Recensione: Ad Majorem Sathanas Gloriam

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I Gorgoroth sono il Male. Per banale che possa sembrare questa mia affermazione, credo non possa essere smentita dalla ferrea coerenza con cui i Nostri portano avanti, in modo esemplare da oramai quindici anni, il loro concetto “antico” di Black Metal. Un concetto che non dovrebbe mai prendere le sembianze di un “semplice” modo di intendere solo la musica, ma che dovrebbe sempre essere unito ad altri elementi fondamentali se si vuole suonare del vero Metallo Nero: attitudine e devozione al Maligno.

Nonostante problemi di line-up e frequenti comparse nelle aule giudiziarie ne abbiano molto spesso intralciato il cammino, i Gorgoroth del 2006 ci regalano un altro importante tassello di musica scura come la pece, efferata, spietata: in una parola Gorgoroth.

 

Sono oramai anni che certa critica e presunti adoratori del Black Metal non fanno altro che sparare dichiarazioni secondo le quali la band si sarebbe venduta, rammollita, snaturata. Addirittura qualcuno, dopo il controverso “Incipit Satan” (2000), ha parlato di commercializzazione… sarebbe inutile spiegare che il Black Metal non segue solo una dimensione, che non è fatto solo di urla gracchianti, produzione “da cantina” ed approssimazione strumentale.

I Gorgoroth hanno dimostrato che ci si può evolvere, si possono incorporare nuovi elementi nel proprio sound, si possono affinare le armi, ma quello che sembrano ribadire con ogni loro nuova uscita è che loro suoneranno sempre Black Metal. Lo dicono le note, lo dicono e ripetono fino alla nausea loro stessi in ogni intervista. Loro ci credono, e benché anche questo “Ad Majorem Sathanas Gloriam” dimostri ancora una volta la volontà di progredire dei Nostri, la sua sostanza non lascia alcun dubbio circa le principali coordinate che da sempre li contraddistingue: puro Black Metal.

 

Certo, fa un certo effetto sentire un album dei Gorgoroth che suona così corposo, vario (termine da prendere con le pinze nel loro caso), suonato in maniera impeccabile e prodotto anche meglio. In una parola: completo.

Ma è anche impressionante la ferocia e la genuina cattiveria che trasuda questo dischetto di appena trentadue minuti. Si rimane quasi basiti di fronte all'impatto della opener “Wound Upon Wound”, autentico assalto sonoro forgiato in riffs taglienti come rasoiate, dove si staglia la voce di Gaahl, spietata, feroce e carica d'odio, ma dove è possibile udire lo sforzo di costruire delle metriche mai scontate e subdolamente “ricercate”, finalizzate ovviamente a rendere il tutto ancora più malato e ficcante. Il lugubre viaggio prosegue con “Carving A Giant”, dove alla solita violenza esecutiva vengono alternati rallentamenti che ricordano vagamente delle marce militaresche.

God Seed (Twilight Of The Idols) per un attimo sembra riportarci nel pieno della scena norvegese di metà anni Novanta e, per molti aspetti, questa track, potrebbe tranquillamente provenire dalle stesse session di registrazione di uno dei loro massimi capolavori, cioè “Under The Sign Of Hell” (1997).

 

Si cambia decisamente atmosfera e si rallenta il tiro con la successiva “Sign Of An Open Eye”, con il suo incedere cadenzato e solenne, venato di oscura malinconia ed accompagnato dalle parti narrate del demone Gaahl, in un crescendo da pelle d'oca. Situazione opposta per “White Seed”, episodio disturbante al limite della cacofonia, come se gli esperimenti vagamente Industrial presenti in “Destroyer” (1998), fossero stati portati all'eccesso. Il cinismo e la freddezza che si respirano in questa track lasciano paralizzati.

Da menzionare ancora la distruttiva “Untamed Forces”, dove l'abilità dell'ospite d'eccezione Frost dietro le pelli si conferma come uno dei valori aggiunti in questo album.

Chiude “Prosperity And Beauty”, classica track in stile Gorgoroth, ma in verità piuttosto canonica.

In definitiva, posso tranquillamente affermare che i Gorgoroth, con questo “Ad Majorem Sathanas Gloriam”, si riconfermano come autentici alfieri di un modo di suonare e concepire il Black Metal assolutamente encomiabili, grazie anche alla elevata caratura di quasi tutte le song, decisamente ispirate.

Non è roba da poco di questi tempi.

 

Sergio "Oigres" Vinci

 

TRACKLIST:

01. Wound Upon Wound
02. Carving A Giant
03. God Seed (Twilight Of The Idols)
04. Sign Of An Open Eye
05. White Seed
06. Exit
07. Untamed Forces
08. Prosperity And Beauty

 
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