Recensione: Aftermath

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Gli Axenstar sono una power metal band svedese proveniente da Vasteras fondata nel 1998 (inizialmente adottando il nome Powerage) da Peter Johansson (chitarra) e Magnus Ek (Basso). Sin dagli esordi, la stabilità del gruppo è stata scossa da continui e repentini cambi di line-up che l'hanno fortemente segnata nel tempo rendendo gli equilibri interni molto fragili.
Dopo molti cambi di formazione, il complesso assume il nome di Axenstar e i suoi membri definitivi diventano Magnus Eriksson (voce e tastiere), Thomas Eriksson (chitarra), Peter Johansson (chitarra), Magnus Ek (basso) e Pontus Jansson (batteria).
Dopo quattro anni di peripezie e grazie a un ritrovato equilibrio interno stabile, gli Axenstar riescono a pubblicare nell'ottobre del 2002 il primo disco intitolato Perpetual Twilight per l'etichetta spagnola Arise Records, bissato l'anno successivo con Far from Heaven, nel maggio del 2003, sempre per la stessa etichetta.
Dopo un anno di pausa, tra concerti e nuovi terremoti interni, nel maggio 2005 e nel settembre 2006 arriva la seconda doppietta con The Inquisition e The Final Requiem che, già dal titolo, lascia intravedere un triste presagio di scioglimento, culmine di alcuni dissapori interni.
Dopo cinque anni di silenzio della band, in cui della formazione originaria è sopravvissuto solamente il cantante-tastierista, i nostri tornano alle stampe con un nuovo album, Aftermath. Se dal punto di vista interno gli equilibri non ci sono mai stati, dal punto di vista compositivo si può dire che la proposta musicale degli Axenstar non è mai cambiata, affidandosi ad un power metal estremamente melodico, potente e veloce, ma terribilmente derivativo.

Un disco che già dalla prime note dell'opener Dogs Of The War presenta tutti i cliché del genere e, a mio avviso, anche un cattivo gusto nel cercare di alterare le carte in tavola in corso d'opera, con inutili cambi di direzione che influiscono negativamente sulla linearità del pezzo.
Un esperimento subito accantonato con la successiva The Escape che non brilla sicuramente di originalità, ma almeno risulta orecchiabile e di un certo impatto. La parte centrale dell'album è composta da Tears of Sun, la title-track Aftermath, The New Breed e soprattutto dalla bellissima Sign Of A Lie, rappresenta il picco massimo mai raggiunto dalla band nei suoi tredici anni di attività. Si tratta di un concentrato di melodia e potenza veramente sorprendente, visti gli standard qualitativi onesti, ma mai superlativi della band.

Gli Axenstar con questo album vogliono non solo dire la loro dopo un lungo silenzio, ma cercano di recuperare il tempo perduto, affidandosi a soluzioni già sperimentate e quindi consolidate, per il pieno reintegro nell'affollato panorama del power metal. Quello che si ha tra le mani è un disco piacevole con pochi cali di tensione e rendimento, un lavoro che presenta una band arrabbiata e stanca di tanti anni di anonimato.
Una furia quindi senza precedenti distesa nelle dieci tracce, più una bonus track, di questo Aftermath: forse quello che manca a questo album è un certo bilanciamento a tutto questo ardore, il classico momento di riflessione che avrebbe beneficiato non poco sulla proposta rendendo il disco ancora più appetibile.

Di Ottavio ”octicus” Pariante

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Tracklist:
1. Dogs of War
2. The escape
3. Tears of sun
4. Agony
5. Aftermath
6. A new breed
7. Dead Kingdom
8. Until your dying breath
9. Sign of a lieu
10. Forever the Pain
11. Bad Blood (Bonus Track)

Line up:
Magnus Winterwild - voce e tastiere
Joakim Johnsson - chitarra
Henrik Sedell - basso
Adam Lindberg - batteria

 
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