Recensione: Afterimage

inserito da

"La storia dei Canada era stata costruita con passione e coraggio, abbracciando una musica che in Italia bisognava ancora spiegare".

Interessante opera di archeologia rock da parte di Andromeda Relix, label responsabile della pubblicazione di questo "Afterimage" dei Canada, band - a dispetto del monicker - italianissima e, come un buon numero di altre piccole realtà della scena tricolore ani ottanta, destinata sinora al ruolo di pezzo da collezione riservato ad una ristretta cerchia di espertissimi conoscitori.

Come ben focalizzato dalle prime battute biografiche introduttive - opera di Gianni Della Cioppa, autorevole giornalista musicale e fondatore di Andromeda Relix - il grande rammarico per una band dall’evidente spessore come i Canada è, in effetti, l’aver dovuto fronteggiare epoche in cui generi essenzialmente sconosciuti come hard e prog rock, avevano, in zone ancora “impermeabili” come quelle della nostra penisola, l’effetto di apparire fuori luogo e poco consoni, attagliati ad ambienti aperti a maggiori influenze come quelli d’oltreoceano - e in quegli anni, d’oltre manica - sensibili a suoni ed atmosfere per storia e tradizione considerati alieni e privi di significato da un popolo ancora del tutto assuefatto alla “grandeur” Sanremese ed al pop di pronto consumo.

Con una punta di disappunto, giova purtroppo rilevare come ancor oggi la scena di casa nostra risulti poco aperta ad una notevole differenziazione dei gusti, soprattutto se rapportata all’evoluzione percepibile non solo in terre statunitensi, ma per lo più nordeuropee, pur tuttavia, la sinergia congiunta di nuove tecnologie e di un numero in costante crescita di giovani appassionati, ha concesso a generi meno “popolari”, una discreta fascia di mercato anche a queste latitudini, permettendone una maggiore diffusione ed un paio di riscoperte dal sapore quasi di rivincita.

Proprio in questa visione romantica ed un po’ suggestiva va a collocarsi la release di “Afterimage”: non, in effetti, quella che potrebbe essere erroneamente definita la reissue di un album poco noto, bensì una vera e propria rivalsa sul destino che aveva confinato la band del leader Massimo Cillo nell’angusto ed ombroso luogo riservato ai progetti incompiuti.
Autori di una serie di demo, i Canada coronano solo oggi - a distanza di più di vent’anni - il sogno di vedere il proprio logo svettare sulla copertina di un prodotto discografico, raccogliendo il meglio delle vecchie registrazioni in quella che, nelle intenzioni, dovrebbe essere qualcosa più di una semplice operazione di nostalgico revival.
Undici brani risalenti a periodi diversi, di cui tre in lingua madre, in cui non sono certo elementi quali produzione o potenziali hit single i punti di forza assoluti, quanto piuttosto, raffinata ricercatezza e qualità di songwriting che - soprattutto se rapportati ad un epoca “preistorica” - contribuivano a rendere il prodotto del gruppo italiano, fascinoso ed aperto a mille influenze, accostabile ora alla ispirazione “cromata” dei Van Halen (“Don’t Throw Your Heart” ne è ottimo esempio), ora più affine alla pomposa struttura di un prog rock vicino a lezioni provenienti dal nord america.
In ogni caso, sempre avanti coi tempi e perennemente con lo sguardo rivolto ad un futuro ancora lontano dal concretizzarsi.
Una verve compositiva evoluta, capace di regalare sensazioni da notturno “losangelino” (“Angel of The City”) o addirittura in grado di sfidare i già citati Van Halen nella straordinaria “Valerie”, traccia dotata di un tema melodico basato sul dualismo tastiera-chitarra, utile nel mettere a fuoco la notevole preparazione dei musicisti coinvolti oltre ad omaggiare gli ascoltatori di un piccolo ed inatteso gioiello di hard rock elegante e vigoroso.

Momento storico sfavorevole e probabile scarsità di mezzi, non aiutarono certo nel rendere il team competitivo ai massimi livelli, ed i successivi ed inevitabili rimestamenti di formazione, condussero l’interessante progetto Canada ad una prematura e immeritata caduta nell’oblio.
Un peccato, giacché, fatti salvi una serie d’appunti ascrivibili alla prestazione vocale di Massimo Cillo – di certo il fondamentale più bisognoso di perfezionamenti - e considerata la mancanza di un riscontro diretto con quanto poi offerto dalla modernità, la band riminese pareva possedere un potenziale inespresso sinceramente elevato ed un eccellente gusto per la creazione di melodie dal grande impatto scenografico.

Il finale di storia ad ogni modo, è questa volta di quelli lieti. Il tempo è galantuomo e oggi, grazie ad un pizzico di romantico sentimentalismo e ad una buona dose di lungimiranza, le possibilità di un’eventuale rinascita sembrano garantite.
I Canada avevano, in effetti, un conto aperto con il destino e l’uscita di “Afterimage” (oltretutto, particolare non secondario, proposto in una lussuosa e curatissima confezione grafica) giunge finalmente a restituire almeno in parte quanto perduto.

Per la rimanenza, come sempre si è usi dire in questi casi, sarà poi “il futuro a fornire risposte certe”

Discutine sul forum nella sezione Hard rock / AOR!

Tracklist:

01.    Broken Heart
02.    Never Surrender
03.    City Of Angel
04.    Valerie
05.    Don’t Thow Your Heart
06.    Eyes On You
07.    Goodbye Patricia
08.    Borken Heart (1990)
09.    Io Non Ti Sento
10.    Niente A Parte L’amore
11.    Oltre La Marea

Line Up:

Massimo Cillo – Basso / Voce / Tastiere / Synth
Marco Casadei – Batteria
Luca Villani – Chitarra (1987)
Massimiliano Corona – Chitarre (1988 / 1989)
Roberto Macrelli – Chitarra (1990)
Matteo Macalli – Chitarre (1995)

 
75