale.

E questi segnali sono fortemente evidenti in “Abysmal Thresholds“, in cui si denota chiaramente l’unico intento dei Nostri:legarci mani e piedi, imbavagliandoci e straziando la nostra mente sotto il fuoco incessante appiccato tutt’intorno a noi. Sia ben chiaro che la band non mette in scena questo rituale a suon di tecnicismi esasperati, ma semplicemente basandosi su una proposta incentrata su ritmi cadenzati opprimenti, che prendono il sopravvento durante l’intero disco, in perfetto accordo con quelle che sono le regole stabilite a loro tempo da precursori del genere, quali Immolation, Grave, Entombed, dai quali riprendono il lato più oscuro ed estremo.

Ogni qualvolta Matilainen prende possesso del microfono un orso polare ringhia al suo interno, e non lo fa in maniera aggressiva o sconvolgente, ma esplicando la sua preghiera in maniera lenta e solenne. Ogni parola è scandita e accompagnata dal drumming di Manner e dalle chitarre di Lustig e Mäkelä, che dettano autentiche malsane melodie. Se brani come “Of Desolation”, “Trepanation” e “Apotheosis” sono permeati da scariche elettriche incessanti, che sprizzano cattiveria a miglia di distanza, altri come “Necrosophic Channeling” e “Demoniacal Subjugation” includono sezioni dispari e cadenze senza tempo che cambiano prospettiva d’ascolto ad ogni secondo.

Ma brani come "Ravening Tides” e soprattutto “Sovereign” sono delle chicche in cui aleggiano le trame oscure della band, che mette in atto un vero e proprio attacco psicologico, tra doom e ritmi ripetitivi e abrasivi, che difficilmente lasceranno indifferente il vostro io, in cerca di certezze e vie di fuga. L’arpeggio atonale di “Transcend Beyond Human” si staglia anch’esso in territori tanto cari ai primi  Kyuss, anche se dopo un periodo di assestamento si riparte a mille, senza troppi scrupoli. 

La conclusiva “The Threshold” è anch’essa incanalata nella stessa direzione, con Matilainen che riesce per tutti i suoi 45 minuti a tenere la sua ugola a tiro senza un benché minimo cedimento. Solo gli ultimi istanti di vita lasciano qualche spazio per riprendere fiato.

Ma ormai è troppo tardi, chi è sopravvissuto a questa tempesta impazzita avrà goduto delle sua barbarie, chi invece è debole di spirito è meglio che cerchi altrove, perché la band di Järvenpää è solo ed esclusivamente per palati fini e…scorticati!

 

Vittorio “versus” Sabelli

 

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