Recensione: Aeolian

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"...e il naufragar m'è dolce in questo mare", e già, a chi lo dici, Giacomo. Anzi, a dire il vero qui non dovremmo parlare di mare ma di "oceano". In un oceano come questo perdersi è dolce, si, molto dolce.

I The Ocean sono un gruppo composto non solo da un nutrito gruppo di musicisti, di cui le redini le tende il buon chitarrista Robin Staps (tra le promesse più prolifiche della nascente generazione metal) ma anche da tutta una serie di nomi di rilievo in ambito vocale, come Tomas dei (grandiosi e ormai sciolti) Breach, Nate dei Converge o Sean dei Coalesce, tutta roba buona insomma. Da nomi del genere ci si aspetterebbe un discone tutto intriso di influenze post hardcore tra le più disparate, pronto a farvi viaggiare con la mente ancor prima di premere il famigerato tasto PLAY (basti guardare la sognante copertina). Eppure non è esattamente così. Perché dall'attacco furibondo di "The City In The Sea", con tanto di growl al seguito, "Aeolian" potrebbe a primo ascolto farci pensare d un'album death metal in piena regola.

La verità è un'altra. "Aeolian" è talmente zeppo di influenze disparate, talmente intriso di voglia di far male, ma allo stesso tempo di spirito sognante e sentimentalista, che non si riesce ad intravedere bene una vera e propria direzione per il gruppo, ma tutto è perso nell'oceano, in una serie di riff misurati con chirurgica precisione, dove nulla (al contrario delle apparenze) è lasciato al caso. Basta ascoltarsi un pezzo come "Austerity" (autentico capolavoro), dove l'architettura sonica messa in piedi dal gruppo scivola con piacere e quasi impercettibilmente, prima di accorgersi di aver ascoltato un vero e proprio labirinto di riff.

"Aeolian" ha due anime. Una è l'anima più confusionaria, figlia di un post hardcore bastardo e contorto, ma anche atmosferico e velato di allusioni apocalittiche. Qui c'è la ripresa di un certo contorcersi alla Dillinger Escape Plan, la schizofrenia più ragionata dei Converge e l'amore per i tempi dispari tipico dei Meshuggah. Robin Steps mette così in piedi vere e proprie sinfonie di caos, un continuo saliscendi emotivo brutale e allucinante. Il post hardcore qui masticato dal combo è però diverso dal precedente "Fluxion", molto più votato alla sperimentazione. I The Ocean sono diventati cattivelli. Qui entra in scena la seconda anima di "Aeolian", quella più violenta. I riff sono taglienti e accurati, senza sbavature, pesanti e diretti. C'è ben poco che possa far ricordare i viaggioni di gruppi come Isis o Red Sparowes, ma allo stesso tempo c'è ben poco che possa accumunare i nostri alla fiamma post hardcore, ben poco di quei Breach o Coalesce i cui membri sono ospiti nel progetto.Però qui i viaggioni te li fai lo stesso, e la rabbia hardcore la senti scorrere lo stesso sotto la pelle: però in modo nuovo.

"Aeolian" è una mazzata, un disco che può sì farti viaggiare con la mente, ma allo stesso tempo unisce il viaggio all'headbanging, il pugno nello stomaco, le veloci contorsioni chitarristiche o i giri ritmici malati. Ora attaccano in pieno viso, ora traggono indietro le armi. Hanno una personalità instabile, questi ragazzi. Si rendono autori di un album così fortemente variopinto e pittorisco, poco attaccato a un'etichetta prefissata, che viaggia costantemente in bilico tra atmosfera, post hardcore intricato e influenze death metal. A dir poco maniacali, poi, nella cura dei suoni e delle ritmiche. Quasi come se cercassero di accontentare un pò tutti.

L'ultima cosa che posso fare è consigliarvi di perdervi, in quest'oceano. Perché é dolce, si, molto dolce.

Tracklist:

1. The City In The Sea
2. Dead Serious & Highly Professional
3. Austerity
4. Killing The Flies
5. Une Saison En Enfer
6. Necrobabes.com
7. One With The Ocean
8. Swoon
9. Queen Of The Food Chain
10. Inertia

 
80