Recensione: Aeolia

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Aeolia è il primo studio album per i norvegesi Leprous, nati nel 2001 dall'incontro tra il cantante/tastierista Einar Soldberg e il chitarrista Tor Oddmund Suhrke, da subito intenzionati a sperimentare e osare, fondendo assieme diversi stili e influenze, anche i più diversi tra loro. Attraverso queste sonorità sapientemente amalgamate, viene subito fuori la forte personalità della band, che fonde insieme melodia, aggressività, imprevedibilità e tecnica.
Ad alcune persone come al sottoscritto, verranno in mente i primi Pain of salvation; ad altri qualche eco degli Opeth, il tutto condito con fughe strumentali sempre azzeccate o linee di pianoforte dal sapore blues.
 
Disclosure è la prima traccia e colpisce sin da subito l'ascoltatore con la sua originalità costituita da un sound multiforme che sarà presente per tutta la durata del disco. Si tratta di undici minuti che scorrono via senza annoiare, in un'alternanza tra parti più aggressive e aperture melodiche, come accade nel ritornello, che rimangono facilmente in testa ai primi ascolti. Einar riesce a essere profondo nelle parti pulite e incisivo nello scream, adattandosi a tutte le sfaccettature sonore dei brani, anche se si avverte una certa inesperienza nel riuscire a dosare bene queste variazioni vocali che verranno migliorate nettamente nel successivo Tall Poppy Syndrome.
Dinamica, divertente e coinvolgente è la successiva Black Stains in cui, oltre alle caratteristiche già citate in precedenza, il versatile Einar propone delle linee di cantato in growl in alcuni punti che avrebbero però potuto essere meglio supportate da una sezione strumentale più potente, penalizzata in questo caso da una produzione non proprio all'altezza.
Il disco prosegue attraverso virate di sound e trasformazioni che oscillano tra chiaroscuri imprevisti, come accade nell'ottima Aeolus Shadow, la quale mette subito in mostra il suo lato irruento e martellante per poi aprirsi verso un ritornello tanto particolare quanto coinvolgente. Lo stesso discorso vale per Eye of the Storm, canzone forse eccessivamente dilatata sul finale, ma che presenta le linee melodiche più riuscite dell'intero lavoro.
Se anche The Great Beast si gioca il podio di canzone più bella del disco, grazie alla perfetta fusione di aggressività e melodia (nel ritornello è evidente questa contrapposizione agrodolce), non si può affermare la stessa cosa per l'appena sufficiente Close Your Heart, penalizzata da linee vocali poco incisive e azzardate.

Aeolia è un disco complesso che presenta brani di medio-lunga durata ma che non annoia proprio grazie al suo punto di forza: un'imprevedibilità ispirata e vincente. Purtroppo la produzione, come già detto, non valorizza come dovrebbe Aeolia e pesa sulla valutazione finale; un po' come la prestazione di Einar che, se da un lato risulta piena di buone intenzioni e passione, dall'altro, quando si diletta nello scream, nel growl o in acuti improvvisi, risulta un po' azzardato e ancora acerbo.
Questi difetti, però, possono essere perdonati considerando che si tratta del loro primo lavoro e che il combo norvegese ha dalla sua parte una notevole personalità che gli permetterà di sviluppare meglio tutte le buone idee che risultano ancora un po' confuse con il successivo Tall Poppy Syndrome, in cui emergerà più prepotente il lato oscuro della band.

Gabriele "Xan" Pintaudi


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Tracklist:

1. Disclosure
2. Black Stains
3. Last Word
4. Aeolus Shadow
5. The Great Beast
6. Indecisive
7. Close Your Heart
8. Deformed Beauty (Intrumental)
9. Eye Of The Storm 


Line-up / Musicians:

Einar Solberg / synth,vocals
Tor Oddmund Suhrke / guitar,vocals
Øystein Landsverk / guitar,backing vocals
Halvor Strand / bass
Tor Stian Borhaug / drums

 
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