Recensione: Addicts: Black Meddle Pt. II

Di Daniele D'Adamo - 21 Agosto 2010 - 0:00
Addicts: Black Meddle Pt. II

Band feconda sia di produzioni in studio – split, demo, live, EP, best of/compilation, full-length (cinque) – sia dal vivo, i Nachtmystium con “Addicts: Black Meddle Pt. II”, ultimogenito, proseguono il loro cammino evolutivo.
Evoluzione che, dal raw black metal derivativo degli inizi carriera (1999), li ha portati a intraprendere la strada della sperimentazione più spinta.

Unica mente del progetto, Blake “Azentrius” Judd rappresenta un esempio di rara misantropia e individualismo. Attorno alla sua figura, infatti, ruotano costantemente vari musicisti sia per l’attività di registrazione sia per quella live. Nessuno di questi, tuttavia, fa materialmente parte dell’act statunitense; a questo punto definibile come una one-band man dalle caratteristiche inconsuete. Sì che Judd accentra nella sua figura tutta la responsabilità dell’ensemble, tuttavia non cade nella trappola del «fare da sé a ogni costo».

Tanto per essere subito chiari, lo stile di “Addicts: Black Meddle Pt. II” rimanda al black metal solo sulla carta. Fermo restando che gli esperimenti del mentore di DeKalb spuntano come funghi ovunque, rimane solo la sua voce, ruvida come la carta di vetro a grana grossa, a testimoniare le vestigia di un passato in cui soltanto le tenebre permeavano l’atmosfera. Ciò non deve essere necessariamente percepito come una conseguenza negativa di una voglia di innovarsi profonda e, credo, definitivamente spinta verso territori alieni al nero metallo. A patto, ovviamente, di evitare accuratamente un approccio reazionario all’opera. Solo così, infatti, si potrà apprezzare in toto la vena artistica del Nostro, sempre contraddistinta da quell’aurea di misantropica solitudine come più sopra anticipato. Abbandonate quindi le esagerazioni sonore insite nella specie, l’album diventa a tutti gli affetti un lavoro assimilabile – per alienazione dal DNA primigenio – al post-black della neonata eerie emotional music; anche se ci si sofferma ancora su una concreta fisicità. Le canzoni sono sempre bagnate nella lava e sono sorrette da un groove – appunto – caoticamente emozionale, così come da manuale del blackster. La foga è così rarefatta che solo per pochi attimi fa capolino fra un rigo musicale e l’altro; come in “High On Hate”, canzone dal ritmo veloce e dal refrain che – seppure debolmente ancorata agli stilemi primordiali – fa intuire l’avvenuto cambiamento delle coordinate stilistiche dei Nachtmystium. Analogo comportamento in “The End Is Eternal”, sofferto brano in cui emergono prepotentemente sentimenti come la tristezza e l’avvilimento. Una song assai profonda e sentita, che fa precipitare chi ascolta nella depressione di uno stato d’animo dimesso e malinconico. Con “Nightfall” compare un ritmo addirittura ballabile e un ritornello clamorosamente catchy (sic!). L’incrocio fra gioia e melanconia appare riuscito! Infatti, si prosegue sulla medesima falsariga con “No Funeral”, «dance-song» dal ritmo tipico del pop degli anni ottanta: un ulteriore, azzeccato contrasto fra l’easy-listenig e le grezze, deliranti linee vocali di Judd. Le emozioni non smettono di scuotere l’etere: “Then Fires”, immersa nel suono trasognante delle tastiere, si può definire l’hit del disco, con la sua dolce melodiosità. Le canzoni sono difformi ed eterogenee. Pericolosamente, diverse. Ci pensa però il frontman dell’Illinois, con la sua voce roca e regolare, a cucire il tutto affinché non si disperda: centrato, quindi, l’obiettivo di un sound dotato di maturità e personalità nonostante le tante contaminazioni. Da mettere da parte per i periodi di magra anche il chorus di “Addicts”, allineato sullo standard melodico – qualitativamente elevato – del CD. “Blood Trance Fusion” mescola in sé dissonanze apparentemente casuali e death ‘n’ roll per un risultato desueto ed efficace, mentre “Ruined Life Continuum” fa il verso, almeno nella strofa, agli U2!

La lenta e sinuosa suite finale, “Every Last Drop” non fa che fissare l’impressione iniziale: sarebbe un errore avvicinarsi ad “Addicts: Black Meddle Pt. II” distrattamente, superficialmente o, peggio, con prevenzione. Si perderebbe il piacere di gustare un incredibile connubio fra la più calda, solare melodia e la più gelida, nera oscurità.   

Daniele “dani66” D’Adamo

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Track-list:
1. Cry For Help 1:33    
2. High On Hate 3:36    
3. Nightfall 3:21    
4. No Funeral 5:39
5. Then Fires 5:44    
6. Addicts 4:24    
7. The End Is Eternal 7:03
8. Blood Trance Fusion 3:30
9. Ruined Life Continuum 4:41    
10. Every Last Drop 8:30

Line-up:
Blake “Azentrius” Judd – Lead guitars and vocals
Live session:
Pat Clancy – Lead/rhythm guitars
Andrew “Aamonael” Markuszewski – Bass and vocals
Charlie Fell – Drums