Recensione: Across The Dark

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Il solito album del solito gruppo – guarda caso, finlandese – di death metal melodico del tipo di quello che nell’ultima decade ha intasato il Globo?
No.
Gli Insomnium, attivi dal 1997 ed arrivati con “Across The Dark” al quarto full-length della loro carriera, mettono giù idee e suoni personali; direi quasi atipici nell’ampio panorama del genere così tanto legato alle terre del Nord Europa.
Certo il sound è quello, e su questo non ci piove: growling rigorosamente accademico di Niilo Sevänen; chitarre che s’intrecciano nei fraseggi ritmici e solistici; sezione ritmica quadrata, lineare e compatta ( “Where The Last Wave Broke” ); a volte veloce e potente ( “Against The Stream”, “Into The Woods” ).
Insomma, nell’abbondanza di mestiere di cui sono dotati i Nostri, non c’è spazio per sperimentazione, contaminazioni o cervellotici accidenti musicali.

E questo lo si sapeva sin già dal precedente “Above the Weeping World” ( 2006 ). Tre anni invero non sono pochi: se vengono trascorsi in modo proficuo, si può solo che migliorare; e direi che il gruppo finlandese ha saputo farlo.
C’è tanta melodia, parecchio sentimento, molta partecipazione, adeguata professionalità e, soprattutto, attenzione per le canzoni.
Attenzione che si estrinseca con la costante ricerca di un groove che rimanga sostanzialmente immutato al variare dei pezzi ( il cosiddetto “marchio di fabbrica” ), in cui la caratteristica peculiare – e questo è un discreto elemento di originalità – sia quella di un tono generale dimesso, melanconico; direi pure tendente al triste come l’incipit di “Equivalence”, ad esempio.
Anche l’artwork, seppure spesso marginale o meglio poco indicativo del contenuto, rispecchia questa tinta grigia; fredda come l’autunno se non addirittura come l’inverno.

Il senso di disagio che si può percepire in “Across The Dark” in alcuni punti si avvicina parecchio a quello esternato dai migliori autori in ambito depressive black metal, genere senz’altro alieno rispetto a quello proposto dai finnici.
In effetti, non risulta così facile trovare un elemento di paragone per dare un’idea seppur parziale di cosa siano gli Insomnium: in più di un passaggio – soprattutto nelle parti cantate – il rimando che viene spontaneo a chi scrive è quello ai primi Paradise Lost dell’inarrivabile “Icon” ( “Forging Sympathy”, “Colossal Rains”, … ).
E non è un caso: le linee vocali affondano le radici sin ad arrivare al gothic metal tipico, appunto, della metà degli anni novanta ( “Down With The Sun” ).
Ritornando al groove, più di una volta pianoforte, archi ed orchestrazioni partoriscono note meste che ben si amalgamano all’insieme; riuscendo a far vibrare le corde più nascoste dell’anima ( la languida “Lay Of Autumn” , “The Harrowing Years” ).
Emblema di ciò è “Weighed Down with Sorrow”, ben strutturata e dalla struggente melodia, davvero riuscita nel suo monumentale leit-motiv. Per me, il brano migliore; stranamente situato alla fine del disco. In genere, per invogliare all’acquisto, il pezzo forte si metteva all’inizio; ma evidentemente i tempi cambiano anche per questo genere di cose …

Concludendo, credo che gli Insomnium siano arrivati all’apice della loro carriera, per quanto riguarda la qualità artistica delle canzoni. Obiettivamente non mi pare che ci siano dei filler: “Across The Dark” scorre via senza intoppi e cali di tensione. C’è una buona varietà nel songwriting, e il sound è stato ingabbiato in uno spazio di esclusiva pertinenza del quartetto.
Questo spazio tuttavia è stretto, nel senso che muoversi all’interno di esso per creare dei brani originali è operazione assai ardua; ed i Paradise Lost sono un’ombra forse sin troppo marcata, alle spalle dei ragazzi di Joensuu.
 
Daniele “dani66” D’Adamo.

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Tracklist:

1. Equivalence 3:18
2. Down With The Sun 4:23
3. Where The Last Wave Broke 5:03
4. The Harrowing Years 6:39
5. Against The Stream 6:11
6. Lay Of Autumn 9:08
7. Into The Woods 5:08
8. Weighed Down with Sorrow 5:51

Line-up:

Niilo Sevänen – Vocals, Bass
Ville Friman – Guitar
Ville Vänni – Guitar
Markus Hirvonen – Drums

Guest musicians:

Clean vocals – Jules Näveri
Keyboards – Aleksi Munter


 

 
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